08/08/2009

mio blog...

 

      Sito a
Democrazia Limitata!
riservato a persone intelligenti che dispongono di sufficiente ironia e non si prendono troppo seriamente.
giampiero

giampiero Burka...JPG

07/08/2009

non si può piacere a tutti...

...figuriamoci a me,

ti sembro uno che si accontenta?

i maschi si possono dividere in 4 categorie:

- uomini

- omuncoli

- ominicchi

- quaquaraquà

...perché ti piace: sei un uomo libero.
...perché lo fanno tutti: sei uno schiavo.

Un giorno il mondo si sveglierà accorgendosi che l'importante non è solo vincere ma "come"

e sarà un mondo migliore.

Verità: materia quasi estinta riservata a pochi eroi disposti ad accettarne le conseguenze.

E' possibile che il mondo sia degli ottimisti. Certamente non è degli illusi.

Non ho bisogno di qualcuno che mi aiuti a risolvere problemi. Mi basta non avere nessuno che me ne crei.

giampiero

giampiero...jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

p.s. a un'amica che temeva di dover pagare per iscriversi al blog e mi ha scritto in privato: "chi si accontenta gode" rispondo qui: "chi si accontenta gode poco o niente"
 

31/07/2009

credo...

 

solo in quello che posso fare per te

e tu per me

niente altro

giampiero

09/07/2009

Lasciate ogni speranza...

il Principe Azzurro abita altrove.
Vi sono donne che s'illudono di avere quel pizzico di follia che le rendono interessanti...
altre che: "oggi è martedì... hahahahaha domani è mercoledì... hahahahahaha"
ridono così, senza motivo. Si definiscono perennemente allegre, solari....
Che siano sceme?
giampiero

giampiero zenitsulmare.jpg

12/06/2009

Liguri...

Liguri, che gente...

...abituati da sempre a lottare in una terra aspra con monti a ridosso del mare. Rari spazi ai quali strappare frutti con ingegnosi e faticosi terrazzamenti. Navigatori mai domi, primi conoscitori di altri popoli e ospitali nei loro porti. Spendono ma non sprecano. Sorprendentemente generosi con discrezione (vedi Telethon). Orgogliosi, dignitosi, di poche parole, concreti e avversi a ogni ostentazione. Coscienti che non si può scegliere di chi innamorarsi e sovente neppure a chi voler bene. Quando accade che entrambi i sentimenti siano indirizzati alla stessa persona a volte concedono fiducia a chi non la merita e non avrebbe motivo di mentire ma come i fiammiferi si lasciano fregare una sola volta. Il rispetto della legalità gli conviene in tutti i suoi aspetti. L'amicizia di un Ligure non è scontata, si conquista ed è per la vita. La sincerità una componente irrinunciabile.

Privilegiano l'intelligenza e non amano chi pratica la furbizia.

 

giampiero

un ligure orgoglioso e imperfetto

giampiero neardental.jpg 

 

31/05/2009

indirizzata...

...a donne che hanno la sensibilità di un caterpillar movimento terra (per fortuna una minoranza) e a quelle che ce l'hanno in saldo tutto l'anno: 

avete messo in competizione due o più imbecilli per conquistarvi.

Sappiate che nessun uomo che abbia dignità si batterà per voi.

Questa sfida l'avete già persa poiché rimarrete sole...

o in compagnia di un imbecille.


giampiero

 

giampiero indirizzata.jpg

23/05/2009

Mantide...

 

...lo sapevamo entrambi che non sarei sopravissuto alla seconda (ma quanto ..zz. durano le tue scopate!?). Stai andando in chiesa (ma...se non ci andavi mai) con i soliti occhiali scuri che porti anche quando piove e completi l'occasione indossando qualcosa di nero.

Il prete ti ha vista inginocchiarti al confessionale (incredibile, ma... sei proprio tu?):

"Padre, ho peccato"

"Dimmi figliola, è grave? (la chiama pure figliola!?)

"Si padre"

"Dimmi"

"Ho commesso un delitto"

"Che genere di delitto?

"Omicidio sessuale"

"Spiegati meglio figliola"

"Non ho saputo... potuto resistere. La tentazione era troppo forte"

"??"

"Si... era un seduttore... ma io..."

"Tu cosa figliola?" (intanto il prete non è più così eretto... sul busto intendo, ma leggermente curvato verso di lei, come se volesse avvicinare l'orecchio alla grata"

"io avevo in programma anche la terza, pur sapendo che probabilmente sarebbe ........ a metà della seconda"

"Ma... figliola!"

"Si padre..." (solo la grata può nascodere il godere nella sua espressione ma non quello del tono della voce)

"Ti rendi conto che si tratta di.... omicidio?"

"Si padre... ma... l'aspetto peggiore è che non riesco a pentirmene"

"Per quale motivo? Cosa ti aveva fatto quell'uomo?"

"Nulla di male padre anzi... era solo più anziano di me"

"..........."

"La prego padre; mi dia una penitenza esemplare" (e qui il suo godere diventa evidente non riuscendo a trattenere un mugolio di piacere)

"..........."

"La prego"

"Non mi viene in mente un castigo adeguato. Vista la natura del peccato per il momento usa il cilicio per fustigare energicamente i tuoi glutei fino a che sanguineranno."

"Grazie padre, lo farò."

Dopo il commiato di rito, tornando a casa la "Peccatrice" decise che come morfificazione della carne era meglio schiaffeggiare una bistecca anche perchè al funerale doveva essere in splendida forma. Non c'era molto tempo e si doveva studiare come far sapere "tutto" alle amiche senza dirlo direttamente, le quali (oltre a rosicare d'invidia) avrebbero a loro volta informato mariti e amanti e lei avrebbe avuto su di se gli occhi di tutti i loro uomini.

Forse la vicina di casa che origliava continuamente poteva essere utile.....

 

giampiero

 

giampiero vedova nera 1.jpg 

 

01/03/2009

donna...

giampiero donna...jpgTi osservo dormire...un sonno profondo, rigenerante, quasi infantile... meritato...Non voglio disturbarti in alcun modo, i miei passi sono silenziosi...felpati. Non ho bisogno della luce per muovermi, è sufficiente il chiarore che filtra attraverso le tende...il silenzio è totale, la città…dorme...ho tutto il tempo per pensarti senza distrarmi...Mi piace guardarti nel tuo sonno, vegliare su di te, proteggerti a tua insaputa, immaginarmi cavaliere senza paura, forte e discreto...Il lenzuolo candido che ti ripara dall'umidità della notte non nasconde la tua femminilità...
Malgrado il tuo viso sia in ombra, le forme che si intuiscono non consentono dubbi sul tuo sesso...il braccio sinistro sotto il cuscino, il destro abbandonato sul letto accenna un dolce angolo...Penso al seno compresso dal pur lieve peso del tuo corpo...ingenuamente mi preoccupo, ho l'impressione che possa farti male, vorrei sollevarti leggermente per impedirlo...il tuo corpo sagoma il lenzuolo come una scultura, scende dolcemente sulla vita per poi gonfiarsi sui fianchi, segue fedelmente le tue forme come opera di un abile sarto...I miei occhi si abituano sempre più al buio, permettendomi di vedere il tuo viso, ha un'espressione serena, un accenno di sorriso, leggero, sincero, spontaneo come quello di una bambina...Stai sognando, ma nel tuo sogno ci sono anch'io...potrei svegliarti e prenderti, subito! Ne saresti felice...Ti volti lentamente nel sonno scoprendoti, e ogni volta mi sorprendo per quanto ti ami e ti desideri...
L'alba è vicina, l'attesa dolce...
Domani sarà… un'altra notte...

giampiero

23/02/2009

mio mare...

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...se l'essere umano non fosse altro che un parassita nell'immensità dell'universo? Da come si comporta non mi sento di escluderlo.

giampiero

09/02/2009

primo incontro...

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Primo incontro.
Imbarazzi e formalità erano superati dagli eventi. Non era facile accadesse ma qualcosa ti aveva spaventata da poco e volevi essere rassicurata da un abbraccio sincero, istintivo... quello che prima avremmo desiderato entrambi. L'abito lasciava scoperte parte delle spalle e malgrado fossi più alto di te le mie labbra non tardarono a sfiorare il tuo collo. Sentivo il corpo caldo contro il mio acquisire fiducia attimo dopo attimo e non trattenni un bacio che per la prima volta era a contatto della tua pelle... tutto sembrava naturale come ci fossimo conosciuti da tempo, la fiducia completa e incondizionata... la bocca si avvicinò al tuo orecchio come a voler impedire che altre indiscrete ascoltassero e disse senza esitazione o timore di essere frainteso quello che raramente aveva pronunciato anche nell'intimità più completa: "Voglio baciare il tuo sesso". Mi allontanasti quel poco che bastava per poter guardare nei miei occhi e capire che non vi era nulla di lascivo ma solo il desiderio di te e nessun'altra.
giampiero

centro commerciale...

Centro Commerciale.jpgCentro Commerciale: ore 13.50
Il reparto abbigliamento è situato al piano terra. I clienti sono pochi e svogliati, le commesse annoiate. Lia sembra aver trovato un capo che le piace, mi chiama per farmelo vedere e insieme ci avviciniamo alla zona riservata alle prove. La porta del box è ad un solo battente senza molla di richiamo, tagliata sopra e sotto. Chi si trova all’interno può essere visto solo dalle spalle in su e da metà tibia in giù. Mi aggiro nelle vicinanze mentre Lia si spoglia, tanto so che mi chiamerà per chiedere la mia opinione sul capo. Pochi istanti dopo la sento pronunciare il mio nome e mi avvicino al box. Apre il battente e mi guarda con espressione interrogativa, ha tolto i pantaloni neri e indossato la minigonna blu presa in prova. La gonna la fascia perfettamente senza peraltro essere stretta, quasi una seconda pelle. Trovo che l’insieme sia esente da critiche, non tanto la minigonna quanto quello che c’è dentro e comunque non le permetterei di scegliere qualcosa di non adatto. Si gira lentamente specchiandosi da ogni angolazione e godendo del mio sguardo. Decidiamo per l’acquisto, non le rimane che cambiarsi per indossare nuovamente i pantaloni. Mentre si sfila la gonna avvicino il battente allo stipite, Lia evita di azionare il chiavistello rassicurata dalla mia presenza e dalla certezza di non essere vista da nessuno tranne me. Tutto sommato è una giornata noiosa e sento la necessità di vivacizzarla un po’. Sono piuttosto alto e posso osservare Lia oltre il battente con assoluta facilità. Indossa solo la maglia e uno slip sgambato bianco di pizzo che la fascia come un guanto nascondendo ben poco e comunque quello che non vedo lo conosco bene. Lia si accorge che la sto osservando e dal mio sguardo intuisce il desiderio...ma non solo: sa che ho qualcosa in mente. Mi sorride con complicità consapevole della sua avvenenza ma non immaginando cosa sto per fare. Apro il battente quel tanto che basta per farmi entrare e lo richiudo alle mie spalle, Lia ride pensando ad uno dei miei soliti scherzi ma prima che possa formulare una frase infilo le mani ai lati dello slip sfilandoglielo fino alle ginocchia. I suoi glutei sono bianchi, sodi e la reazione scontata: “Sei pazzo?Qui?Che vuoi fare?”. Approfitta dello specchio per guardarmi negli occhi e capire che non scherzo, cerca debolmente di convincermi a desistere: “Finiremo in Questura” e io “Chisenefrega”, la mia determinazione è evidente. Nel frattempo mi sono liberato parzialmente degli indumenti in eccesso, ho invitato Lia ad appoggiarsi alla spalliera della sedia di servizio in modo da potersi proporre nella posizione che mi facilita il penetrarla. Una commessa sulla trentina si sta avvicinando casualmente ai box e il suo sguardo si posa su di noi senza particolare curiosità almeno fino a quando non apro volutamente il battente di circa 40cm. permettendole di vedere quanto sta accadendo all’interno. Lia mi ripete debolmente (e con sempre minore convinzione) che sono pazzo, ma questo sembra eccitarla e adesso ci stiamo godendo l’amplesso senza alcuna intenzione di interromperlo rimandando ogni possibile preoccupazione per le conseguenze. La commessa guarda inizialmente e distrattamente senza vedere, poi quasi incredula, quindi scandalizzata, indecisa sul da farsi, prende tempo, si guarda intorno, torna a guardare noi, non sa che atteggiamento assumere, non vorrebbe attirare troppo l’attenzione, oltretutto siamo clienti conosciuti anche senza essere in particolare confidenza con il personale. Intanto, molto lentamente, data la scarsa affluenza di clienti, si sta avvicinando anche la responsabile del reparto, una signora piacente sulla cinquantina, non troppo appariscente, elegante ma senza ostentazione. La commessa, per scaricarsi ogni responsabilità, decide di essere zelante e sussurra alla signora in arrivo quanto sta avvenendo nel box. Non appena lo sguardo della responsabile si volta dalla nostra parte aumento di altri 10cm. l’apertura del battente in modo che non ci siano equivoci su quello che sta accadendo né sull’ intenzione di non nasconderlo. L’evidenza delle mie intenzioni, il fatto che sia conosciuto in città come persona irreprensibile (divagazioni sentimentali a parte), il “candore” nel far partecipare anche loro almeno visivamente, le rende titubanti. E’ sufficiente guardarle per intuire i loro pensieri: la commessa finge di essere scandalizzata, mentre la responsabile del reparto vorrebbe far valere la propria autorità senza attirare troppo l’ attenzione e tanto meno sollevare scandalo con il rischio di perdere clienti (noi compresi). Non posso nascondere che nel mio progetto era compresa anche questa eventualità, rendendone accettabile il rischio. Le due donne continuano a consultarsi e fingendo indifferenza si guardano attorno, ma senza rinunciare ad osservare anche noi, e ogni volta che accade, mi assicuro che vedano Lia che sta godendo, e io con lei…La situazione si sviluppa, la responsabile sembra aver preso una decisione, la commessa si allontana (si direbbe a malincuore), mentre lei si avvicina lentamente quasi a voler impedire il passaggio ad una cliente che si sta avvicinando a quella zona. La mia sfacciataggine nel farci vedere in quella situazione senza neppure chiudere il battente sembra sorprendere la signora ma nel frattempo la rende complice. Adesso ha recuperato il controllo e si avvicina sempre più. Quando si trova a circa tre metri da noi, si ferma e girando su se stessa ci volta le spalle, coprendoci intenzionalmente alla possibile vista dei clienti. A quella distanza siamo in grado di sentire distintamente la sua voce un po’ seccata: “Almeno sbrigatevi….”.

giampiero

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la scommessa....

giampiero la scommessa sculacciata.jpgOgni volta che accenno all'intento di sculacciarti come si fa con una bambina, ottengo una reazione immediata, ti volti di scatto freddandomi con un secco e categorico: "Scordatelo".  Sorrido alla tua risposta, irritandoti ancora di più. Ti ho promesso che prima o poi lo farò, e ci riuscirò senza (naturalmente) usare la forza. Pianifico  la  strategia, finché un giorno si presenta l'occasione propizia per attuarla. Infatti, nel mezzo di una discussione che ci trova su posizioni opposte, viene fuori una scommessa. Sei così sicura di te da accettare qualsiasi pegno. Colgo il momento, e preciso le condizioni: nel caso perdessi, ti sculaccerei, e non dovresti opporre resistenza; al limite ti concederei una difesa verbale, con possibilità di "esaminare" un eventuale baratto del pegno con un altro di mia scelta o da te proposto, sapendo a priori (e qui baro un pochino) che non accetterei nient'altro in cambio. Passa qualche mese prima che si ripresentino le condizioni adatte, ma un giorno avviene quello che per te era del tutto imprevedibile: hai perso la scommessa! Fingo di non ricordare il pegno, anche se noto in te una malcelata inquietudine. Mi limito ad osservare il tuo leggero imbarazzo giocando al gatto con il topo, con la certezza che del pegno non farai cenno. So bene quanto sei  furba, ma decido di non essere da meno. Aspetto qualche giorno e osservo diminuire la tua preoccupazione. Quando ormai sono certo che pensi d’averla fatta franca, ti ricordo (con finta noncuranza) il mio "credito". Non so se riesco a nascondere il piacere nel vedere la tua reazione, tuttavia faccio del mio meglio per non intervenire durante il tuo monologo. Mi rivolgi insulti ed invettive, hai intuito che la mia attesa era calcolata; mi guardo bene dal confermarlo. Ti sfoghi in questo modo per un bel pezzo, irritata ancora di più dal mio silenzio, dal quale cerco di non
far trasparire alcuna emozione. Qualunque cosa mi dici, mi limito a sorridere lievemente. Conoscere bene il tuo orgoglio mi da un notevole vantaggio, non ti rifiuterai di "saldare". Dopo una lunga pausa di silenzio cambi tattica, decidi di tentare la maniera morbida. Mi ricordi che ti ho concesso un "tentativo" di cambiare il pegno: confermo. Da quel momento mi proponi tutto quello che un uomo vuole sentirsi offrire in camera a letto. Faccio trasparire il mio interesse  crescente diluito nel tempo, in modo da stimolare il più possibile la tua fantasia. Quello che ascolto mi da un piacere simile all'amplesso. Il modo in cui lo dici, raffinato, ricco di particolari, sicura del tuo fascino, della prorompente femminilità e del potere che questa esercita su di me. Esalti le tue forme muovendoti sapientemente, voltandomi le spalle per un attimo (facendolo sembrare casuale) sbottoni la camicetta in modo da rendere visibile parte del  tuo stupendo seno. Resisterti è una tortura, tuttavia mi sono preparato da tempo a fronteggiare le tue "avance". Esaurito il repertorio che sembra interminabile, e sempre piacevolmente sorprendente, sicura che gli "argomenti" siano una tentazione alla quale non posso resistere, vedendo crescere il mio desiderio, credi di avermi convinto a desistere dal mio progetto. Rimango in silenzio per qualche minuto, in modo che  tu, nella consapevolezza del tuo potere di seduzione, possa assaporare il piacere della vittoria. Dopo averti lusingata con i migliori aggettivi di cui sono capace e aver esaltato al massimo la tua avvenente femminilità, sottolineando  che  nessun uomo sano di mente si sognerebbe di rinunciare, e vedendo crescere il tuo trionfo ad ogni mia parola, ti confermo tuttavia lamia irremovibilità nel realizzare il progetto originale. Schivo a stento un posacenere di cristallo che si frantuma in mille pezzi contro la parete. I tuoi occhi mandano ogni sorta di segnali minacciosi. Sono troppo impegnato ad evitare gli oggetti che arrivano come  proiettili nella mia direzione, per recepire gli insulti e gli epiteti che mi rivolgi. Quando ti fermi esausta, facciamo un rapido bilancio dei anni e ci scambiamo finalmente un prudente sorriso di tregua. Tuttavia il tuo "problema" non è affatto risolto, così, rimanendo a qualche metro di distanza, e sollevando la gonna ti offrì affinché metta in atto quanto stabilito. Naturalmente rifiuto il modo e il momento. Ti ricordo che non è questo il comportamento che si
addice ad una signora e tantomeno la dinamica nella quale si consuma il "rito". Stabilito anche che, essendo il  vincitore, sono io a condurre il gioco. La tua espressione è tornata a passare dallo stupore all'ira. Non trovi il modo per venirne fuori, e dentro di te, maledici il momento in cui ti sei impegnata, meditando ogni sorta di vendetta. Ci conosciamo a sufficienza da sapere entrambi che questa "cerimonia" non si esaurisce con i tuoi  glutei leggermente arrossati. Il gesto in se allude alla supremazia ancestrale del maschio sulla femmina, facendomi apparire come un maschilista (a torto, visto che non lo sono). Tuttavia, nella fattispecie, appaga il mio orgoglio di vincitore (Probabilmente se avessi vinto tu la scommessa mi avresti fatto vestire da donna). Facendo leva sulla nostra abituale correttezza nel mantenere gli impegni, e precisando (imprudentemente) che potrei non  mantenere i miei in futuro in una situazione analoga, ma a mio  svantaggio, ribadisco con fermezza che gestirò io "l'esecuzione della sentenza". Trascorre una settimana nella quale facciamo l'amore ogni giorno scrutandoci negli occhi come a  volerci impossessare l'uno dell'altra. La passione non è mai stata così coinvolgente, il desiderio così insaziabile. Intanto seiritornata a cullare l'illusione che abbia rinunciato a "riscuotere". Ti osservo uscire dalla doccia, felice, appagata dalla tua bellezza e dal desiderio che leggi nei miei occhi, non ti sei curata di coprirti come fai d'abitudine per togliere l'umidità residua  dalla pelle. Sei estremamente seducente, lo sai, e sfrutti le tue armi fino in fondo, sicura di  te, quasi invulnerabile. E' il momento adatto. Ti dico con calma che devi pagare il tuo "debito". In un primo momento pensi che io scherzi. Mi guardi a lungo cercando di intuire i miei pensieri, poi, senza rancore ma con aria di sfida, convinta, che non abbia il  coraggio i mettere in opera il mio intento, che non potrei violare tanta bellezza; ti consegni. Prima ti faccio sedere sulle mie ginocchia, i tuoi  occhi non abbandonano i miei, cercando di controllare i miei pensieri. Poi con dolcezza faccio in modo che ti volti, appoggiando il ventre sulle mie gambe, la testa a sinistra  le gambe a destra, a formare un angolo retto che cede al mio sguardo la tua parte più intima, esposta e vulnerabile. I tuoi capelli umidi sfiorano il pavimento, e i tuoi occhi, che non mi abbandonano mai, ti costringono a tenere la testa girata verso di me in una posizione che deve essere piuttosto scomoda. Tuttavia non rinunci a trasmettermi quel messaggio di sfida. Adesso il tuo guardo è un misto di amore/odio i tuoi occhi  ancora  increduli penetrano i miei convinta fino all'ultimo che non "oserò". Sostengo ancora per qualche attimo la sfida, poi trasferisco la mia attenzione sui tuoi glutei, e sulla parte più intima incorniciata dal vello setoso che mi eccita, indebolendo la mia determinazione. Per un attimo sembri riacquistare sicurezza vedendo che ti osservo in un posto così desiderabile, e pensi che non lo violerò. Ho immaginato a lungo questo momento, e non desisto.  Comincio ad accarezzare dolcemente le tue natiche, disegnandone i contorni, le mie mani si modellano su di loro in modo da aumentare il più possibile la superficie di contatto. Fremi indecisa, tra il piacere e la diffidenza, le mie dita si insinuano sulla superficie delle tue  fessure, senza violarle, ti accarezzo dolcemente, senza fretta. Poi improvvisa, inaspettata la prima sculacciata, non violenta, ma  decisa, con il palmo della mano, le dita unite a formare una superficie omogenea, accurata, tanto nell'esecuzione come nella zona da colpire, rigorosamente dove finiscono i glutei e inizia la zona posteriore delle cosce, facendo bene attenzione ad  interessare anche il tuo sesso, il tutto in un solo atto. Adesso a tua espressione è incredula, ma prima che tu abbia il tempo di modificarla hai già ricevuto la seconda sculacciata, esattamente identica alla prima. Non può essere un caso, che il contatto avvenga proprio in quella zona, e mentre lo pensi arriva la terza poi la quarta.... Il tuo bel viso è decisamente più rosso delle tue natiche anche perché i miei colpi sono tutt'altro che violenti, ma  i tuoi occhi sono autentica brace con l'evidente desiderio di incenerirmi. Il tuo disappunto raggiunge il massimo quando (come avevo previsto) cominci a provare piacere, e non puoi nasconderlo. La tua zona più intima si inumidisce sempre più, senza che tu possa controllare il godimento imprevisto che ti dà. Da quando ho iniziato a sculacciarti non abbiamo pronunciato una parola. Tutto quello che mi hai promesso in cambio del pegno avviene ugualmente,forse di più. Facciamo l'amore in silenzio, guardandoci con golosità crescente, poi con ingordigia quasi a volerci  mangiare per possederci meglio, complici inseparabili nella irripetibilità del momento.

Non parliamo mai più dell'episodio, né io manifesto l'intenzione di replicarlo, ma per lungo tempo leggo nei tuoi occhi il desiderio inconfessato che si ripeta....

giampiero

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preludio per una notte...

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....ho accarezzato la parte esposta del tuo corpo senza fretta...il sole è tramontato, è l'imbrunire. Ti invito a sdraiarti sul ventre, il viso adagiato sul lato destro, le braccia piegate sotto il cuscino, le gambe appena divaricate. Indossi soltanto lo slip candido, semplice e un po' "demodé" che preferisco. Sei assolutamente rilassata, fiduciosa, le palpebre chiuse. Le labbra accennano un lieve sorriso. Adagio lentamente le forbici sulla tua schiena all'altezza della vita. Al contatto con il freddo del metallo apri gli occhi, ti irrigidisci appena ma sai benissimo che non farei mai nulla che potrebbe dispiacerti e trascurando la natura di quell'oggetto misterioso ti abbandoni nuovamente ai tuoi dolci pensieri consegnandoti fiduciosa ai piaceri imprevisti che ogni volta so procurarti. Infilo l'indice delle mani sotto i bordi dell'unico indumento che indossi disegnandone lentamente i contorni, sollevi leggermente il ventre dal letto nell'intento di agevolarmi credendo che voglia finalmente liberarti da quell'ultima porzione di stoffa che ci impedisce la totale intimità. Faccio scorrere con esasperante lentezza le mie dita sui lati dello slip affinché convergano nel punto più sensibile ormai pulsante di desiderio. Dolcemente sollevi ancora i glutei come ulteriore invito a togliere definitivamente l'indumento. Le mie dita si toccano, si affiancano, ti accarezzano delicatamente nel punto più intimo, quindi si sovrappongono e mentre il mio dito sinistro continua ad accarezzarti il destro abbandona a malincuore il piacevole contatto, ma solo per consentire alla mano di prendere le forbici, accostare una lama al dito sinistro e tagliare in un'unica soluzione lo slip nel punto più stretto. Il triangolo di stoffa che copriva parte dei glutei e nascondeva alla mia vista ciò che tu eri impaziente di mostrarmi si ritrae in vita, lasciando scoperte quasi a sfidarmi in tutta a loro eccitazione quelle che appaiono come rose sbocciate di desiderio....

giampiero

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MonteCarlo ore 04.00...

Casinò Montecarlo.jpg

MonteCarlo ore 04.00

Amicizie di vecchia data e conoscenze mi obbligano a frequentare luoghi e ambienti ai quali non ambirei se non fosse per impegni professionali.

Dal portoncino del Casinò, non troppo visibile dall'ingresso principale, si accede tramite un ascensore alla sala privata riservata a chi dispone di capitali e crediti consistenti. Esce una coppia in abiti impeccabilmente eleganti ma leggeri che stonano con la temperatura esterna. Imperscrutabile anche a uno sguardo attento stabilire se la dea bendata li abbia favoriti; sono belli, giovani dall'aspetto benestante di chi è li per sfidare la fortuna senza poi cambiare umore più di tanto comunque vada. Parole sussurrate... sguardi complici... sorrisi... un lungo bacio li unisce incorniciati e illuminati dall'acqua argentea della fontana che ricadendo nella grande vasca genera l'unico suono nella notte.

Molte volte mi sono ritrovato solo a camminare per le strade lucide di questa città opulenta che disponendo di mezzi economici altrove inimmaginabili ricerca ossessivamente un'eleganza che mai avrà, alzando ogni volta il limite e riuscendo a stupire esclusivamente per l'ostentazione.

Ma è solo un attimo... quello che mi circonda m'interessa poco, i miei pensieri sono solo per lei, la donna che nella sua semplicità ha brillato molto più di tutte queste luci....

giampiero

Vecchio Frak

è giunta mezzanotte
si spengono i rumori
si spegne anche l'insegna di quell'ultimo caffè
le strade son deserte
deserte e silenziose
un'ultima carrozza cigolando se ne' va
Il fiume scorre lento
frusciando sotto i ponti
la luna splende in cielo
dorme tutta la città
Solo va un uomo in frak

Ha il cilindro per cappello
due diamanti per gemelli
un bastone di cristallo
la gardenia nell'occhiello
e sul candido gilè
un papion, un papion di seta blu

S'avvicina lentamente
con incedere elegante
ha l'aspetto trasognato
malinconico ed assente
non si sa da dove vien
ne dove va
chi mai sarà
quell'uomo in frak

Buon nui, buon nui, buon nui, buon nui
Buona notte
va dicendo ad ogni cosa
ai fanali illuminati
ad un gatto innamorato
che randagio se ne va

E' giunta ormai l'aurora
si spengono i fanali
si sveglia a poco a poco tutta quanta la città
la luna si e' incantata
sorpresa e impallidita
pian piano scolorandosi nel cielo sparirà

Sbadiglia una finestra
sul fiume silenzioso
e nella luce bianca galleggiando se ne van
un cilindro, un fiore e un frak.

Galleggiando dolcemente
lasciandosi cullare
se ne scende lentamente
sotto i ponti verso il mare
verso il mare se va
chi mai sarà
chi mai sarà quell'uomo in frak.

A dieu, a dieu, a dieu, a dieu, addio al mondo intero
ai ricordi del passato
ad un sogno mai sognato
ad un attimo d'amore
che mai ritornerà.

Modugno

ore 06,35...

giampiero ore 06,35.jpg

ore 06.35

La notte insonne sembra essersi consumata in pochi attimi. Solo con i miei pensieri avanzo lentamente da ovest verso est. Alla mia destra un mare ormai freddo dalla superficie calma appena increspata dalla brezza gelida dell'alba. La sagoma scura di una gigantesca macchina aliena dai contorni definiti si staglia netta nel chiarore della luce nascente. L'escavatore ha la benna stranamente sollevata come se il potente diesel avesse terminato il carburante in quel momento e il conduttore del mezzo si fosse dissolto nel nulla. E' tempo di bilanci. Molti dovrebbero ringraziarmi. Malgrado abbia avuto tutto non devo nulla a nessuno se non la gratitudine all'unica persona che ho voluto mi rimanesse accanto. Neppure la salute mi ha mai tradito. Presumibilmente è ancora lontano il giorno che dovrò abbandonare l'unica vita che mi è concessa, spero di avere la lucidità per riderne beffardo, mi ha negato quegli occhi che ho sempre immaginato, gli unici capaci di scrutarmi nell'anima e leggerne i pensieri nell'intimo più profondo... ma quegli occhi... sono solo la proiezione del mio desiderio....

giampiero

a che serve...

 ...cercare termini nuovi per essere diverso. Le parole finiscono e non bastano per descrivere un tramonto che non sarà mai uguale ad un altro... e solo nella semplicità tento di trasmettere un'emozione... tento, pur sapendo che non riuscirò mai. E così quella palla di fuoco dalla circonferenza netta e definita nell'aria tersa e limpida si riflette sul mare e lentamente si corica dietro le basse colline... mi allontano arretrando in una lenta zumata mentre i raggi tesi non mi abbandonano... ancora indietro... sfilano i tronchi delle piante d'alto fusto senza fermare queste lame ostinate che senza poter curvare tuttavia mi trovano.. quest'amore così forte... così fragile... impossibile da vivere... impossibile d'abbandonare..

giampiero eros soft 46.jpg. giampiero

supermercato....

 

Ore 19.15…il supermercato è in procinto di chiudere. Malgrado il rispetto che ho per il prossimo, non ho molta simpatia per questa signora ultrasettantenne conosciuta in città per la sua supponenza e arroganza che in questo momento, come accade un po’ a tutti, occupa il passaggio tra le due file di scaffali intenta ad esaminare i prodotti. Ha il carrello alle sue spalle e non si avvede che devo passare, lo spazio non è sufficiente, sarebbe estremamente semplice spostare il suo carrello o chiedere permesso…troppo semplice!…sono pochi secondi..le tre banane che ho nel carrello non sono indispensabili..le confezioni di preservativi sono sullo scaffale alla mia destra… nessuno nel corridoio, che ci vuole? …in un lampo le banane cambiano carrello e tre confezioni di preservativi passano dallo scaffale al carrello della signora senza che lei si accorga di nulla. Non mi rimane che seguirla alla cassa, con calma, senza rischiare di precederla. Perennemente vestita in modo vistoso, si attarda, pur sapendo che il supermercato deve chiudere…le cassiere sbuffano…finalmente la signora decide di avvicinarsi alle casse...sono dietro di lei, la cassiera mi riconosce rivolgendomi un accenno di sorriso. Il carrello della signora è abbastanza fornito e un controllo supplementare da parte sua è superfluo, quindi distrattamente e con fastidio comincia a depositare la merce sul nastro della cassa. Dopo aver prelevato circa metà dei prodotti, la signora trova le banane che solleva lentamente avvicinandole al nastro mobile…lo stupore è evidente: non “ricorda” di aver deciso per quell’acquisto….sembra indecisa…dubita di se stessa e della propria memoria…ma non ammetterà mai di essersi sbagliata; infatti decide di far finta di nulla e deposita le banane sulla cassa. Rimane comunque pensierosa e intanto arriva il turno dei preservativi…naturalmente la signora assorta nel pensiero delle banane, non fa certo caso alle tre confezioni che preleva dal carrello e deposita sul nastro, mentre invece il fatto non può sfuggire alla cassiera sui 45 che mi guarda con ironia e subito dopo osserva la signora e sembra pensare: “Cosa vuoi farmi credere…? Mio marito mi scopa si e no un paio di volte al mese, tu potrai farci dei palloncini…”. Certo….non potevo seguirla fino a casa per vedere che faccia avrebbe fatto togliendo la spesa dalle borse, ma posso immaginare…

giampiero

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la cara estinta...

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Sempre più frequentemente si avverte fra le donne la nostalgia dell’insostituibile “mano morta” o “a cucchiaietta” (che poi sarebbe la “mano viva”), in sostanza la fine del “romanticismo”. Non c’è più luogo, tram, bus, code agli sportelli, stadio, cinema, concerti…estinta!… La delusione serpeggia, si estende a macchia d’olio se ne parla nei salotti… ovunque. Con tutte le violenze quotidiane che dobbiamo subire vogliamo mettere quel sano palpeggiamento da intenditore che si sofferma, controlla, si attarda, soppesa, apprezza, valuta, giudica e perché no lusinga..?… Come vi capisco donne, avete tutta la mia comprensione, vi hanno privato di una parte importante di attenzione, una valutazione rapida fatta da uno sconosciuto “buongustaio”, meglio di qualsiasi sommelier, un critico di professione che la considera quasi una missione fatta di esperienza sul campo, migliorata, perfezionata nel tempo con dedizione, sacrificio e non ultimo anche il rischio di essere “incompreso”…non è lontano il giorno in cui le aziende turistiche dovranno correre ai ripari e stipendiare i messi comunali affinché provvedano alle mancanze (chissà, forse si otterrebbe di più a percentuale sulle lamentele o finte denunce prontamente ritirate), oggi una qualsiasi località turistica non può permettersi di rinunciare ad un servizio come questo, tornare dalle vacanze senza poter affermare di essere stata “palpeggiata” (che equivale ad apprezzata) è una sonora delusione… per non  parlare dei mariti e amanti sempre più distratti e indifferenti.
Finalmente un po’ d’indignazione e forse un pizzico di sana gelosia…

giampiero

CIAO MACHO La delusione di due turiste vip
Niente sesso, siamo italiani
"Italians do it better" recitava una T-shirt
indossata da Madonna qualche anno fa.
Ma il tempo passa e il maschio italico non
è più quello di una volta. Almeno secondo
la scrittrice australiana Kathy Lette e la
giornalista inglese Victoria Hislop, arrivate
a Roma per vedere se qualcuno le degnava
di uno sguardo infuocato o di un pizzicotto
sul bottom (sedere). Macchè: "Anche i romani
hanno imparato le buone maniere e sono
politically corret", ha scritto la Hislop sul
Sunday Telegraph. Con un po' di rammarico.
Riportato testualmente dal settimanale Il Venerdì del 15/11/2002  pag.26

proposta nuova attività...

 

Proposta di nuova attività
Consolidati i successi conseguiti in borsa negli ultimi tempi, si propone di avviare una nuova attività che non presenti le medesime caratteristiche ormai venute a noia. Si è pensato ad una impresa di “POMPE FUNEBRI”, anche per rimanere in tema per quanto riguarda l’allegria che contraddistingue la Compagnia.

Per lanciare nel mondo imprenditoriale la nuova attività, si è pensato alle seguenti azioni promozionali:

a) Sconto del 30% su tutti i funerali entro il mese di lancio (affrettatevi!!!).

b) Offerta 2x1 per chi decide di tirare le cuoia in coppia. (conviene)

c) Sconti progressivi particolari per comitive (incentivi per viaggi collettivi, pullman, aereo, nave ecc.)

d) Pacchetti “chiavi in mano”, versioni lussuose ed economiche.

I nostri promotori sono a Vs disposizione per ACCELERARE LE PRATICHE!!

p.s. inviata agli amici con i quali abbiamo perso una discreta somma in borsa, e che per quanto riguarda la compagnia sono dei "cadaveri".....

giampiero

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invito informale...

 

INVITO PER UNA SERATA
in compagnia

Si consigliano abbigliamento ed atteggiamento informali, pertanto, per le Signore, Viados, Travestiti e Transessuali: abito da sera in lungo con ampia scollatura e spacco inguinale (le Signore possono astenersi dall’indossare biancheria intima). Di rigore lo smoking per i Signori.

Telefono cellulare per tutti (meglio se finto).

Pettegolezzi in libertà, in particolare sugli assenti che hanno sempre e comunque notoriamente torto.

Consigliate le “Gaffes” e brutte figure in genere

(altrimenti di cosa c...o ridiamo).

Indispensabile incoraggiare i presenti a parlare il più possibile dei fatti altrui.

Libertà assoluta di parola: venendo a mancare l’intenzione, eventuali apparenti offese verbali saranno giustificate, per cui il fatto non costituisce reato.

Si augura a tutti BUON DIVERTIMENTO

p.s. notizie dell’ultima ora per le Signore

Sgradevoli: ha telefonato Richard Gere, è vittima di un attacco di diarrea e non potrà presenziare.

Gradevoli: lo sostituiscono Vito Catozzo e Amaro Lucano, presente lo stilista Cocco Bacucco

Per i Signori (si fa per dire)
Marta Marzotto, dopo un sofferto travaglio, ha scelto la festa più vicina a casa sua (casa sua).

E’ disponibile il manuale di Giobbe Covatta “Sesso fai da te”

(tanto qui nessuna ve la molla)

giampiero

 

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la sfida...

 

Ciao.......... Per non apparire troppo "serioso", credo sia giusto che tu conosca anche altri aspetti del mio carattere. Sicuramente saprai cos'è lo "sfottimento" sportivo, intendo quello solitamente diffuso fra tifoserie calcistiche di fazioni opposte, quello ironico e divertente, e non certo il fanatismo. Non sono un tifoso di nulla, quindi quello che leggerai, è solo un modo goliardico di vivere lo sport (in questo caso il tennis, che pratico da oltre 20 anni, anche se ultimamente preferisco il nuoto e correre). Questa lettera, come altre simili ad altri, è stata da me spedita ad un amico che mi chiedeva ripetutamente di incontrarmi in un match. Ti ricordo che è esclusivamente ironica, e scritta "al contrario", cioè ad un giocatore più forte di me. Spero ti faccia sorridere....

LA SFIDA

Egr. Sig….X......Y...... (Egregio Signore un c…o!)

A seguito della Sua ripetuta insistenza nel volermi incontrare in un match di tennis, deduco in Lei una vocazione masochistica alla quale non può resistere. Evidentemente gode nell'essere pubblicamente umiliato. Tuttavia, per quanto mi sia incomprensibile il Suo accanimento, e la Sua vocazione al suicidio sportivo al quale andrà certamente incontro, in forma UNA TANTUM del tutto eccezionale ed irripetibile: LE CONSENTO per Suo espresso desiderio, che ciò avvenga a breve termine. Al fine di fugare ogni dubbio per quanto riguarda la differenza abissale che ci separa sia tecnicamente, tatticamente, oralmente, culturalmente, socialmente, intellettualmente, Le rammento! Al fine di sollevarmi da ogni responsabilità, per quanto riguarda la Sua situazione fisica e psichica alla fine del match, che Lei possiede:

- Un servizio del tipo capostazione o (se preferisce) polizia stradale con paletta.
- Un dritto insignificante.
- Un rovescio che rappresenta un autentico insulto alle articolazioni del corpo umano (sempre che Lei abbia una parvenza umana).
- Un approccio a rete del tipo "totano", poiché rischia ogni volta di
rimanere impigliato.
- Una volè colpita abitualmente con il telaio.
- Uno smach-buco come se la racchetta fosse senza corde.
- Un fisico brachitipico (vale a dire a sviluppo orizzontale).
- Una mobilità sul campo a livello "marmotta in letargo".

Voglia farmi avere (prima del match) una dichiarazione firmata ai Suoi famigliari, nella quale mi sollevano da ogni e qualunque responsabilità per quanto riguarda la Sua situazione generale dopo la partita. Uno stato di depressione irreversibile, Sua moglie che non gliela vuole più "dare", i suoi figli che La guardano con compassione, gli amici che le hanno tolto il saluto; non dovranno essere conseguenze a me imputabili. Volendo ipotizzare un aspetto positivo, si potrebbe pensare ad un suo ritiro definitivo da questo sport. Sono certo che la Federazione ne trarrebbe un beneficio tale da considerare seriamente la possibilità di premiarLa per l'abbandono. Mi risulta altresì, che Lei sia titolare di varie sponsorizzazioni al negativo (in pratica, varie ditte Le danno del denaro purché Lei garantisca di NON usare i loro prodotti). Al fine di consentire una sia pure illusoria parvenza di equilibrio: MI IMPEGNO UFFICIALMENTE
a non fare uso, nei Suoi confronti, dei miei colpi migliori, così incisivi e
devastanti che La farebbero agonizzare già ai primi scambi.
Rimane inteso che Lei porterà la mia borsa nonché i miei attrezzi, nel tragitto parcheggio-spogliatoi-campo di gara e viceversa, procurerà lo shampoo e bagnoschiuma per entrambi (per Lei antiforfora, ammesso che abbia ancora l’energia sufficiente per lavarsi) e si toglierà le cozze dalle ascelle.
Distinti saluti

giampiero

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la titolare del negozio...

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L'atteggiamento è serioso e deciso di chi non ha tempo da perdere in chiacchiere neppure con i clienti.
Il laboratorio sull'altro lato della strada collocato dieci passi prima non è visibile dall'ufficio del negozio principale. Anche se breve il tragitto lo percorre spesso durante il giorno per comunicare ai tecnici il lavoro da eseguire. Esamina rapidamente il mio progetto, il preventivo di spesa è altrettanto immediato ma sono costretto ad alcune precisazioni che non sarebbero leggibili nel disegno. Non voglio annoiarla con dettagli che non giustificherebbero un'idea che per quanto originale non ritengo così interessante... eppure ascoltando le poche parole che pronuncio la sua espressione cambia, i suoi occhi cercano i miei, le labbra accennano un lieve quanto inaspettato sorriso e il ritratto della donna nella sua seducente femminilità appare come per incanto in pochi secondi in un dipinto dai mille colori e sfumature... non credo abbia bisogno di ulteriori complicazioni nella sua vita... una semplice e formale telefonata con la quale rinuncerò alla realizzazione, almeno da lei, mi eviterà di rivederla e fantasticare su quello che avrebbe potuto essere...
giampiero

lui...

Lui.jpg...non uno sguardo adorante ne uno troppo duro... non sarà questo a farti sentire unica, ma quello che misteriosamente s'intreccia e si fonde... indefinibile e mai sazio ti sorprenderà ogni giorno volendo leggere nei tuoi occhi lo stupore e la sorpresa non concedendoti mai la certezza di conoscerlo completamente... nella gestualità di una carezza inaspettata non soffocherà la tua femminilità concedendoti il vezzo di un capriccio... ma irremovibile nella fermezza di una decisione che ti impedirà di commettere un errore del quale ti pentiresti... non sarà mai migliore o peggiore... sarà solo... semplicemente... unicamente il tuo... uomo.
giampiero

week end, ritorno...

..siamo tornati in quel luogo, in quella casa senza tempo con il muschio alla base della scala in pietra che dal giardino conduce all'ingresso... il velo impalpabile di sudore che profuma la sua pelle e non vorrei nascosto da nessun'altra fragranza che non sia quella tradisce la sua emozione nel bacio che non vuole abbandonare le nostre labbra... ancora si affida consapevole che tra le mie braccia avrà quel calore e sicurezza che la vita le ha negato... e non potrà essere per sempre...
giampiero
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week end....

....un parco non troppo grande.. a misura d'uomo.... un piccolo bosco non curato pavimentato da foglie mai raccolte... un cancelletto semiaperto che non divide nulla... un imperfetto prato all'inglese  di poche decine di metri che conduce a una panchina consumata sotto un salice...
La casa in pietra senza tempo è di architettura gradevole ma senza ostentazione... all'interno i pavimenti si alternano.. pietra... marmo... cotto... parquet in cubi chiaroscuri... mobili antichi non di pregio ma di buona fattura... profumi e odori insoliti mai troppo intensi o sgradevoli... la temperatura interna è accettabile per via del caminetto acceso... ne lei ne io vorremmo più luce della fiamma che lentamente consuma il ciocco e proietta le nostre ombre sulle pareti... non c'è mondo ne tempo fuori... ne passato o futuro in due corpi che ardono come la brace...

giampiero

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levante...

 

domenica 04 Maggio ore 13
Di solito appare fra le 11 e le 12, oggi è in sensibile ritardo. Per chi non conoscesse il ponente ligure è un vento che soffia continuo da sud-est esente da folate improvvise e sovente ha un ciclo di tre giorni. Sul mare crea onde brevi e trasversali appena increspate da una spuma bianca. Sulla battigia la risacca è quasi inesistente ed è simile a quella del lago. E' un vento ideale per veleggiare sia in barca che sulle tavole da surf. L'unico suono che si avverte nei porti è dovuto a un'orchestra composta da insoliti strumenti... le sartie metalliche che frustano gli alberi nudi delle vele ormeggiate. La sua continuità regolare attutisce altri rumori e l'atmosfera che ne deriva invita alla riflessione. Disteso al sole sulla spiaggia in attesa del secondo bagno stagionale nascondo lo sguardo dietro occhiali scuri fingendo di dormire per non essere disturbato. Fino a che punto è giusto lottare per un amore... un'amicizia... e, meno importante, un progetto nel quale si è creduto...
giampiero
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senza titolo...

 

…non il più bello, ma carismatico e trascinatore ero considerato il riferimento della compagnia. Era il telo di spugna più grande che avessi visto, azzurro mare con i lati d’eguale misura. Lo stendevo  sulla  spiaggia evitando la sabbia che si sarebbe infilata ovunque preferendo la ghiaia fine che il corpo plasmava facilmente appena sdraiati rendendone la superficie confortevole. Le sue dimensioni, del tutto inusuali, e l'accuratezza nel posizionarlo, avevano attirato l'attenzione dei miei coetanei e di qualche signora giovane e insoddisfatta facendolo diventare un luogo di ritrovo abituale. Su questo grande lenzuolo di spugna sono iniziati e qualche volta finiti un buon numero di amori più o meno importanti, complice anche l’inevitabile vicinanza degli occupanti che alcune volte erano cinque o sei ragazzi di ambo i sessi con una gran voglia di conoscersi meglio. Voluti o inevitabili i contatti pelle con pelle incoraggiavano confidenze e sguardi maliziosi. Così giovani e pieni di vita ci sentivamo, come la maggioranza dei ragazzi della nostra età, padroni del mondo e con l'entusiasmo di quegli anni tutto sembrava possibile. Con il passare del tempo era diventato un privilegio potersi stendere su quella porzione di spiaggia che annullava imbarazzi e diffidenze, creando una gioviale gara per posizionarsi vicino alla ragazza più interessante del momento. Naturalmente ero guardato con un certo sospetto dai genitori delle ragazze, che cominciavano ad intravedere troppo movimento, anche perché nelle lunghe sere d'estate avevo organizzato un gioco un po’ audace: consisteva nel chiudere a chiave una dozzina di ragazze (una in ogni cabina) mettere tutte le chiavi in un cappello, sorteggiarle tra noi ragazzi, per poi chiuderci dentro con loro per qualche istante (inutile precisare che la “mia” chiave non era sorteggiata, ma scelta). Le mamme delle ragazze, pur opponendosi all’inizio, finivano per cedere alle suppliche delle figlie, non meno interessate di noi. Il tutto era condotto con sufficiente ironia, ma padri e madri delle fanciulle (ormai quasi ventenni) mi indirizzavano sguardi di moderato rimprovero trattenendo a stento un sorriso. Indecisi sul da farsi, si limitavano ad osservare, comprensivi della nostra esuberanza e tranquillizzati dalla brevità della permanenza soli in cabina, che non avrebbe concesso niente di più di un bacio, tuttavia leggevo nei loro sguardi una comprensiva complicità, forse ricordando la loro gioventù. I più fortunati (spesso ero fra questi) riuscivano a concedersi un bacio furtivo, con qualche ragazza che usciva rossa in viso sia pur protetta dalla scarsa luce. Insomma, mi ero guadagnato l'appellativo di "Pierino della spiaggia"  poiché ai loro occhi sembravo un po’ troppo “sveglio".  Oggi tutto ciò può far sorridere, ma allora erano emozioni per le quali si viveva, trascurando se necessario, altri beni materiali…

Lo stabilimento balneare che frequento non è fra i più grandi, situato in posizione strategica per via delle correnti può contare sul mare pulito. In passato teatro delle nostre gesta giovanili dove non trascorreva giorno senza iniziative interessanti e notti infuocate, considerato a torto un po’ snob è comunque sempre ben frequentato, donne e uomini interessanti hanno sempre gravitato qui.

Una parte delle cabine sono situate lungo il muro di contenimento della passeggiata lungomare, formano una linea omogenea e sono sorrette da pali alti circa due metri sulla spiaggia che permettono di isolarle dal mare, che quando è molto mosso, raggiunge il muro sottostante. Di fronte alle cabine, un tavolato con passatoia e ringhiera di sicurezza in legno che ne permette l’accesso. Su questa terrazza, lunga quanto la fila di cabine, è normale incontrare chi arriva, chi parte, e chi sosta a chiacchierare. Credo che a tutti sia accaduto almeno una volta di fermarsi a parlare senza pensare che all’interno qualcuno poteva essersi attardato senza essere visto, e quindi ascoltare all’insaputa di chi era fuori. Dall’interno, oltre che ascoltare e riconoscere le voci, si può avere conferma vedendo attraverso le feritoie a persiana della porta d’ingresso.

Ore 19.00 la spiaggia si sta svuotando, le mamme raccolgono i giochi dei bambini e li sollecitano a fare la doccia. Un po’ annoiato e pensieroso sono sulla terrazza di fronte alla mia cabina a godermi il sole ormai tiepido della sera. Le signore entrano ed escono dalle cabine impiegando come sempre il tempo necessario per cambiarsi. Comincio ad accarezzare un’idea: essere ascoltati a nostra insaputa è normalmente uno svantaggio, ma forse si può fare in modo che la situazione apparente si trasformi in un vantaggio. Bene...mi è passata la noia, adesso ho un piano da  perfezionare e una strategia da sviluppare. Con M. la signora che al momento mi interessa non ho confidenza, ma questa volta vorrei saltare qualcuno dei preliminari del corteggiamento che normalmente mi divertono..Ho bisogno di un complice; chi meglio di un amico...? Sembrerebbe perfetto...no...si può fare di meglio...un’amica...! Nessuna meglio di lei sposata e separata, due figli, tuttora molto bella e un po’ invidiata, amici e complici in diverse occasioni ci vogliamo molto bene, è sempre stato sufficiente uno sguardo per capirci in ogni situazione. Siamo finiti a letto anni fa forse per curiosità e attrazione senza che la cosa avesse seguito, ironizzandoci abbiamo sdrammatizzato e la nostra amicizia è rimasta solida. Non l’ho vista andare via e non dovrebbe essere lontana, proverò al bar dello stabilimento…non faccio in tempo a raggiungerlo, lei mi sta venendo incontro con il solito sorriso, la prendo per la vita e la costringo a voltarmi le spalle in modo confidenziale come faccio spesso fingendo (e facendo) di baciarla sul collo:

lei: “ruffiano...sono sicura che c’è di mezzo una donna...."

io: ”per quale motivo devi sempre sospettare di me...?”

lei: ”perché ti conosco, quando fai così hai bisogno di qualcosa...”

io: ”esagerata...lo sai che ti voglio bene...”

lei: ”vero...ma una cosa non esclude l’altra”

io: “mi arrendo...dobbiamo recitare una scenetta, se non hai impegni vediamoci dopo cena...”

lei: “come immaginavo...chi è la fortunata di turno...?”

io: “ a dopo...”

Qualche ora più tardi metto G. al corrente del piano: si tratta di fingere una conversazione confidenziale fra noi come se ignorassimo la presenza di M. dentro la cabina.…ripensando:…sono sicuro che sia meglio fingere di non sapere…?…oppure essere ancora più diretti e farle capire apertamente che sono a conoscenza che lei si trova all’interno….?..dovrò pensarci ancora, ma potrei anche lasciarle il dubbio…Pur conoscendo bene la mentalità femminile il punto di vista di G. mi sarà utile per la cura dei dettagli e per non commettere il minimo errore, inoltre considerando una quasi scontata complicità/rivalità femminile immagino che le confidenze fatte a lei invece che a un uomo lusingheranno maggiormente M. Per fugare ogni possibile dubbio sulla casualità della nostra presenza di fronte alla sua cabina (ammesso che faccia questa scelta), non mi limiterò a descriverla unicamente in termini lusinghieri, ma aggiungerò anche qualche critica provocatoria con il doppio risultato di costringerla a trattenersi per non tradire la sua presenza e in un secondo tempo impaziente di difendersi e quindi facilitarmi il successivo contatto, terminato l’elenco delle lusinghe e poche critiche, come ulteriore provocazione metterò in dubbio la capacità di M. nel fare l’amore...

Sono certo che M. si guarderà bene dall’uscire dalla cabina prima di aver ascoltato l’intero dialogo, convinta di intercettare una conversazione strettamente confidenziale, non condizionata e sopratutto della quale ne sarà l’oggetto. Avrò tutto il tempo per farle ascoltare quello che mi interessa farle sapere.

Del mio piano G. non ha nulla da obiettare, invece su di me aggiunge che sarei un “mascalzone” naturalmente detto sorridendo. Rimaniamo d’accordo di tenere sotto controllo i movimenti di M. in spiaggia per poter intervenire nel momento opportuno. Nei due giorni successivi nessuna situazione favorevole. Il terzo giorno a causa di altri impegni arrivo più tardi del solito, G. mi mette al corrente della situazione, la spiaggia è poco frequentata per via della concomitanza con una manifestazione in città, M. è venuta al mare sola, una eventualità nella quale avevo riposto le mie speranze. Aspettiamo.....il lettino di G. è posizionato a circa 10m. dal mio, sto leggendo i quotidiani, è ancora lei a passarmi accanto per farmi un cenno, M. ha raccolto le proprie cose e si sta dirigendo verso le cabine...calcoliamo i tempi, due minuti e siamo posizionati davanti alla cabina di M.

Per quanto riguarda il dialogo tra G. e me ho deciso di non seguire un copione, improvvisare sarà più divertente anche per lei e sembrerà più naturale e credibile a M. che non è certo una sprovveduta.

Nei 10/15 minuti trascorsi ci siamo dovuti trattenere più volte dal ridere, in particolare G. che non poteva prevedere tutto quello che avrei detto. Naturalmente mi sono dilungato nel descrivere quanto mi piacesse M. senza tuttavia esagerare, elencando anche qualche difetto fisico inesistente anzi, ad esempio ho criticato una parte anatomica della quale ero certo andava fiera…insomma come mio solito non ho rinunciato alle provocazioni e messo a dura prova il silenzio di M., potevamo immaginare che tenesse una mano sulla bocca per evitare di tradirsi. Ho dato il massimo e superato me stesso (anche Laurence Oliver) nel lungo commento conclusivo mettendo in dubbio le capacità amatorie di M. il tutto da perfetto gentiluomo, cioè senza alcun riscontro oggettivo e tenendolo sul piano dell’opinione. G. si è dovuta voltare per non esplodere in una risata, in questa occasione ho rischiato di compromettere tutto e immagino che M. si sia morsa la lingua per rimanere ancora una volta in silenzio. Per non sconfinare nel sadismo adesso si doveva dare a M. la possibilità di uscire…G. torna in spiaggia e si stende sul lettino voltando le spalle alle cabine, io cerco una postazione strategica da dove poter vedere M. senza essere visto. La sala del ristorante è situata alla fine della lunga terrazza delle cabine e sopraelevata a livello della strada…perfetta, da li posso vedere M. che deve percorrere i due terzi della passatoia per uscire dallo stabilimento venendo direttamente nella mia direzione e percorrendo il perimetro del ristorante al livello inferiore. Ciò mi consente di studiarne l’espressione man mano che si avvicina senza che lei sospetti...

Si poteva ragionevolmente pensare che nei giorni successivi M. avrebbe impiegato una parte delle sue amichevoli conversazioni per reperire informazioni recenti su di me e perché no avvicinare G. per ottenere la sua complicità e notizie di prima mano. Una volta appurato (se mai ce ne fosse stato bisogno) che non ero un santo, a M. rimanevano tre possibilità: a) ignorarmi completamente…b) accettare la sfida…c)…quella nella quale speravo maggiormente..! Vogliamo approfondire..? Per una donna ambiziosa, che non è disposta a perdere battaglie, un maschio che non aveva mai avuto controllo, libero di organizzare la propria vita, indipendente…poterlo tenere al guinzaglio magari un passo dietro di lei e sfoggiarlo come un trofeo con la “concorrenza”, soggiogarlo, mettergli il cappio…ma cosa sto dicendo..? esiste sempre il meglio…di più…”redimermi”...! Un’anima persa come la mia...? Una tentazione quasi irresistibile…Il mio impegno “professionale” era solo all’inizio, si trattava di gestire il tutto in modo manageriale, dovevo divulgare delle notizie su di me, fare in modo che se ne parlasse, anche in termini poco lusinghieri…purché fosse il più possibile, vi sembra che stia esagerando per una conquista..?…certamente!…non avete conosciuto ne visto M. se lo stabilimento avesse organizzato una gara tra i ragazzi a chi si faceva più s…e tutti avrebbero avuto lei nell’immaginario…(continua)

giampiero

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la notte....

....ore 04. Cammino lentamente per strade e vicoli che ormai conosco perfettamente anche negli angoli bui, dove la luce dei lampioni non arriva. Negli anni ho imparato a muovermi nella notte con naturalezza. Alla prudenza iniziale, è subentrata una certa sicurezza, dovuta all'acuirsi dei sensi e all'esperienza. Per non correre rischi inutili è indispensabile muoversi con circospezione, sono quindi diventato istintivamente attento ad ogni particolare, le ombre, il minimo rumore, i riflessi nei vetri per vedere alle mie spalle, al fine di evitare incontri e situazioni spiacevoli. So come evitare di essere seguito, d'inverno, quando le strade sono deserte e il freddo punge il viso come mille aghi, indosso un giaccone con il cappuccio alzato sopra maglioni pesanti e, poiché sono piuttosto alto, posso sembrare abbastanza robusto da scoraggiare un eventuale malintenzionato. I miei incontri abituali nella notte, sono principalmente i gatti, che mi studiano al primo incontro con istintiva diffidenza, forse temendo qualche calcio o peggio, ma ben presto capiscono che sono loro amico, e mi guardano con occhi benevoli e un po’ stupiti. Un raro cane randagio mi segue a distanza, fermandosi ogni volta che lo faccio io, e fingendo indifferenza. Se accenno a tornare sui miei passi, si allontana timoroso, è facile immaginare che abbia subito angherie, tuttavia, dopo qualche minuto, comincia a ridurre gradatamente la distanza che ci separa, e poco dopo, lo sento a pochi metri dietro di me. Evidentemente a intuito che non ha nulla da temere. Mi fermo a guardare i suoi occhi desiderosi di un padrone, al quale dare tutta la sua amicizia e fiducia. E' piuttosto magro e non più giovane, vorrei accarezzarlo e dimostrargli l'affetto di uno sconosciuto, ma deluderei lui e me stesso poiché so benissimo che non potrei tenerlo, renderei solo più difficile il momento del distacco, mi limito a fissarlo negli occhi nell'illusione che capisca. Occasionalmente, qualche auto della Polizia e dei Carabinieri accende per un attimo gli abbaglianti per vedere di chi si tratta, molti di loro mi conoscono e ci scambiamo un saluto con a mano. Ore 05,00. Sul marciapiede opposto avanza nella mia direzione un uomo di colore, con due borsoni pieni di prodotti che cercherà di vendere appena farà giorno. Con tutta probabilità si tratta di un extracomunitario appena arrivato alla stazione ferroviaria, che torna da Genova dove sarà stato a rifornirsi. Penso a quanto sia dura la sua vita lontano di casa, dai suoi affetti, dalla sua cultura, dalla sua terra. Quando siamo quasi sulla stessa linea, su marciapiedi opposti, lo saluto con un "ciao", rimane un attimo stupito pensando che lo conosca, ma non ci siamo mai visti prima, risponde al mio saluto, piacevolmente sorpreso. Passa un'auto a velocità sostenuta, sulla quale intravedo tre giovani con la radio a tutto volume, probabilmente hanno fatto tardi, e forse hanno bevuto un po’ troppo. Ore 05.30. Sono soltanto in due, sembrano essere fratelli tra i 25/30 anni. Il peschereccio è ancora ormeggiato alla banchina, il primo sale a bordo, si avvicina ai comandi e avvia il motore. Il grosso diesel brontola sommesso a basso numero di giri come si addice al tipo di imbarcazione, progettata per il lavoro duro. E' uno scafo ormai vecchio, ma in compenso i ragazzi sono giovani e svelti, i gesti sbrigativi, automatici nella loro ripetitività giornaliera, tutte le operazioni sono eseguite in silenzio senza scambiarsi neppure una parola. Sembrano in ritardo sul loro orario abituale, oppure il mare calmo li stimola fare presto, per avere più tempo per pescare, o ancora, la loro esperienza gli fa presagire che il tempo cambierà, chi può dirlo? Il ragazzo rimasto sulla banchina allenta gli ormeggi, e sale anch'egli a bordo, e mentre la barca si allontana lasciando nell'acqua calma del porto una scia d'argento illuminata dalla luna, recupera le cime degli ormeggi. Sono l'unico osservatore, tutto il porto è deserto. Appena fuori del molo l'onda lunga si gonfia come il respiro di un gigante, sollevando la barca per poi farla ridiscendere, prima di risalire sulla successiva. Auguri ragazzi, che la fortuna vi sia amica. ore 06.00. Lo scenario in città comincia a cambiare, ai pochi ritardatari si cominciano a sostituire i mattutini. Coloro, specie i frontalieri, che devono raggiungere un posto di lavoro lontano, le donne delle pulizie che lavano le scale nei condomini, il venerdì gli ambulanti del mercato settimanale. E' un mondo quasi sconosciuto a chi conduce abitualmente una vita “normale". Così mi attardo ad osservare questo mondo diverso, ma forse più vero, fatto di persone dall'apparenza semplice, essenziale, che non sembra avere molto tempo per frivolezze inutili, persone assorte nei loro pensieri, impegnate nel quadrare i loro bilanci famigliari. Uomini di mezza età con la sigaretta tra le labbra, un po’ curvi, con sguardo basso di fronte a se, invecchiati precocemente dalla fatica e da una vita sregolata, che passano le poche ore libere dal lavoro in un bar a giocare a carte e a bere, con gli occhi arrossati dal fumo delle sigarette che tengono costantemente tra le labbra, infervorati nella discussione sull'ultima partita di calcio, ai quali non rimane che il tifo per la squadra, per distogliersi dalla dura realtà della vita, spendendo qualcosa in più del dovuto, per la scheda del totocalcio, pur non credendo più di tanto nella buona sorte. Donne non più giovani, che ormai dovrebbero occuparsi solo del focolare domestico, consigliando con la loro esperienza figlie e nuore a come accudire ai nipoti appena nati, invecchiando serenamente, e che invece sono costrette a lavori faticosi forse per l'egoismo di mariti e figli, tuttavia consola vedere anche giovani di ambo i sessi, ragazzi positivi, con le loro sacche, il contenitore termico per avere un pasto caldo sul posto di lavoro, probabilmente un cantiere lontano dalle comodità cittadine, dignitosi, seppure vestiti modestamente, consapevoli di avere un posto di lavoro e quindi, più fortunati di altri, e poi ragazze, anche giovani e carine che sembra esistano solo in queste ore, poiché non capita mai di incontrarle per la città durante il giorno, neppure nei festivi. Visi sconosciuti che quando non lavorano, probabilmente sono occupate ad accudire alla casa, anche loro vestite dignitosamente in tutte le stagioni, pulite, ordinate, mai appariscenti, eppure squisitamente femminili, quasi sempre in jeans, per praticità, e forse per non suscitare troppo interesse in fabbrica, nella quale probabilmente lavorano a contatto con uomini. Camminano con lo sguardo dolce e sereno, forse pensando al loro ragazzo, non scontente per doversi alzare così presto, lo sguardo di chi pensa in concreto. Giovani esemplari, che per la loro modestia e semplicità rimangono nell'ombra, ma è bello sapere che ci sono. Qualcuno penserà che i loro amori, le gioie, i dolori siano sentimenti meno importanti di quelli divulgati dai media, in TV, letti sui rotocalchi, sulla carta patinata, o su qualche libro d'autore. Ma non per me…

giampiero

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nuotare in solitudine...

 

21 maggio

Primo giorno di nuoto


...nessuno sulla spiaggia, il mare calmo, sono assolutamente solo...intravedo qualcuno in lontananza, non meno di 400m. nessuno in acqua..sono qui dalle 9.00 ho letto i quotidiani e ho preso sole abbastanza per aver voglia di rinfrescarmi...sono pronto per il primo bagno della stagione..avrei preferito entrare gradatamente, ma la risacca ha formato uno scalino di ghiaia che rende difficile l'entrata progressiva...meglio così, ormai sono dentro, a parte lo sbalzo iniziale di temperatura, non è poi così fredda come pensavo...essere completamente solo, e muovermi lentamente nell'acqua fresca e salata mi da un senso di libertà, oltre al corpo tonifica lo spirito...posso pensare senza rumori o distrazioni...manchi solo tu!...poterti ascoltare, la tua voce, le tue parole che raccontano di te...poter dire qualcosa che ti diverta, una battuta riuscita...e ascoltare la tua risata cristallina...nuoto lentamente, senza fretta, bracciate distese sfruttando il galleggiamento...non più di 500m...15/20 minuti......mi manchi...

giampiero

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rally...

 

In quegli anni la Lancia si doveva confrontare con le più potenti Porsche e le più leggere e scattanti Renault. La Fulvia sembrava partire svantaggiata da questo confronto, ma i pochi che riuscivano a capirla e guidarla nel modo dovuto, venivano ampiamente ripagati dai risultati. Fra tutte le auto più o meno competitive non era la più potente ne la più prestigiosa, tuttavia la preferivo per la difficoltà nel guidarla. Era superba, ostica, imprevedibile, caratteristiche che in una donna non mi sarebbero piaciute. In quella macchina erano invece affascinanti e, al contrario degli altri piloti che si arrendevano presto a queste difficoltà, ne venivo stimolato. Sapevo, che guidata con precisione e senza affanno, quasi accarezzandola come fosse un delicato strumento musicale si ottenevano grandi soddisfazioni, come riuscire a far meglio di auto molto più potenti e blasonate dal costo circa doppio. La Lancia Fulvia Coupe HF era per me (in certi momenti) come un'amante con la quale dividevo complicità e sensazioni che andavano al dilà della competizione con gli altri, ma che godevo anche durante le prove solitarie o nei trasferimenti. Il piacere raggiungeva il culmine nei percorsi invernali, attraversando in piena notte le foreste con la strada e gli alberi imbiancati dalla neve. Era uno spettacolo stupendo che faceva dimenticare le difficoltà economiche affrontate per poterla avere. Quella notte dovevo collaudarla nel suo insieme per verificarne l'equilibrio generale, e avevo deciso di andare solo. Mi sono riposato il pomeriggio per poter affrontare la notte con lucidità, la macchina è pronta, mi sento bene. Guardo dalla finestra la rossa sagoma della Fulvia acquattata sulle ruote. Sembra aspettarmi con pazienza e complicità, come sapendo che insieme faremo grandi cose. Mi piace tutto di lei, come quando si è innamorati. Anche quell'handicap di potenza che molti gli rimproverano, per me non è che uno stimolo che alimenta la sfida. So che il tempo inevitabilmente perso in salita è recuperabile con una dose di temerarietà (e un pizzico di incoscienza) in discesa o in curva, dove i cv sono meno importanti, "staccando" in ritardo rispetto agli avversari. Sono pronto, mi infilo al posto di guida metto il contatto. Il ticchettio della pompa di alimentazione elettrica che riempie di benzina i carburatori è l'unico suono nella notte. Attendo qualche secondo, premo il pulsante di avviamento, il motore fa sentire il suono non sostituibile con alcuna sinfonia. Fa freddo, ma scivola su di me lasciandomi indifferente. Il parabrezza, gelato nel suo perimetro, mi consentirebbe di vedere abbastanza per partire subito, tuttavia devo aspettare che il motore raggiunga una temperatura accettabile. Mentre tengo con l'acceleratore il motore al regime adatto, immagino come si muove la meccanica al suo interno, le varie fasi del ciclo, i pistoni che salgono e scendono all'interno dei cilindri, le bielle che li collegano all'albero motore, le valvole che si aprono e chiudono in sincrono, e l'olio ancora denso che alimentato dalla pompa lubrifica il tutto. In questo momento non riesco ad immaginare un luogo più desiderabile nel quale vorrei essere. Il liquido di raffreddamento a raggiunto la temperatura che mi consente di partire, premo il comando della frizione, innesto il primo rapporto e avvio dolcemente la Fulvia. Ho molto rispetto per la meccanica della mia macchina, non solo perché ripararla è costoso, ma la considero quasi una cosa viva. In pratica non la guido, ma è come se dialogassi con lei. Anche nei momenti più impegnativi quando sembra essere recalcitrante ad inserirsi in curva, con quel motore a sbalzo anteriore che la forza centrifuga sembra trascinare all'esterno di ogni curva affrontata velocemente. Questo è per me il suo fascino. Inserirla rapidamente è tuttaltro che semplice, ma è come se mi invitasse a capirla sempre più, in modo da riservare solo a me i suoi segreti più intimi. Comincio a vedere la neve ai lati della strada, presto diventerà un manto unico e compatto, soltanto più battuta sulla carreggiata. Aumento la velocità approfittando del traffico inesistente per testare l'assetto sull'asfalto. I Pirelli CN36 aderiscono piacevolmente e mi invitano a cercare il limite della Fulvia. Il cambio da Rally a rapporti ravvicinati è preciso e immediato, le marce si susseguono velocemente. Mi sento perfettamente in simbiosi con la macchina e insieme ci opponiamo alla forza centrifuga che vorrebbe buttarci fuori per la tangente ad ogni curva. Tenendo l'avantreno all'interno ne evito il deciso sottosterzo che la caratterizza. I fari come sciabolate nella notte cercano con impazienza la curva sucessiva. La scocca sembra torcersi per lo sforzo, ma tutto è sotto controllo. I dischi dei freni sono ormai roventi come usciti da una forgia, e so che all'esterno sono visibili attraverso le finestrelle dei cerchi ruota, tuttavia hanno conservato in buona parte la loro efficacia. Tutto procede per il meglio, l'assetto mi soddisfa e posso fermarmi da un distributore dove ho lasciato in precedenza i Pirelli da neve/ghiaccio. Il proprietario, un po' assonnato, mi saluta cordialmente e mi chiede informazioni sulla prossima gara, mentre mi aiuta a sostituire le ruote con pneumatici MS. La luce fredda dei neon si riflette sull'asfalto bagnato, avvolgendo la sagoma della Fulvia HF. Per un'attimo mi fa pensare ad un'armatura. Le sue ruote, con 350 chiodi che sbucano sfavillanti per due millimetri dalla gomma, brillano sinistri nella notte, ricordandomi le mazze armate usate dai cavalieri del medioevo. Riparto dopo il rifornimento, la Fulvia, come per incanto cambia completamente temperamento. Lo sterzo si è fatto leggero in conseguenza della riduzione di attrito per l'interposizione dei chiodi tra gomma e asfalto. Adesso sembra un'altra macchina. Ma questa è una esperienza che ho già acquisito in passato, per cui proseguo con tranquillità. La guida è completamente cambiata, a macchina scivola da una curva all'altra, l'aderenza è molto ridotta. Ogni manovra richiede un notevole anticipo. Si rende necessario calcolare i tempi con assoluta precisione, poichè ogni correzione può essere attuata solo assecondando la vettura e non costringendola ad inserirsi in curva. I freni non vengono praticamente usati. Per ridurre la velocità è più efficace "intraversare" la macchina. Inizia quella che si può paragonare a una danza. La Fulvia scivola da una curva all'altra con l'eleganza di una ballerina e vuole essere guidata con estrema dolcezza. Tutti i comandi vanno sfiorati, senza gesti bruschi, senza impegnare alcuno sforzo fisico ma concentrandosi e fondendosi con tutta la meccanica, prevedendone ogni reazione. Aumentando o diminuendo la potenza si ottiene il trasferimento di carico necessario per rendere la vettura sottosterzante o sovrasterzante. Adesso il manto stradale è completamente bianco e così tutto quello che mi circonda. I chiodi mordono il ghiaccio e la situazione (pur nella precarietà dell'aderenza) diventa più divertente, anche perchè i muri di neve ai lati della strada ridurrebbero le conseguenze di un eventuale errore. Adesso lo spettacolo è impagabile; i rami degli alberi piegati sotto il peso della neve, la visibilità perfetta per i riflessi di tutto quel candore. I cristalli di ghiaccio che brillando come diamanti amplificano l'efficacia dei proiettori supplementari da gara. Sono le tre di mattina e sono assolutamente solo su strade abitualmente poco frequentate. Posso vedere in lontananza malgrado le curve e quindi, osare senza mettere a repentaglio l'altrui incolumità. Tutti i sensi sono attivati, il suono del motore è un barrito nella notte. Ad ogni accelerata i carburatori orizzontali da 45 spalancano le "farfalle" e ingoiano aria e carburante. Sento il leggero sibilo dei ruotismi del cambio, controllo gli strumenti con un rapido sguardo. Adesso siamo una cosa sola io e la Fulvia. Ogni parte di lei è un prolungamento del mio corpo. Niente mi sfugge, è come se le mie estremità accarezzassero la strada. Ad ogni movimento della sospensione come se piegassero i miei arti. Quarta, quinta 5000 giri/m la velocità circa 130km/ora. Adesso non è più sufficiente dosare l'acceleratore per inserire la macchina nei curvoni ad ampio raggio. Continuando ad accelerare con il piede destro, con il sinistro doso i freni in modo che le ruote posteriori, non trascinate dalla trasmissione, abbiano un numero di giri inferiori a quelle anteriori e, perdendo aderenza, provochino una leggera sbandata del retrotreno, consentendo di controllare l'asse della vettura. La stessa tecnica è necessaria nelle curve strette e nei tornanti affrontati a velocità da gara poiché la Fulvia, guidata in modo tradizionale, non vuole saperne di inserirsi correttamente in curva. Scorgo in lontananza dei fari che si avvicinano, dalla potenza luminosa intuisco che si tratta di un'altra macchina da gara...
giampiero
Ciao Giampiero,
e grazie di averci inviato il tuo racconto.
Commento: Questo racconto rappresenta la vera e propria poetica dell' "automobile", in particolare la Fulvia coupe (macchina storica per molti versi), che viene descritta in tutti i crismi come una donna (persino dal protagonista); e che assume i connotati di un oggetto di supremo piacere fisico oltre che mentale. Un unione uomo-macchina che ha coinvolto e coinvolge moltissime persone e che quindi dà a questo racconto lo spessore del "classico", anche se con degli spunti di originalità notevoli, soprattutto per i ritmi narrativi.

Giulio Perrone

Direttore de IL FILO

giulio.perrone@email.it

www. i lfiloonline.it

 

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