Sito di giampiero

Il mestiere più facile? Il politico.
Se non hai idee è sufficiente opporsi a quelle degli altri.

L’ipocrisia non è un reato perseguibile.
Purtroppo!

Mi piacciono le donne. Non ho pregiudizi verso gli omosessuali.

-Mi farebbe un autografo?
-Ha sbagliato persona, non sono nessuno
-Appunto, il mondo è pieno di presunti fenomeni auto-referenziati.

A un progresso tecnologico rapidissimo si contrappone l’esasperante lentezza di quello umano.

Libertà di culto e divieto di fanatismo. La difficoltà consiste nel posizionare il confine.

Chissà se un giorno avremo un politico capace di guardare più avanti di quello che è accaduto ieri.

Diffido delle persone poco serie quanto quelle troppo seriose.

“Fortunato il popolo che non ha bisogno di eroi”
Sopratutto di idoli.

Incontrare persone colte, istruite è relativamente facile.
Intelligenti, imparziali molto più difficile.

Non ti preoccupare troppo quando sei depresso, solo gli stupidi non corrono il rischio.

Il nostro sarà il miglior paese al mondo nel quale vivere quando l’intelligenza sarà più gratificante della furbizia.

Non esiste argomento anche il più scomodo e scabroso che non si possa discutere, affrontare se non si è ipocriti.

Quando nessuno condivide le tue idee potresti essere un pazzo…
o un genio.

Consapevolezza di non essere più giovane:
quando non sarai mai più protagonista delle tue fantasie.
giampiero

Non do consigli a pagamento, figuriamoci gratis.

giampiero

p.s. posso sembrare pignolo e puntiglioso, è solo che odio essere frainteso.

…..

Mi chiedo se l’essere umano non sarebbe migliore accontentandosi di essere amato per quello che è con le sue debolezze, imperfezioni, fallibilità senza l’ossessiva ricerca di ammirazione e invidia altrui.
giampiero

Lo spazzino
A volte un po’ curvo scopa metodicamente con la ramazza foglie, mozziconi di sigaretta, carte, escrementi di cani che hanno un padrone maleducato. Silenziosamente fa il suo dovere senza clamore e con dignità si guadagna da vivere. Non immagina di essere osservato e apprezzato, non conosco il suo nome ne la sua famiglia ma quando passo vicino a lui non rinuncio mai a un saluto.
A questa società malata che s’inchina davanti a un abito firmato e alla supponenza di chi l’indossa scelgo lui.
giampiero

…..

La maggioranza delle persone paga per fare cose che non farei se mi pagassero.
Non mi fa sentire migliore ne peggiore, solo non conforme.
giampiero

Scuola media.
L’insegnante di lettere era stimata da colleghi e alunni; seria, professionale, algida. Un giorno accadde quello che nessuno si sarebbe aspettato: mi chiamò alla cattedra e disse a tutti che nessuno di loro avrebbe avuto i miei voti poiché ero molto più maturo. Poco dopo abbandonai gli studi e iniziai a lavorare…
con qualche dubbio sul mio essere maturo…
giampiero

…..

…nessuno è più solo di chi prevede con molto anticipo quello che accadrà.
aprile 1982 quando famigliari, amici e colleghi pensavano fossi un visionario pessimista e oggi rispecchia fedelmente la situazione economica del paese.

giampiero

“Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera”.
Salvatore Quasimodo

Gentile Signora

non ho idea di chi lei sia e dubito che avrò un’altra occasione per incontrarla.
Ho avuto modo di vederla una sola volta e per un istante, il tempo che lasciasse il parcheggio non per cortesia ma solo perché doveva andare via. Ingenuamente o perché le probabilità di trovare posto sotto casa sono quasi nulle l’ho ringraziata e in risposta ho ricevuto un: “ di cosa”? Approfitto di questo spazio anche se a lei sembrerà ancora una volta senza senso le ripeto qui il mio “grazie”, non per il parcheggio ma per il sorriso che rimane l’unica cosa che ho potuto vedere di lei.
giampiero

mi piace e non mi piace:

mi piace:
intelligenza, sincerità, modestia, altruismo… timidezza.

non mi piace:
arroganza, supponenza, ostentazione… ma sopratutto la stupidità di alcune persone che per istruzione e cultura si credono intelligenti per conseguenza (e non sono poche).

Sono stato e sarò sempre in difesa dei deboli non degli stupidi.
giampiero

io e le donne…

Peculiarità del matrimonio: normale che tua moglie ti chieda cosa ti piace, altrimenti come potrebbe negartelo.

Conversazione al tel. tra coniugi
(il “caro” è riservato alle fiction e il condizionale non è casuale)
-cosa vorresti oggi per pranzo?
-che ne diresti di questo…
-no, non è possibile.
-o quest’altro…
-neppure.
-allora questo ancora…
-neanche.
-fai quello che vuoi purché non sia quello la…
-non sei mai contento, è proprio quello che ho preparato.

Per trovare l’anima gemmella sono sempre stato disposto a notevoli sacrifici. Ad esempio 5km in limousin con autista.
Una bella casa? Una bella macchina? Un bel vestito? Una bella donna….?
Nulla può essere bello se non è anche comodo!
giampiero

Maurilio

Maurilio era un uomo magro, non alto, ossuto ma non gracile, sposato con una donna fisicamente e caratterialmente forte. Addetto alla manutenzione delle attrezzature lavorava praticamente senza sosta dall’alba al tramonto nella grande falegnameria nella quale giocavamo praticamente ogni giorno assieme ai suoi due figli, al figlio del proprietario e qualche altro amico. Non avevo mai visto Maurilio immobile. Un giorno lo trovai seduto sul muretto che separava la strada dal torrente (quasi sempre in secca) di fronte alla falegnameria. Era un fatto del tutto anomalo. Mi avvicinai lentamente quasi temessi di disturbarlo e mi sedetti sul muretto a circa tre metri da lui. Nel silenzio ascoltai Maurilio parlare sottovoce tra se ma forse anche nel desiderio di essere ascoltato da qualcuno, fosse anche da un bambino quale ero. Sempre vestito modestamente non aveva ambizioni di alcun genere, ancor meno nell’abbigliamento. Parlava dell’acquisto di un paio di scarpe che, per quanto economiche, sua moglie gli aveva negato perché probabilmente incidevano sul bilancio famigliare. Si capiva che non stava bene e le sue riflessioni erano un amaro bilancio della sua vita. Ormai malato morì di tumore dopo poco tempo. Non ho mai dimenticato quest’uomo.

Addio Maurilio

giampiero

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Posted on 28 ottobre 2010

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un gentiluomo non dice mai a una donna: “sei una troia” ma:
“dopo averti conosciuta mi sono iscritto al club dei cornuti…
mi hanno eletto subito presidente”.
giampiero

L’unico vero pudore è rispettare il prossimo, se necessario aiutarlo nel limite delle proprie possibilità.
Il resto è ipocrisia.
giampiero

Ricordi…

Per la mia generazione.
Ricordi: temporale di fine agosto… jukebox dello stabilimento balneare suonava: “Sognando California”, il tetto gocciolava qua e la, guardavamo con un po’ di malinconia chi non avremmo più rivisto fino alla stagione successiva. Provai la netta sensazione che non fosse la fine di una stagione… ma di un’epoca… e fu così…..

ricordi…

Eravamo giovani, eri bellissima, per me non avresti potuto esserlo di più.
Bastarono poche parole per farmi capire che pensavi ancora a lui e farmi desistere dal far l’amore malgrado fossi nuda, disponibile, desiderabile da perdere la ragione. Quelle rare volte che c’incontriamo ci salutiamo con un ciao, senza fermarci e con lieve imbarazzo. Nella frazione di secondo nella quale posso vedere i tuoi occhi leggo ancora la sorpresa, un dubbio, una domanda…. Probabilmente penserai che sono stato stupido o non abbastanza “maschio”.
Continuerò a illudermi d’essere stato semplicemente uomo.
giampiero

(Nelle ormai innumerevoli notti insonni riemergono ricordi)

Il nome del minuscolo stabilimento balneare dell’epoca assemblato in parte con materiali di recupero era pretenziosamente “L’Oasi”.
Un insignificante ragazzo diciottenne squattrinato e molto magro era disteso sulla sabbia.
Corteggiata dai “playboy” del periodo e stranamente spalmata su di lui una bellissima ragazza che, senza esagerare, poteva essere una modella.
Incomprensibile a tutti il suo interesse e in particolare a me che ne ero il beneficiario.
Tre amici che osservavano la scena dalla piccola terrazza sovrapposta e poco rassicurante si agitavano più del dovuto fino al punto che uno di loro mi offri la chiave di casa perché andassi a “consumare”. La mia risposta che definirei quantomeno stupida fu che non c’era fretta.
Non fu l’unica occasione con F. anche perché l’iniziativa era sempre sua.
Malgrado sia trascorso oltre mezzo secolo non so trovare spiegazioni sia al suo interesse che alla mia rinuncia.
giampiero

non si può piacere a tutti…

perché ti piace: sei un uomo libero.
…perché lo fanno tutti: sei uno schiavo.

Un giorno il mondo si sveglierà accorgendosi che l’importante non è solo vincere ma “come”
e sarà un mondo migliore.

Verità: materia quasi estinta riservata a pochi eroi disposti ad accettarne le conseguenze.

E’ possibile che il mondo sia degli ottimisti. Certamente non è degli illusi.

Non ho bisogno di qualcuno che mi aiuti a risolvere problemi. Mi basta non avere nessuno che me li crei.

Lo stupido non cambia mai idea…
il cretino sempre.

Ne consegue che la coerenza sia un concetto astratto.

giampiero

Liguri…

Liguri, che gente…

…abituati da sempre a lottare in una terra aspra con monti a ridosso del mare. Rari spazi ai quali strappare frutti con ingegnosi e faticosi terrazzamenti. Navigatori mai domi, primi conoscitori di altri popoli e ospitali nei loro porti. Spendono ma non sprecano. Sorprendentemente generosi con discrezione (vedi Telethon). Orgogliosi, dignitosi, di poche parole, concreti e avversi a ogni ostentazione. Coscienti che non si può scegliere di chi innamorarsi e sovente neppure a chi voler bene. Quando accade che entrambi i sentimenti siano indirizzati alla stessa persona a volte concedono fiducia a chi non la merita e non avrebbe motivo di mentire ma come i fiammiferi si lasciano fregare una sola volta. Il rispetto della legalità gli conviene in tutti i suoi aspetti. L’amicizia di un Ligure non è scontata, si conquista ed è per la vita. La sincerità una componente irrinunciabile.

Privilegiano l’intelligenza e non amano chi pratica la furbizia.

giampiero

(un ligure orgoglioso che sa di non essere perfetto)

indirizzata…

…a donne che hanno la sensibilità di un caterpillar movimento terra (per fortuna una minoranza) e a quelle che ce l’hanno in saldo tutto l’anno:
avete messo in competizione due o più imbecilli per conquistarvi.
Sappiate che nessun uomo che abbia dignità si batterà per voi.
Questa sfida l’avete già persa poiché rimarrete sole…
o in compagnia di un imbecille.

giampiero

Mantide…

…lo sapevamo entrambi che non sarei sopravissuto alla seconda (ma quanto ..zz. durano le tue scopate!?). Stai andando in chiesa (ma…se non ci andavi mai) con i soliti occhiali scuri che porti anche quando piove e completi l’occasione indossando qualcosa di nero.

Il prete ti ha vista inginocchiarti al confessionale (incredibile, ma… sei proprio tu?):

“Padre, ho peccato”

“Dimmi figliola, è grave? (la chiama pure figliola!?)

“Si padre”

“Dimmi”

“Ho commesso un delitto”

“Che genere di delitto?

“Omicidio sessuale”

“Spiegati meglio figliola”

“Non ho saputo… potuto resistere. La tentazione era troppo forte”

“??”

“Si… era un seduttore… ma io…”

“Tu cosa figliola?” (intanto il prete non è più così eretto… sul busto intendo, ma leggermente curvato verso di lei, come se volesse avvicinare l’orecchio alla grata”

“io avevo in programma anche la terza, pur sapendo che probabilmente sarebbe …….. a metà della seconda”

“Ma… figliola!”

“Si padre…” (solo la grata può nascodere il godere nella sua espressione ma non quello del tono della voce)

“Ti rendi conto che si tratta di…. omicidio?”

“Si padre… ma… l’aspetto peggiore è che non riesco a pentirmene”

“Per quale motivo? Cosa ti aveva fatto quell’uomo?”

“Nulla di male padre anzi… era solo più anziano di me”

“………..”

“La prego padre; mi dia una penitenza esemplare” (e qui il suo godere diventa evidente non riuscendo a trattenere un mugolio di piacere)

“………..”

“La prego”

“Non mi viene in mente un castigo adeguato. Vista la natura del peccato per il momento usa il cilicio per fustigare energicamente i tuoi glutei fino a che sanguineranno.”

“Grazie padre, lo farò.”

Dopo il commiato di rito, tornando a casa la “Peccatrice” decise che come morfificazione della carne era meglio schiaffeggiare una bistecca anche perchè al funerale doveva essere in splendida forma. Non c’era molto tempo e si doveva studiare come far sapere “tutto” alle amiche senza dirlo direttamente, le quali (oltre a rosicare d’invidia) avrebbero a loro volta informato mariti e amanti e lei avrebbe avuto su di se gli occhi di tutti i loro uomini.

Forse la vicina di casa che origliava continuamente poteva essere utile…..

 

giampiero

donna…

Ti osservo dormire…un sonno profondo, rigenerante, quasi infantile… meritato…Non voglio disturbarti in alcun modo, i miei passi sono silenziosi…felpati. Non ho bisogno della luce per muovermi, è sufficiente il chiarore che filtra attraverso le tende…il silenzio è totale, la città…dorme…ho tutto il tempo per pensarti senza distrarmi…Mi piace guardarti nel tuo sonno, vegliare su di te, proteggerti a tua insaputa, immaginarmi cavaliere senza paura, forte e discreto…Il lenzuolo candido che ti ripara dall’umidità della notte non nasconde la tua femminilità…
Malgrado il tuo viso sia in ombra, le forme che si intuiscono non consentono dubbi sul tuo sesso…il braccio sinistro sotto il cuscino, il destro abbandonato sul letto accenna un dolce angolo…Penso al seno compresso dal pur lieve peso del tuo corpo…ingenuamente mi preoccupo, ho l’impressione che possa farti male, vorrei sollevarti leggermente per impedirlo…il tuo corpo sagoma il lenzuolo come una scultura, scende dolcemente sulla vita per poi gonfiarsi sui fianchi, segue fedelmente le tue forme come opera di un abile sarto…I miei occhi si abituano sempre più al buio, permettendomi di vedere il tuo viso, ha un’espressione serena, un accenno di sorriso, leggero, sincero, spontaneo come quello di una bambina…Stai sognando, ma nel tuo sogno ci sono anch’io…potrei svegliarti e prenderti, subito! Ne saresti felice…Ti volti lentamente nel sonno scoprendoti, e ogni volta mi sorprendo per quanto ti ami e ti desideri…
L’alba è vicina, l’attesa dolce…
Domani sarà… un’altra notte…

giampiero
sonno

primo incontro…

Primo incontro.
Imbarazzi e formalità erano superati dagli eventi. Non era facile accadesse ma qualcosa ti aveva spaventata da poco e volevi essere rassicurata da un abbraccio sincero, istintivo… quello che prima avremmo desiderato entrambi. L’abito lasciava scoperte parte delle spalle e malgrado fossi più alto di te le mie labbra non tardarono a sfiorare il tuo collo. Sentivo il corpo caldo contro il mio acquisire fiducia attimo dopo attimo e non trattenni un bacio che per la prima volta era a contatto della tua pelle… tutto sembrava naturale come ci fossimo conosciuti da tempo, la fiducia completa e incondizionata… la bocca si avvicinò al tuo orecchio come a voler impedire che altre indiscrete ascoltassero e disse senza esitazione o timore di essere frainteso quello che raramente aveva pronunciato anche nell’intimità più completa: “Voglio baciare il tuo sesso”. Mi allontanasti quel poco che bastava per poter guardare nei miei occhi e capire che non vi era nulla di lascivo ma solo il desiderio di te e nessun’altra.
giampiero

centro commerciale…

Centro Commerciale: ore 13.50
Il reparto abbigliamento è situato al piano terra. I clienti sono pochi e svogliati, le commesse annoiate. Lia sembra aver trovato un capo che le piace, mi chiama per farmelo vedere e insieme ci avviciniamo alla zona riservata alle prove. La porta del box è ad un solo battente senza molla di richiamo, tagliata sopra e sotto. Chi si trova all’interno può essere visto solo dalle spalle in su e da metà tibia in giù. Mi aggiro nelle vicinanze mentre Lia si spoglia, tanto so che mi chiamerà per chiedere la mia opinione sul capo. Pochi istanti dopo la sento pronunciare il mio nome e mi avvicino al box. Apre il battente e mi guarda con espressione interrogativa, ha tolto i pantaloni neri e indossato la minigonna blu presa in prova. La gonna la fascia perfettamente senza peraltro essere stretta, quasi una seconda pelle. Trovo che l’insieme sia esente da critiche, non tanto la minigonna quanto quello che c’è dentro e comunque non le permetterei di scegliere qualcosa di non adatto. Si gira lentamente specchiandosi da ogni angolazione e godendo del mio sguardo. Decidiamo per l’acquisto, non le rimane che cambiarsi per indossare nuovamente i pantaloni. Mentre si sfila la gonna avvicino il battente allo stipite, Lia evita di azionare il chiavistello rassicurata dalla mia presenza e dalla certezza di non essere vista da nessuno tranne me. Tutto sommato è una giornata noiosa e sento la necessità di vivacizzarla un po’. Sono piuttosto alto e posso osservare Lia oltre il battente con assoluta facilità. Indossa solo la maglia e uno slip sgambato bianco di pizzo che la fascia come un guanto nascondendo ben poco e comunque quello che non vedo lo conosco bene. Lia si accorge che la sto osservando e dal mio sguardo intuisce il desiderio…ma non solo: sa che ho qualcosa in mente. Mi sorride con complicità consapevole della sua avvenenza ma non immaginando cosa sto per fare. Apro il battente quel tanto che basta per farmi entrare e lo richiudo alle mie spalle, Lia ride pensando ad uno dei miei soliti scherzi ma prima che possa formulare una frase infilo le mani ai lati dello slip sfilandoglielo fino alle ginocchia. I suoi glutei sono bianchi, sodi e la reazione scontata: “Sei pazzo?Qui?Che vuoi fare?”. Approfitta dello specchio per guardarmi negli occhi e capire che non scherzo, cerca debolmente di convincermi a desistere: “Finiremo in Questura” e io “Chisenefrega”, la mia determinazione è evidente. Nel frattempo mi sono liberato parzialmente degli indumenti in eccesso, ho invitato Lia ad appoggiarsi alla spalliera della sedia di servizio in modo da potersi proporre nella posizione che mi facilita il penetrarla. Una commessa sulla trentina si sta avvicinando casualmente ai box e il suo sguardo si posa su di noi senza particolare curiosità almeno fino a quando non apro volutamente il battente di circa 40cm. permettendole di vedere quanto sta accadendo all’interno. Lia mi ripete debolmente (e con sempre minore convinzione) che sono pazzo, ma questo sembra eccitarla e adesso ci stiamo godendo l’amplesso senza alcuna intenzione di interromperlo rimandando ogni possibile preoccupazione per le conseguenze. La commessa guarda inizialmente e distrattamente senza vedere, poi quasi incredula, quindi scandalizzata, indecisa sul da farsi, prende tempo, si guarda intorno, torna a guardare noi, non sa che atteggiamento assumere, non vorrebbe attirare troppo l’attenzione, oltretutto siamo clienti conosciuti anche senza essere in particolare confidenza con il personale. Intanto, molto lentamente, data la scarsa affluenza di clienti, si sta avvicinando anche la responsabile del reparto, una signora piacente sulla cinquantina, non troppo appariscente, elegante ma senza ostentazione. La commessa, per scaricarsi ogni responsabilità, decide di essere zelante e sussurra alla signora in arrivo quanto sta avvenendo nel box. Non appena lo sguardo della responsabile si volta dalla nostra parte aumento di altri 10cm. l’apertura del battente in modo che non ci siano equivoci su quello che sta accadendo né sull’ intenzione di non nasconderlo. L’evidenza delle mie intenzioni, il fatto che sia conosciuto in città come persona irreprensibile (divagazioni sentimentali a parte), il “candore” nel far partecipare anche loro almeno visivamente, le rende titubanti. E’ sufficiente guardarle per intuire i loro pensieri: la commessa finge di essere scandalizzata, mentre la responsabile del reparto vorrebbe far valere la propria autorità senza attirare troppo l’ attenzione e tanto meno sollevare scandalo con il rischio di perdere clienti (noi compresi). Non posso nascondere che nel mio progetto era compresa anche questa eventualità, rendendone accettabile il rischio. Le due donne continuano a consultarsi e fingendo indifferenza si guardano attorno, ma senza rinunciare ad osservare anche noi, e ogni volta che accade, mi assicuro che vedano Lia che sta godendo, e io con lei…La situazione si sviluppa, la responsabile sembra aver preso una decisione, la commessa si allontana (si direbbe a malincuore), mentre lei si avvicina lentamente quasi a voler impedire il passaggio ad una cliente che si sta avvicinando a quella zona. La mia sfacciataggine nel farci vedere in quella situazione senza neppure chiudere il battente sembra sorprendere la signora ma nel frattempo la rende complice. Adesso ha recuperato il controllo e si avvicina sempre più. Quando si trova a circa tre metri da noi, si ferma e girando su se stessa ci volta le spalle, coprendoci intenzionalmente alla possibile vista dei clienti. A quella distanza siamo in grado di sentire distintamente la sua voce un po’ seccata: “Almeno sbrigatevi….”.

giampiero

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la scommessa….

Ogni volta che accenno all’intento di sculacciarti come si fa con una bambina, ottengo una reazione immediata, ti volti di scatto freddandomi con un secco e categorico: “Scordatelo”. Sorrido alla tua risposta, irritandoti ancora di più. Ti ho promesso che prima o poi lo farò, e ci riuscirò senza (naturalmente) usare la forza. Pianifico la strategia, finché un giorno si presenta l’occasione propizia per attuarla. Infatti, nel mezzo di una discussione che ci trova su posizioni opposte, viene fuori una scommessa. Sei così sicura di te da accettare qualsiasi pegno. Colgo il momento, e preciso le condizioni: nel caso perdessi, ti sculaccerei, e non dovresti opporre resistenza; al limite ti concederei una difesa verbale, con possibilità di “esaminare” un eventuale baratto del pegno con un altro di mia scelta o da te proposto, sapendo a priori (e qui baro un pochino) che non accetterei nient’altro in cambio. Passa qualche mese prima che si ripresentino le condizioni adatte, ma un giorno avviene quello che per te era del tutto imprevedibile: hai perso la scommessa! Fingo di non ricordare il pegno, anche se noto in te una malcelata inquietudine. Mi limito ad osservare il tuo leggero imbarazzo giocando al gatto con il topo, con la certezza che del pegno non farai cenno. So bene quanto sei furba, ma decido di non essere da meno. Aspetto qualche giorno e osservo diminuire la tua preoccupazione. Quando ormai sono certo che pensi d’averla fatta franca, ti ricordo (con finta noncuranza) il mio “credito”. Non so se riesco a nascondere il piacere nel vedere la tua reazione, tuttavia faccio del mio meglio per non intervenire durante il tuo monologo. Mi rivolgi insulti ed invettive, hai intuito che la mia attesa era calcolata; mi guardo bene dal confermarlo. Ti sfoghi in questo modo per un bel pezzo, irritata ancora di più dal mio silenzio, dal quale cerco di non
far trasparire alcuna emozione. Qualunque cosa mi dici, mi limito a sorridere lievemente. Conoscere bene il tuo orgoglio mi da un notevole vantaggio, non ti rifiuterai di “saldare”. Dopo una lunga pausa di silenzio cambi tattica, decidi di tentare la maniera morbida. Mi ricordi che ti ho concesso un “tentativo” di cambiare il pegno: confermo. Da quel momento mi proponi tutto quello che un uomo vuole sentirsi offrire in camera a letto. Faccio trasparire il mio interesse crescente diluito nel tempo, in modo da stimolare il più possibile la tua fantasia. Quello che ascolto mi da un piacere simile all’amplesso. Il modo in cui lo dici, raffinato, ricco di particolari, sicura del tuo fascino, della prorompente femminilità e del potere che questa esercita su di me. Esalti le tue forme muovendoti sapientemente, voltandomi le spalle per un attimo (facendolo sembrare casuale) sbottoni la camicetta in modo da rendere visibile parte del tuo stupendo seno. Resisterti è una tortura, tuttavia mi sono preparato da tempo a fronteggiare le tue “avance”. Esaurito il repertorio che sembra interminabile, e sempre piacevolmente sorprendente, sicura che gli “argomenti” siano una tentazione alla quale non posso resistere, vedendo crescere il mio desiderio, credi di avermi convinto a desistere dal mio progetto. Rimango in silenzio per qualche minuto, in modo che tu, nella consapevolezza del tuo potere di seduzione, possa assaporare il piacere della vittoria. Dopo averti lusingata con i migliori aggettivi di cui sono capace e aver esaltato al massimo la tua avvenente femminilità, sottolineando che nessun uomo sano di mente si sognerebbe di rinunciare, e vedendo crescere il tuo trionfo ad ogni mia parola, ti confermo tuttavia lamia irremovibilità nel realizzare il progetto originale. Schivo a stento un posacenere di cristallo che si frantuma in mille pezzi contro la parete. I tuoi occhi mandano ogni sorta di segnali minacciosi. Sono troppo impegnato ad evitare gli oggetti che arrivano come proiettili nella mia direzione, per recepire gli insulti e gli epiteti che mi rivolgi. Quando ti fermi esausta, facciamo un rapido bilancio dei anni e ci scambiamo finalmente un prudente sorriso di tregua. Tuttavia il tuo “problema” non è affatto risolto, così, rimanendo a qualche metro di distanza, e sollevando la gonna ti offrì affinché metta in atto quanto stabilito. Naturalmente rifiuto il modo e il momento. Ti ricordo che non è questo il comportamento che si
addice ad una signora e tantomeno la dinamica nella quale si consuma il “rito”. Stabilito anche che, essendo il vincitore, sono io a condurre il gioco. La tua espressione è tornata a passare dallo stupore all’ira. Non trovi il modo per venirne fuori, e dentro di te, maledici il momento in cui ti sei impegnata, meditando ogni sorta di vendetta. Ci conosciamo a sufficienza da sapere entrambi che questa “cerimonia” non si esaurisce con i tuoi glutei leggermente arrossati. Il gesto in se allude alla supremazia ancestrale del maschio sulla femmina, facendomi apparire come un maschilista (a torto, visto che non lo sono). Tuttavia, nella fattispecie, appaga il mio orgoglio di vincitore (Probabilmente se avessi vinto tu la scommessa mi avresti fatto vestire da donna). Facendo leva sulla nostra abituale correttezza nel mantenere gli impegni, e precisando (imprudentemente) che potrei non mantenere i miei in futuro in una situazione analoga, ma a mio svantaggio, ribadisco con fermezza che gestirò io “l’esecuzione della sentenza”. Trascorre una settimana nella quale facciamo l’amore ogni giorno scrutandoci negli occhi come a volerci impossessare l’uno dell’altra. La passione non è mai stata così coinvolgente, il desiderio così insaziabile. Intanto seiritornata a cullare l’illusione che abbia rinunciato a “riscuotere”. Ti osservo uscire dalla doccia, felice, appagata dalla tua bellezza e dal desiderio che leggi nei miei occhi, non ti sei curata di coprirti come fai d’abitudine per togliere l’umidità residua dalla pelle. Sei estremamente seducente, lo sai, e sfrutti le tue armi fino in fondo, sicura di te, quasi invulnerabile. E’ il momento adatto. Ti dico con calma che devi pagare il tuo “debito”. In un primo momento pensi che io scherzi. Mi guardi a lungo cercando di intuire i miei pensieri, poi, senza rancore ma con aria di sfida, convinta, che non abbia il coraggio i mettere in opera il mio intento, che non potrei violare tanta bellezza; ti consegni. Prima ti faccio sedere sulle mie ginocchia, i tuoi occhi non abbandonano i miei, cercando di controllare i miei pensieri. Poi con dolcezza faccio in modo che ti volti, appoggiando il ventre sulle mie gambe, la testa a sinistra le gambe a destra, a formare un angolo retto che cede al mio sguardo la tua parte più intima, esposta e vulnerabile. I tuoi capelli umidi sfiorano il pavimento, e i tuoi occhi, che non mi abbandonano mai, ti costringono a tenere la testa girata verso di me in una posizione che deve essere piuttosto scomoda. Tuttavia non rinunci a trasmettermi quel messaggio di sfida. Adesso il tuo guardo è un misto di amore/odio i tuoi occhi ancora increduli penetrano i miei convinta fino all’ultimo che non “oserò”. Sostengo ancora per qualche attimo la sfida, poi trasferisco la mia attenzione sui tuoi glutei, e sulla parte più intima incorniciata dal vello setoso che mi eccita, indebolendo la mia determinazione. Per un attimo sembri riacquistare sicurezza vedendo che ti osservo in un posto così desiderabile, e pensi che non lo violerò. Ho immaginato a lungo questo momento, e non desisto. Comincio ad accarezzare dolcemente le tue natiche, disegnandone i contorni, le mie mani si modellano su di loro in modo da aumentare il più possibile la superficie di contatto. Fremi indecisa, tra il piacere e la diffidenza, le mie dita si insinuano sulla superficie delle tue fessure, senza violarle, ti accarezzo dolcemente, senza fretta. Poi improvvisa, inaspettata la prima sculacciata, non violenta, ma decisa, con il palmo della mano, le dita unite a formare una superficie omogenea, accurata, tanto nell’esecuzione come nella zona da colpire, rigorosamente dove finiscono i glutei e inizia la zona posteriore delle cosce, facendo bene attenzione ad interessare anche il tuo sesso, il tutto in un solo atto. Adesso a tua espressione è incredula, ma prima che tu abbia il tempo di modificarla hai già ricevuto la seconda sculacciata, esattamente identica alla prima. Non può essere un caso, che il contatto avvenga proprio in quella zona, e mentre lo pensi arriva la terza poi la quarta…. Il tuo bel viso è decisamente più rosso delle tue natiche anche perché i miei colpi sono tutt’altro che violenti, ma i tuoi occhi sono autentica brace con l’evidente desiderio di incenerirmi. Il tuo disappunto raggiunge il massimo quando (come avevo previsto) cominci a provare piacere, e non puoi nasconderlo. La tua zona più intima si inumidisce sempre più, senza che tu possa controllare il godimento imprevisto che ti dà. Da quando ho iniziato a sculacciarti non abbiamo pronunciato una parola. Tutto quello che mi hai promesso in cambio del pegno avviene ugualmente,forse di più. Facciamo l’amore in silenzio, guardandoci con golosità crescente, poi con ingordigia quasi a volerci mangiare per possederci meglio, complici inseparabili nella irripetibilità del momento.

Non parliamo mai più dell’episodio, né io manifesto l’intenzione di replicarlo, ma per lungo tempo leggo nei tuoi occhi il desiderio inconfessato che si ripeta….

giampiero

preludio per una notte…

….ho accarezzato la parte esposta del tuo corpo senza fretta…il sole è tramontato, è l’imbrunire. Ti invito a sdraiarti sul ventre, il viso adagiato sul lato destro, le braccia piegate sotto il cuscino, le gambe appena divaricate. Indossi soltanto lo slip candido, semplice e un po’ “demodé” che preferisco. Sei assolutamente rilassata, fiduciosa, le palpebre chiuse. Le labbra accennano un lieve sorriso. Adagio lentamente le forbici sulla tua schiena all’altezza della vita. Al contatto con il freddo del metallo apri gli occhi, ti irrigidisci appena ma sai benissimo che non farei mai nulla che potrebbe dispiacerti e trascurando la natura di quell’oggetto misterioso ti abbandoni nuovamente ai tuoi dolci pensieri consegnandoti fiduciosa ai piaceri imprevisti che ogni volta so procurarti. Infilo l’indice delle mani sotto i bordi dell’unico indumento che indossi disegnandone lentamente i contorni, sollevi leggermente il ventre dal letto nell’intento di agevolarmi credendo che voglia finalmente liberarti da quell’ultima porzione di stoffa che ci impedisce la totale intimità. Faccio scorrere con esasperante lentezza le mie dita sui lati dello slip affinché convergano nel punto più sensibile ormai pulsante di desiderio. Dolcemente sollevi ancora i glutei come ulteriore invito a togliere definitivamente l’indumento. Le mie dita si toccano, si affiancano, ti accarezzano delicatamente nel punto più intimo, quindi si sovrappongono e mentre il mio dito sinistro continua ad accarezzarti il destro abbandona a malincuore il piacevole contatto, ma solo per consentire alla mano di prendere le forbici, accostare una lama al dito sinistro e tagliare in un’unica soluzione lo slip nel punto più stretto. Il triangolo di stoffa che copriva parte dei glutei e nascondeva alla mia vista ciò che tu eri impaziente di mostrarmi si ritrae in vita, lasciando scoperte quasi a sfidarmi in tutta a loro eccitazione quelle che appaiono come rose sbocciate di desiderio….

giampiero

con la bocca

http://erossoft.myblog.it/

MonteCarlo ore 04.00…

Sito di giampiero
Posted on 13 marzo 2014
Sito a Democrazia Limitata! (inadatto agli ipocriti)

Riservato a persone intelligenti che dispongono di sufficiente ironia e non si prendono troppo seriamente.
Se un giorno dovessi smettere di ridere di me stesso vorrà dire che sarò talmente rincoglionito da meritare di essere radiato anche da qui.

L’ipocrisia non è un reato perseguibile penalmente.
Purtroppo!

Mi piacciono le donne. Non ho pregiudizi verso gli omosessuali.

-Mi farebbe un autografo?
-Ha sbagliato persona, non sono nessuno
-Appunto, il mondo è pieno di presunti fenomeni auto-referenziati.

A un progresso tecnologico rapidissimo si contrappone l’esasperante lentezza di quello umano.

Libertà di culto e divieto di fanatismo. La difficoltà consiste nel posizionare il confine.

Chissà se un giorno avremo un politico capace di guardare più avanti di quello che è accaduto ieri.

Diffido delle persone poco serie quanto quelle troppo seriose.

“Fortunato il popolo che non ha bisogno di eroi”
Sopratutto di idoli.

Incontrare persone colte, istruite è relativamente facile.
Intelligenti, imparziali molto più difficile.

Non ti preoccupare troppo quando sei depresso, solo gli stupidi non corrono il rischio.

Il nostro sarà il miglior paese al mondo nel quale vivere quando l’intelligenza sarà più gratificante della furbizia.

Non esiste argomento anche il più scomodo e scabroso che non si possa discutere, affrontare se non si è ipocriti.

Quando nessuno condivide le tue idee potresti essere un pazzo… o un genio.

Consapevolezza di non essere più giovane:
non sarai mai più protagonista delle tue fantasie.

Non do consigli a pagamento, figuriamoci gratis.

giampiero

p.s. posso sembrare pignolo e puntiglioso, è solo che odio essere frainteso.

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…..
Posted on 10 marzo 2014
Mi chiedo se l’essere umano non sarebbe migliore accontentandosi di essere amato per quello che è con le sue debolezze, imperfezioni, fallibilità senza l’ossessiva ricerca di ammirazione e invidia altrui.
giampiero

Lo spazzino
A volte un po’ curvo scopa metodicamente con la ramazza foglie, mozziconi di sigaretta, carte, escrementi di cani che hanno un padrone maleducato. Silenziosamente fa il suo dovere senza clamore e con dignità si guadagna da vivere. Non immagina di essere osservato e apprezzato, non conosco il suo nome ne la sua famiglia ma quando passo vicino a lui non rinuncio mai a un saluto.
A questa società malata che s’inchina davanti a un abito firmato e alla supponenza di chi l’indossa scelgo lui.
giampiero

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…..
Posted on 8 marzo 2014
La maggioranza delle persone paga per fare cose che non farei se mi pagassero.
Non mi fa sentire migliore ne peggiore, solo non conforme.
giampiero

Scuola media.
L’insegnante di lettere era stimata da colleghi e alunni; seria, professionale, algida. Un giorno accadde quello che nessuno si sarebbe aspettato: mi chiamò alla cattedra e disse a tutti che nessuno di loro avrebbe avuto i miei voti poiché ero molto più maturo. Poco dopo abbandonai gli studi e iniziai a lavorare dimostrando che non ero affatto maturo ma vecchio e non particolarmente intelligente.
giampiero

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…..
Posted on 4 settembre 2011
…nessuno è più solo di chi prevede con molto anticipo quello che accadrà.
aprile 1982 quando famigliari, amici e colleghi pensavano fossi un visionario pessimista e oggi rispecchia fedelmente la situazione economica del paese.

giampiero

“Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera”.
Salvatore Quasimodo

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hai voglia di fare capricci?
Posted on 31 luglio 2011
Volevi un transatlantico per uso personale?
Un resort?
Puoi contare su una vacanza a Masone la prima settimana di febbraio (dove anche lupi e cinghiali hanno rinunciato alla residenza).

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io nonno:
Posted on 27 luglio 2011
Oggi la fortuna é di avere nipoti adorabili.
Domani potrebbe essere quella di morire prima che diventino str….
giampiero

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Gentile Signora
Posted on 26 luglio 2011
non ho idea di chi lei sia e dubito che avrò un’altra occasione per incontrarla.
Ho avuto modo di vederla una sola volta e per un istante, il tempo che lasciasse il parcheggio non per cortesia ma solo perché doveva andare via. Ingenuamente o perché le probabilità di trovare posto sotto casa sono quasi nulle l’ho ringraziata e in risposta ho ricevuto un: “ di cosa”? Approfitto di questo spazio anche se a lei sembrerà ancora una volta senza senso le ripeto qui il mio “grazie”, non per il parcheggio ma per il sorriso che rimane l’unica cosa che ho potuto vedere di lei.
giampiero

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mi piace e non mi piace:
Posted on 18 maggio 2011
mi piace:
intelligenza, sincerità, modestia, altruismo… timidezza.

non mi piace:
arroganza, supponenza, ostentazione… ma sopratutto la stupidità di alcune persone che per istruzione e cultura si credono intelligenti per conseguenza (e non sono poche).

Sono stato e sarò sempre in difesa dei deboli non degli stupidi.
giampiero

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Tesori nascosti
GALLERIA
Posted on 6 aprile 2011
villa abbandonata (meno di dieci passi dal mare)
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luoghi e scorci affascinanti.

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Ventimiglia e dintorni
GALLERIA
Posted on 12 febbraio 2011
riflessi sul Roya
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Profonde…
Posted on 23 gennaio 2011
..riflessioni filosofiche:
gioielli esclusivi (chi se ne frega)
abiti firmati (chi se ne frega)
biancheria intima raffinata (chi se ne frega)
…non basta neppure che ti cambi le mutande tutti i giorni…
se poi non ti lavi il c…
giampiero

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per fortuna…
Posted on 4 gennaio 2011
ho imparato presto a non credere troppo a complimenti e lusinghe. Non mi ha reso invulnerabile dalle fregature ma quando é successo non mi sono pianto addosso ne ho pensato di essere troppo buono. Solo abbastanza scemo per non ricascarci.

giampiero

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io e le donne…
Posted on 21 dicembre 2010
Peculiarità del matrimonio: normale che tua moglie ti chieda cosa ti piace, altrimenti come potrebbe negartelo.

Conversazione al tel. tra coniugi
(il “caro” è riservato alle fiction e il condizionale non è casuale)
-cosa vorresti oggi per pranzo?
-che ne diresti di questo…
-no, non è possibile.
-o quest’altro…
-neppure.
-allora questo ancora…
-neanche.
-fai quello che vuoi purché non sia quello la…
-non sei mai contento, è proprio quello che ho preparato.

Le donne che mi hanno definito “il più grande amore della loro vita” mi hanno anche messo le corna.
L’avranno fatto per il mio bene.

Per trovare l’anima gemmella sono sempre stato disposto a notevoli sacrifici. Ad esempio 5km in limousin con autista.
Una bella casa? Una bella macchina? Un bel vestito? Una bella donna….?
Nulla può essere bello se non è anche comodo!
giampiero

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….
Posted on 18 dicembre 2010
Vero uomo chi in estreme situazioni controlla l’impeto di violenza e in altre si abbandona alle lacrime senza vergogna.
giampiero

…nella vita non sono così loquace.
Cerco sempre di non perdere l’occasione per stare zitto.

giampiero

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Maurilio
Posted on 16 novembre 2010
Maurilio era un uomo magro, non alto, ossuto ma non gracile, sposato con una donna fisicamente e caratterialmente forte. Addetto alla manutenzione delle attrezzature lavorava praticamente senza sosta dall’alba al tramonto nella grande falegnameria nella quale giocavamo praticamente ogni giorno assieme ai suoi due figli, al figlio del proprietario e qualche altro amico. Non avevo mai visto Maurilio immobile. Un giorno lo trovai seduto sul muretto che separava la strada dal torrente (quasi sempre in secca) di fronte alla falegnameria. Era un fatto del tutto anomalo. Mi avvicinai lentamente quasi temessi di disturbarlo e mi sedetti sul muretto a circa tre metri da lui. Nel silenzio ascoltai Maurilio parlare sottovoce tra se ma forse anche nel desiderio di essere ascoltato da qualcuno, fosse anche da un bambino quale ero. Sempre vestito modestamente non aveva ambizioni di alcun genere, ancor meno nell’abbigliamento. Parlava dell’acquisto di un paio di scarpe che, per quanto economiche, sua moglie gli aveva negato perché probabilmente incidevano sul bilancio famigliare. Si capiva che non stava bene e le sue riflessioni erano un amaro bilancio della sua vita. Ormai malato morì di tumore dopo poco tempo. Non ho mai dimenticato quest’uomo.

Addio Maurilio

giampiero

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….
Posted on 28 ottobre 2010

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….
Posted on 28 ottobre 2010
un gentiluomo non dice mai a una donna: “sei una troia” ma:
“dopo averti conosciuta mi sono iscritto al club dei cornuti…
mi hanno eletto subito presidente”.
giampiero

L’unico vero pudore è rispettare il prossimo, se necessario aiutarlo nel limite delle proprie possibilità.
Il resto è ipocrisia.
giampiero

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Ricordi…
Posted on 8 settembre 2010
Per la mia generazione.
Ricordi: temporale di fine agosto… jukebox dello stabilimento balneare suonava: “Sognando California”, il tetto gocciolava qua e la, guardavamo con un po’ di malinconia chi non avremmo più rivisto fino alla stagione successiva. Provai la netta sensazione che non fosse la fine di una stagione… ma di un’epoca… e fu così…..

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ricordi…
Posted on 22 luglio 2010
Eravamo giovani, eri bellissima, per me non avresti potuto esserlo di più.
Bastarono poche parole per farmi capire che pensavi ancora a lui e farmi desistere dal far l’amore malgrado fossi nuda, disponibile, desiderabile da perdere la ragione. Quelle rare volte che c’incontriamo ci salutiamo con un ciao, senza fermarci e con lieve imbarazzo. Nella frazione di secondo nella quale posso vedere i tuoi occhi leggo ancora la sorpresa, un dubbio, una domanda…. Probabilmente penserai che sono stato stupido o non abbastanza “maschio”.
Continuerò a illudermi d’essere stato semplicemente uomo.
giampiero

(Nelle ormai innumerevoli notti insonni riemergono ricordi)

Il nome del minuscolo stabilimento balneare dell’epoca assemblato in parte con materiali di recupero era pretenziosamente “L’Oasi”.
Un insignificante ragazzo diciottenne squattrinato e molto magro era disteso sulla sabbia.
Corteggiata dai “playboy” del periodo e stranamente spalmata su di lui una bellissima ragazza che, senza esagerare, poteva essere una modella.
Incomprensibile a tutti il suo interesse e in particolare a me che ne ero il beneficiario.
Tre amici che osservavano la scena dalla piccola terrazza sovrapposta e poco rassicurante si agitavano più del dovuto fino al punto che uno di loro mi offri la chiave di casa perché andassi a “consumare”. La mia risposta che definirei quantomeno stupida fu che non c’era fretta.
Non fu l’unica occasione con F. anche perché l’iniziativa era sempre sua.
Malgrado sia trascorso oltre mezzo secolo non so trovare spiegazioni sia al suo interesse che alla mia rinuncia.
giampiero

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non si può piacere a tutti…
Posted on 7 agosto 2009
perché ti piace: sei un uomo libero.
…perché lo fanno tutti: sei uno schiavo.

Un giorno il mondo si sveglierà accorgendosi che l’importante non è solo vincere ma “come”
e sarà un mondo migliore.

Verità: materia quasi estinta riservata a pochi eroi disposti ad accettarne le conseguenze.

E’ possibile che il mondo sia degli ottimisti. Certamente non è degli illusi.

Non ho bisogno di qualcuno che mi aiuti a risolvere problemi. Mi basta non avere nessuno che me li crei.

Lo stupido non cambia mai idea…
il cretino sempre.

Ne consegue che la coerenza sia un concetto astratto.

giampiero

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credo…
Posted on 31 luglio 2009
solo in quello che posso fare per te
e tu per me. Niente altro
giampiero

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Lasciate ogni speranza o donne…
Posted on 9 luglio 2009
…prima…
Principe Azzurro prima.jpg
…dopo…
Principe Azzurro dopo.jpg
giampiero

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Buggio frz di Pigna IM
GALLERIA
Posted on 25 giugno 2009
Buggio frz di Pigna
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entroterra ligure

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Liguri…
Posted on 12 giugno 2009
Liguri, che gente…

…abituati da sempre a lottare in una terra aspra con monti a ridosso del mare. Rari spazi ai quali strappare frutti con ingegnosi e faticosi terrazzamenti. Navigatori mai domi, primi conoscitori di altri popoli e ospitali nei loro porti. Spendono ma non sprecano. Sorprendentemente generosi con discrezione (vedi Telethon). Orgogliosi, dignitosi, di poche parole, concreti e avversi a ogni ostentazione. Coscienti che non si può scegliere di chi innamorarsi e sovente neppure a chi voler bene. Quando accade che entrambi i sentimenti siano indirizzati alla stessa persona a volte concedono fiducia a chi non la merita e non avrebbe motivo di mentire ma come i fiammiferi si lasciano fregare una sola volta. Il rispetto della legalità gli conviene in tutti i suoi aspetti. L’amicizia di un Ligure non è scontata, si conquista ed è per la vita. La sincerità una componente irrinunciabile.

Privilegiano l’intelligenza e non amano chi pratica la furbizia.

giampiero

(un ligure orgoglioso che sa di non essere perfetto)

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indirizzata…
Posted on 31 maggio 2009
…a donne che hanno la sensibilità di un caterpillar movimento terra (per fortuna una minoranza) e a quelle che ce l’hanno in saldo tutto l’anno:
avete messo in competizione due o più imbecilli per conquistarvi.
Sappiate che nessun uomo che abbia dignità si batterà per voi.
Questa sfida l’avete già persa poiché rimarrete sole…
o in compagnia di un imbecille.

giampiero

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Mantide…
Posted on 23 maggio 2009
…lo sapevamo entrambi che non sarei sopravissuto alla seconda (ma quanto ..zz. durano le tue scopate!?). Stai andando in chiesa (ma…se non ci andavi mai) con i soliti occhiali scuri che porti anche quando piove e completi l’occasione indossando qualcosa di nero.

Il prete ti ha vista inginocchiarti al confessionale (incredibile, ma… sei proprio tu?):

“Padre, ho peccato”

“Dimmi figliola, è grave? (la chiama pure figliola!?)

“Si padre”

“Dimmi”

“Ho commesso un delitto”

“Che genere di delitto?

“Omicidio sessuale”

“Spiegati meglio figliola”

“Non ho saputo… potuto resistere. La tentazione era troppo forte”

“??”

“Si… era un seduttore… ma io…”

“Tu cosa figliola?” (intanto il prete non è più così eretto… sul busto intendo, ma leggermente curvato verso di lei, come se volesse avvicinare l’orecchio alla grata”

“io avevo in programma anche la terza, pur sapendo che probabilmente sarebbe …….. a metà della seconda”

“Ma… figliola!”

“Si padre…” (solo la grata può nascodere il godere nella sua espressione ma non quello del tono della voce)

“Ti rendi conto che si tratta di…. omicidio?”

“Si padre… ma… l’aspetto peggiore è che non riesco a pentirmene”

“Per quale motivo? Cosa ti aveva fatto quell’uomo?”

“Nulla di male padre anzi… era solo più anziano di me”

“………..”

“La prego padre; mi dia una penitenza esemplare” (e qui il suo godere diventa evidente non riuscendo a trattenere un mugolio di piacere)

“………..”

“La prego”

“Non mi viene in mente un castigo adeguato. Vista la natura del peccato per il momento usa il cilicio per fustigare energicamente i tuoi glutei fino a che sanguineranno.”

“Grazie padre, lo farò.”

Dopo il commiato di rito, tornando a casa la “Peccatrice” decise che come morfificazione della carne era meglio schiaffeggiare una bistecca anche perchè al funerale doveva essere in splendida forma. Non c’era molto tempo e si doveva studiare come far sapere “tutto” alle amiche senza dirlo direttamente, le quali (oltre a rosicare d’invidia) avrebbero a loro volta informato mariti e amanti e lei avrebbe avuto su di se gli occhi di tutti i loro uomini.

Forse la vicina di casa che origliava continuamente poteva essere utile…..

 

giampiero

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Principe Azzurro
GALLERIA
Posted on 18 maggio 2009
Principe Azzurro
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Ricordi
GALLERIA
Posted on 13 maggio 2009
ricordi…
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donna…
Posted on 1 marzo 2009
Ti osservo dormire…un sonno profondo, rigenerante, quasi infantile… meritato…Non voglio disturbarti in alcun modo, i miei passi sono silenziosi…felpati. Non ho bisogno della luce per muovermi, è sufficiente il chiarore che filtra attraverso le tende…il silenzio è totale, la città…dorme…ho tutto il tempo per pensarti senza distrarmi…Mi piace guardarti nel tuo sonno, vegliare su di te, proteggerti a tua insaputa, immaginarmi cavaliere senza paura, forte e discreto…Il lenzuolo candido che ti ripara dall’umidità della notte non nasconde la tua femminilità…
Malgrado il tuo viso sia in ombra, le forme che si intuiscono non consentono dubbi sul tuo sesso…il braccio sinistro sotto il cuscino, il destro abbandonato sul letto accenna un dolce angolo…Penso al seno compresso dal pur lieve peso del tuo corpo…ingenuamente mi preoccupo, ho l’impressione che possa farti male, vorrei sollevarti leggermente per impedirlo…il tuo corpo sagoma il lenzuolo come una scultura, scende dolcemente sulla vita per poi gonfiarsi sui fianchi, segue fedelmente le tue forme come opera di un abile sarto…I miei occhi si abituano sempre più al buio, permettendomi di vedere il tuo viso, ha un’espressione serena, un accenno di sorriso, leggero, sincero, spontaneo come quello di una bambina…Stai sognando, ma nel tuo sogno ci sono anch’io…potrei svegliarti e prenderti, subito! Ne saresti felice…Ti volti lentamente nel sonno scoprendoti, e ogni volta mi sorprendo per quanto ti ami e ti desideri…
L’alba è vicina, l’attesa dolce…
Domani sarà… un’altra notte…

giampiero
sonno

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mio mare…
Posted on 23 febbraio 2009
…se l’essere umano non fosse altro che un parassita nell’immensità dell’universo? Da come si comporta non mi sento di escluderlo.

giampiero

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giampiero
GALLERIA
Posted on 9 febbraio 2009

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primo incontro…
Posted on 9 febbraio 2009
Primo incontro.
Imbarazzi e formalità erano superati dagli eventi. Non era facile accadesse ma qualcosa ti aveva spaventata da poco e volevi essere rassicurata da un abbraccio sincero, istintivo… quello che prima avremmo desiderato entrambi. L’abito lasciava scoperte parte delle spalle e malgrado fossi più alto di te le mie labbra non tardarono a sfiorare il tuo collo. Sentivo il corpo caldo contro il mio acquisire fiducia attimo dopo attimo e non trattenni un bacio che per la prima volta era a contatto della tua pelle… tutto sembrava naturale come ci fossimo conosciuti da tempo, la fiducia completa e incondizionata… la bocca si avvicinò al tuo orecchio come a voler impedire che altre indiscrete ascoltassero e disse senza esitazione o timore di essere frainteso quello che raramente aveva pronunciato anche nell’intimità più completa: “Voglio baciare il tuo sesso”. Mi allontanasti quel poco che bastava per poter guardare nei miei occhi e capire che non vi era nulla di lascivo ma solo il desiderio di te e nessun’altra.
giampiero

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centro commerciale…
Posted on 9 febbraio 2009
Centro Commerciale: ore 13.50
Il reparto abbigliamento è situato al piano terra. I clienti sono pochi e svogliati, le commesse annoiate. Lia sembra aver trovato un capo che le piace, mi chiama per farmelo vedere e insieme ci avviciniamo alla zona riservata alle prove. La porta del box è ad un solo battente senza molla di richiamo, tagliata sopra e sotto. Chi si trova all’interno può essere visto solo dalle spalle in su e da metà tibia in giù. Mi aggiro nelle vicinanze mentre Lia si spoglia, tanto so che mi chiamerà per chiedere la mia opinione sul capo. Pochi istanti dopo la sento pronunciare il mio nome e mi avvicino al box. Apre il battente e mi guarda con espressione interrogativa, ha tolto i pantaloni neri e indossato la minigonna blu presa in prova. La gonna la fascia perfettamente senza peraltro essere stretta, quasi una seconda pelle. Trovo che l’insieme sia esente da critiche, non tanto la minigonna quanto quello che c’è dentro e comunque non le permetterei di scegliere qualcosa di non adatto. Si gira lentamente specchiandosi da ogni angolazione e godendo del mio sguardo. Decidiamo per l’acquisto, non le rimane che cambiarsi per indossare nuovamente i pantaloni. Mentre si sfila la gonna avvicino il battente allo stipite, Lia evita di azionare il chiavistello rassicurata dalla mia presenza e dalla certezza di non essere vista da nessuno tranne me. Tutto sommato è una giornata noiosa e sento la necessità di vivacizzarla un po’. Sono piuttosto alto e posso osservare Lia oltre il battente con assoluta facilità. Indossa solo la maglia e uno slip sgambato bianco di pizzo che la fascia come un guanto nascondendo ben poco e comunque quello che non vedo lo conosco bene. Lia si accorge che la sto osservando e dal mio sguardo intuisce il desiderio…ma non solo: sa che ho qualcosa in mente. Mi sorride con complicità consapevole della sua avvenenza ma non immaginando cosa sto per fare. Apro il battente quel tanto che basta per farmi entrare e lo richiudo alle mie spalle, Lia ride pensando ad uno dei miei soliti scherzi ma prima che possa formulare una frase infilo le mani ai lati dello slip sfilandoglielo fino alle ginocchia. I suoi glutei sono bianchi, sodi e la reazione scontata: “Sei pazzo?Qui?Che vuoi fare?”. Approfitta dello specchio per guardarmi negli occhi e capire che non scherzo, cerca debolmente di convincermi a desistere: “Finiremo in Questura” e io “Chisenefrega”, la mia determinazione è evidente. Nel frattempo mi sono liberato parzialmente degli indumenti in eccesso, ho invitato Lia ad appoggiarsi alla spalliera della sedia di servizio in modo da potersi proporre nella posizione che mi facilita il penetrarla. Una commessa sulla trentina si sta avvicinando casualmente ai box e il suo sguardo si posa su di noi senza particolare curiosità almeno fino a quando non apro volutamente il battente di circa 40cm. permettendole di vedere quanto sta accadendo all’interno. Lia mi ripete debolmente (e con sempre minore convinzione) che sono pazzo, ma questo sembra eccitarla e adesso ci stiamo godendo l’amplesso senza alcuna intenzione di interromperlo rimandando ogni possibile preoccupazione per le conseguenze. La commessa guarda inizialmente e distrattamente senza vedere, poi quasi incredula, quindi scandalizzata, indecisa sul da farsi, prende tempo, si guarda intorno, torna a guardare noi, non sa che atteggiamento assumere, non vorrebbe attirare troppo l’attenzione, oltretutto siamo clienti conosciuti anche senza essere in particolare confidenza con il personale. Intanto, molto lentamente, data la scarsa affluenza di clienti, si sta avvicinando anche la responsabile del reparto, una signora piacente sulla cinquantina, non troppo appariscente, elegante ma senza ostentazione. La commessa, per scaricarsi ogni responsabilità, decide di essere zelante e sussurra alla signora in arrivo quanto sta avvenendo nel box. Non appena lo sguardo della responsabile si volta dalla nostra parte aumento di altri 10cm. l’apertura del battente in modo che non ci siano equivoci su quello che sta accadendo né sull’ intenzione di non nasconderlo. L’evidenza delle mie intenzioni, il fatto che sia conosciuto in città come persona irreprensibile (divagazioni sentimentali a parte), il “candore” nel far partecipare anche loro almeno visivamente, le rende titubanti. E’ sufficiente guardarle per intuire i loro pensieri: la commessa finge di essere scandalizzata, mentre la responsabile del reparto vorrebbe far valere la propria autorità senza attirare troppo l’ attenzione e tanto meno sollevare scandalo con il rischio di perdere clienti (noi compresi). Non posso nascondere che nel mio progetto era compresa anche questa eventualità, rendendone accettabile il rischio. Le due donne continuano a consultarsi e fingendo indifferenza si guardano attorno, ma senza rinunciare ad osservare anche noi, e ogni volta che accade, mi assicuro che vedano Lia che sta godendo, e io con lei…La situazione si sviluppa, la responsabile sembra aver preso una decisione, la commessa si allontana (si direbbe a malincuore), mentre lei si avvicina lentamente quasi a voler impedire il passaggio ad una cliente che si sta avvicinando a quella zona. La mia sfacciataggine nel farci vedere in quella situazione senza neppure chiudere il battente sembra sorprendere la signora ma nel frattempo la rende complice. Adesso ha recuperato il controllo e si avvicina sempre più. Quando si trova a circa tre metri da noi, si ferma e girando su se stessa ci volta le spalle, coprendoci intenzionalmente alla possibile vista dei clienti. A quella distanza siamo in grado di sentire distintamente la sua voce un po’ seccata: “Almeno sbrigatevi….”.

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centro commerciale

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la scommessa….
Posted on 9 febbraio 2009
Ogni volta che accenno all’intento di sculacciarti come si fa con una bambina, ottengo una reazione immediata, ti volti di scatto freddandomi con un secco e categorico: “Scordatelo”. Sorrido alla tua risposta, irritandoti ancora di più. Ti ho promesso che prima o poi lo farò, e ci riuscirò senza (naturalmente) usare la forza. Pianifico la strategia, finché un giorno si presenta l’occasione propizia per attuarla. Infatti, nel mezzo di una discussione che ci trova su posizioni opposte, viene fuori una scommessa. Sei così sicura di te da accettare qualsiasi pegno. Colgo il momento, e preciso le condizioni: nel caso perdessi, ti sculaccerei, e non dovresti opporre resistenza; al limite ti concederei una difesa verbale, con possibilità di “esaminare” un eventuale baratto del pegno con un altro di mia scelta o da te proposto, sapendo a priori (e qui baro un pochino) che non accetterei nient’altro in cambio. Passa qualche mese prima che si ripresentino le condizioni adatte, ma un giorno avviene quello che per te era del tutto imprevedibile: hai perso la scommessa! Fingo di non ricordare il pegno, anche se noto in te una malcelata inquietudine. Mi limito ad osservare il tuo leggero imbarazzo giocando al gatto con il topo, con la certezza che del pegno non farai cenno. So bene quanto sei furba, ma decido di non essere da meno. Aspetto qualche giorno e osservo diminuire la tua preoccupazione. Quando ormai sono certo che pensi d’averla fatta franca, ti ricordo (con finta noncuranza) il mio “credito”. Non so se riesco a nascondere il piacere nel vedere la tua reazione, tuttavia faccio del mio meglio per non intervenire durante il tuo monologo. Mi rivolgi insulti ed invettive, hai intuito che la mia attesa era calcolata; mi guardo bene dal confermarlo. Ti sfoghi in questo modo per un bel pezzo, irritata ancora di più dal mio silenzio, dal quale cerco di non
far trasparire alcuna emozione. Qualunque cosa mi dici, mi limito a sorridere lievemente. Conoscere bene il tuo orgoglio mi da un notevole vantaggio, non ti rifiuterai di “saldare”. Dopo una lunga pausa di silenzio cambi tattica, decidi di tentare la maniera morbida. Mi ricordi che ti ho concesso un “tentativo” di cambiare il pegno: confermo. Da quel momento mi proponi tutto quello che un uomo vuole sentirsi offrire in camera a letto. Faccio trasparire il mio interesse crescente diluito nel tempo, in modo da stimolare il più possibile la tua fantasia. Quello che ascolto mi da un piacere simile all’amplesso. Il modo in cui lo dici, raffinato, ricco di particolari, sicura del tuo fascino, della prorompente femminilità e del potere che questa esercita su di me. Esalti le tue forme muovendoti sapientemente, voltandomi le spalle per un attimo (facendolo sembrare casuale) sbottoni la camicetta in modo da rendere visibile parte del tuo stupendo seno. Resisterti è una tortura, tuttavia mi sono preparato da tempo a fronteggiare le tue “avance”. Esaurito il repertorio che sembra interminabile, e sempre piacevolmente sorprendente, sicura che gli “argomenti” siano una tentazione alla quale non posso resistere, vedendo crescere il mio desiderio, credi di avermi convinto a desistere dal mio progetto. Rimango in silenzio per qualche minuto, in modo che tu, nella consapevolezza del tuo potere di seduzione, possa assaporare il piacere della vittoria. Dopo averti lusingata con i migliori aggettivi di cui sono capace e aver esaltato al massimo la tua avvenente femminilità, sottolineando che nessun uomo sano di mente si sognerebbe di rinunciare, e vedendo crescere il tuo trionfo ad ogni mia parola, ti confermo tuttavia lamia irremovibilità nel realizzare il progetto originale. Schivo a stento un posacenere di cristallo che si frantuma in mille pezzi contro la parete. I tuoi occhi mandano ogni sorta di segnali minacciosi. Sono troppo impegnato ad evitare gli oggetti che arrivano come proiettili nella mia direzione, per recepire gli insulti e gli epiteti che mi rivolgi. Quando ti fermi esausta, facciamo un rapido bilancio dei anni e ci scambiamo finalmente un prudente sorriso di tregua. Tuttavia il tuo “problema” non è affatto risolto, così, rimanendo a qualche metro di distanza, e sollevando la gonna ti offrì affinché metta in atto quanto stabilito. Naturalmente rifiuto il modo e il momento. Ti ricordo che non è questo il comportamento che si
addice ad una signora e tantomeno la dinamica nella quale si consuma il “rito”. Stabilito anche che, essendo il vincitore, sono io a condurre il gioco. La tua espressione è tornata a passare dallo stupore all’ira. Non trovi il modo per venirne fuori, e dentro di te, maledici il momento in cui ti sei impegnata, meditando ogni sorta di vendetta. Ci conosciamo a sufficienza da sapere entrambi che questa “cerimonia” non si esaurisce con i tuoi glutei leggermente arrossati. Il gesto in se allude alla supremazia ancestrale del maschio sulla femmina, facendomi apparire come un maschilista (a torto, visto che non lo sono). Tuttavia, nella fattispecie, appaga il mio orgoglio di vincitore (Probabilmente se avessi vinto tu la scommessa mi avresti fatto vestire da donna). Facendo leva sulla nostra abituale correttezza nel mantenere gli impegni, e precisando (imprudentemente) che potrei non mantenere i miei in futuro in una situazione analoga, ma a mio svantaggio, ribadisco con fermezza che gestirò io “l’esecuzione della sentenza”. Trascorre una settimana nella quale facciamo l’amore ogni giorno scrutandoci negli occhi come a volerci impossessare l’uno dell’altra. La passione non è mai stata così coinvolgente, il desiderio così insaziabile. Intanto seiritornata a cullare l’illusione che abbia rinunciato a “riscuotere”. Ti osservo uscire dalla doccia, felice, appagata dalla tua bellezza e dal desiderio che leggi nei miei occhi, non ti sei curata di coprirti come fai d’abitudine per togliere l’umidità residua dalla pelle. Sei estremamente seducente, lo sai, e sfrutti le tue armi fino in fondo, sicura di te, quasi invulnerabile. E’ il momento adatto. Ti dico con calma che devi pagare il tuo “debito”. In un primo momento pensi che io scherzi. Mi guardi a lungo cercando di intuire i miei pensieri, poi, senza rancore ma con aria di sfida, convinta, che non abbia il coraggio i mettere in opera il mio intento, che non potrei violare tanta bellezza; ti consegni. Prima ti faccio sedere sulle mie ginocchia, i tuoi occhi non abbandonano i miei, cercando di controllare i miei pensieri. Poi con dolcezza faccio in modo che ti volti, appoggiando il ventre sulle mie gambe, la testa a sinistra le gambe a destra, a formare un angolo retto che cede al mio sguardo la tua parte più intima, esposta e vulnerabile. I tuoi capelli umidi sfiorano il pavimento, e i tuoi occhi, che non mi abbandonano mai, ti costringono a tenere la testa girata verso di me in una posizione che deve essere piuttosto scomoda. Tuttavia non rinunci a trasmettermi quel messaggio di sfida. Adesso il tuo guardo è un misto di amore/odio i tuoi occhi ancora increduli penetrano i miei convinta fino all’ultimo che non “oserò”. Sostengo ancora per qualche attimo la sfida, poi trasferisco la mia attenzione sui tuoi glutei, e sulla parte più intima incorniciata dal vello setoso che mi eccita, indebolendo la mia determinazione. Per un attimo sembri riacquistare sicurezza vedendo che ti osservo in un posto così desiderabile, e pensi che non lo violerò. Ho immaginato a lungo questo momento, e non desisto. Comincio ad accarezzare dolcemente le tue natiche, disegnandone i contorni, le mie mani si modellano su di loro in modo da aumentare il più possibile la superficie di contatto. Fremi indecisa, tra il piacere e la diffidenza, le mie dita si insinuano sulla superficie delle tue fessure, senza violarle, ti accarezzo dolcemente, senza fretta. Poi improvvisa, inaspettata la prima sculacciata, non violenta, ma decisa, con il palmo della mano, le dita unite a formare una superficie omogenea, accurata, tanto nell’esecuzione come nella zona da colpire, rigorosamente dove finiscono i glutei e inizia la zona posteriore delle cosce, facendo bene attenzione ad interessare anche il tuo sesso, il tutto in un solo atto. Adesso a tua espressione è incredula, ma prima che tu abbia il tempo di modificarla hai già ricevuto la seconda sculacciata, esattamente identica alla prima. Non può essere un caso, che il contatto avvenga proprio in quella zona, e mentre lo pensi arriva la terza poi la quarta…. Il tuo bel viso è decisamente più rosso delle tue natiche anche perché i miei colpi sono tutt’altro che violenti, ma i tuoi occhi sono autentica brace con l’evidente desiderio di incenerirmi. Il tuo disappunto raggiunge il massimo quando (come avevo previsto) cominci a provare piacere, e non puoi nasconderlo. La tua zona più intima si inumidisce sempre più, senza che tu possa controllare il godimento imprevisto che ti dà. Da quando ho iniziato a sculacciarti non abbiamo pronunciato una parola. Tutto quello che mi hai promesso in cambio del pegno avviene ugualmente,forse di più. Facciamo l’amore in silenzio, guardandoci con golosità crescente, poi con ingordigia quasi a volerci mangiare per possederci meglio, complici inseparabili nella irripetibilità del momento.

Non parliamo mai più dell’episodio, né io manifesto l’intenzione di replicarlo, ma per lungo tempo leggo nei tuoi occhi il desiderio inconfessato che si ripeta….

giampiero

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preludio per una notte…
Posted on 9 febbraio 2009
….ho accarezzato la parte esposta del tuo corpo senza fretta…il sole è tramontato, è l’imbrunire. Ti invito a sdraiarti sul ventre, il viso adagiato sul lato destro, le braccia piegate sotto il cuscino, le gambe appena divaricate. Indossi soltanto lo slip candido, semplice e un po’ “demodé” che preferisco. Sei assolutamente rilassata, fiduciosa, le palpebre chiuse. Le labbra accennano un lieve sorriso. Adagio lentamente le forbici sulla tua schiena all’altezza della vita. Al contatto con il freddo del metallo apri gli occhi, ti irrigidisci appena ma sai benissimo che non farei mai nulla che potrebbe dispiacerti e trascurando la natura di quell’oggetto misterioso ti abbandoni nuovamente ai tuoi dolci pensieri consegnandoti fiduciosa ai piaceri imprevisti che ogni volta so procurarti. Infilo l’indice delle mani sotto i bordi dell’unico indumento che indossi disegnandone lentamente i contorni, sollevi leggermente il ventre dal letto nell’intento di agevolarmi credendo che voglia finalmente liberarti da quell’ultima porzione di stoffa che ci impedisce la totale intimità. Faccio scorrere con esasperante lentezza le mie dita sui lati dello slip affinché convergano nel punto più sensibile ormai pulsante di desiderio. Dolcemente sollevi ancora i glutei come ulteriore invito a togliere definitivamente l’indumento. Le mie dita si toccano, si affiancano, ti accarezzano delicatamente nel punto più intimo, quindi si sovrappongono e mentre il mio dito sinistro continua ad accarezzarti il destro abbandona a malincuore il piacevole contatto, ma solo per consentire alla mano di prendere le forbici, accostare una lama al dito sinistro e tagliare in un’unica soluzione lo slip nel punto più stretto. Il triangolo di stoffa che copriva parte dei glutei e nascondeva alla mia vista ciò che tu eri impaziente di mostrarmi si ritrae in vita, lasciando scoperte quasi a sfidarmi in tutta a loro eccitazione quelle che appaiono come rose sbocciate di desiderio….

giampiero

con la bocca

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MonteCarlo ore 04.00…
Posted on 9 febbraio 2009
Casinò Montecarlo.jpg

MonteCarlo ore 04.00

Amicizie di vecchia data e conoscenze mi obbligano a frequentare luoghi e ambienti ai quali non ambirei se non fosse per impegni professionali.

Dal portoncino del Casinò, non troppo visibile dall’ingresso principale, si accede tramite un ascensore alla sala privata riservata a chi dispone di capitali e crediti consistenti. Esce una coppia in abiti impeccabilmente eleganti ma leggeri che stonano con la temperatura esterna. Imperscrutabile anche a uno sguardo attento stabilire se la dea bendata li abbia favoriti; sono belli, giovani dall’aspetto benestante di chi è li per sfidare la fortuna senza poi cambiare umore più di tanto comunque vada. Parole sussurrate… sguardi complici… sorrisi… un lungo bacio li unisce incorniciati e illuminati dall’acqua argentea della fontana che ricadendo nella grande vasca genera l’unico suono nella notte.

Molte volte mi sono ritrovato solo a camminare per le strade lucide di questa città opulenta che disponendo di mezzi economici altrove inimmaginabili ricerca ossessivamente un’eleganza che mai avrà, alzando ogni volta il limite e riuscendo a stupire esclusivamente per l’ostentazione.

Ma è solo un attimo… quello che mi circonda m’interessa poco, i miei pensieri sono solo per lei, la donna che nella sua semplicità ha brillato molto più di tutte queste luci….

giampiero

Vecchio Frak

è giunta mezzanotte
si spengono i rumori
si spegne anche l’insegna di quell’ultimo caffè
le strade son deserte
deserte e silenziose
un’ultima carrozza cigolando se ne’ va
Il fiume scorre lento
frusciando sotto i ponti
la luna splende in cielo
dorme tutta la città
Solo va un uomo in frak

Ha il cilindro per cappello
due diamanti per gemelli
un bastone di cristallo
la gardenia nell’occhiello
e sul candido gilè
un papion, un papion di seta blu

S’avvicina lentamente
con incedere elegante
ha l’aspetto trasognato
malinconico ed assente
non si sa da dove vien
ne dove va
chi mai sarà
quell’uomo in frak

Buon nui, buon nui, buon nui, buon nui
Buona notte
va dicendo ad ogni cosa
ai fanali illuminati
ad un gatto innamorato
che randagio se ne va

E’ giunta ormai l’aurora
si spengono i fanali
si sveglia a poco a poco tutta quanta la città
la luna si e’ incantata
sorpresa e impallidita
pian piano scolorandosi nel cielo sparirà

Sbadiglia una finestra
sul fiume silenzioso
e nella luce bianca galleggiando se ne van
un cilindro, un fiore e un frak.

Galleggiando dolcemente
lasciandosi cullare
se ne scende lentamente
sotto i ponti verso il mare
verso il mare se va
chi mai sarà
chi mai sarà quell’uomo in frak.

A dieu, a dieu, a dieu, a dieu, addio al mondo intero
ai ricordi del passato
ad un sogno mai sognato
ad un attimo d’amore
che mai ritornerà.

Modugno

Costa Azzurra Anni ’60
In uno dei miei innumerevoli vagabondaggi notturni e solitari in Costa Azzurra.
Casualmente o forse perché (viste le mie più che limitate disponibilità economiche) non si pagava l’ingresso mi ritrovai al Sea Gull di Montecarlo.
Alti e slanciati, capelli lunghi e biondissimi, evanescenti, soli e abbracciati nel centro della pista ballavano lentamente due giovani extraterrestri entrambi vestiti con abiti bianchi e morbidi mai visti indossati da nessun altro prima né dopo.
Sullo sfondo la piscina illuminata del locale….

ore 06.35

La notte insonne sembra essersi consumata in pochi attimi. Solo con i miei pensieri avanzo lentamente da ovest verso est. Alla mia destra un mare ormai freddo dalla superficie calma appena increspata dalla brezza gelida dell’alba. La sagoma scura di una gigantesca macchina aliena dai contorni definiti si staglia netta nel chiarore della luce nascente. L’escavatore ha la benna stranamente sollevata come se il potente diesel avesse terminato il carburante in quel momento e il conduttore del mezzo si fosse dissolto nel nulla. E’ tempo di bilanci. Molti dovrebbero ringraziarmi. Malgrado abbia avuto non devo nulla a nessuno se non la gratitudine all’unica persona che ho voluto mi rimanesse accanto. Il giorno che dovrò abbandonare l’unica vita che mi è concessa, spero di avere la lucidità per riderne beffardo, mi ha negato quegli occhi che ho sempre immaginato, gli unici capaci di scrutarmi nell’anima e leggerne i pensieri nell’intimo più profondo… ma quegli occhi… sono solo la proiezione del mio desiderio….

giampiero

a che serve…

…cercare termini nuovi per essere diverso. Le parole finiscono e non bastano per descrivere un tramonto che non sarà mai uguale ad un altro… e solo nella semplicità tento di trasmettere un’emozione… tento, pur sapendo che non riuscirò mai. E così quella palla di fuoco dalla circonferenza netta e definita nell’aria tersa e limpida si riflette sul mare e lentamente si corica dietro le basse colline… mi allontano arretrando in una lenta zumata mentre i raggi tesi non mi abbandonano… ancora indietro… sfilano i tronchi delle piante d’alto fusto senza fermare queste lame ostinate che senza poter curvare tuttavia mi trovano.. quest’amore così forte… così fragile… impossibile da vivere… impossibile d’abbandonare..

giampiero eros soft 46.jpg. giampiero

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supermercato….

Ore 19.15…il supermercato è in procinto di chiudere. Malgrado il rispetto che ho per il prossimo, non ho molta simpatia per questa signora ultrasettantenne conosciuta in città per la sua supponenza e arroganza che in questo momento, come accade un po’ a tutti, occupa il passaggio tra le due file di scaffali intenta ad esaminare i prodotti. Ha il carrello alle sue spalle e non si avvede che devo passare, lo spazio non è sufficiente, sarebbe estremamente semplice spostare il suo carrello o chiedere permesso…troppo semplice!…sono pochi secondi..le tre banane che ho nel carrello non sono indispensabili..le confezioni di preservativi sono sullo scaffale alla mia destra… nessuno nel corridoio, che ci vuole? …in un lampo le banane cambiano carrello e tre confezioni di preservativi passano dallo scaffale al carrello della signora senza che lei si accorga di nulla. Non mi rimane che seguirla alla cassa, con calma, senza rischiare di precederla. Perennemente vestita in modo vistoso, si attarda, pur sapendo che il supermercato deve chiudere…le cassiere sbuffano…finalmente la signora decide di avvicinarsi alle casse…sono dietro di lei, la cassiera mi riconosce rivolgendomi un accenno di sorriso. Il carrello della signora è abbastanza fornito e un controllo supplementare da parte sua è superfluo, quindi distrattamente e con fastidio comincia a depositare la merce sul nastro della cassa. Dopo aver prelevato circa metà dei prodotti, la signora trova le banane che solleva lentamente avvicinandole al nastro mobile…lo stupore è evidente: non “ricorda” di aver deciso per quell’acquisto….sembra indecisa…dubita di se stessa e della propria memoria…ma non ammetterà mai di essersi sbagliata; infatti decide di far finta di nulla e deposita le banane sulla cassa. Rimane comunque pensierosa e intanto arriva il turno dei preservativi…naturalmente la signora assorta nel pensiero delle banane, non fa certo caso alle tre confezioni che preleva dal carrello e deposita sul nastro, mentre invece il fatto non può sfuggire alla cassiera sui 45 che mi guarda con ironia e subito dopo osserva la signora e sembra pensare: “Cosa vuoi farmi credere…? Mio marito mi scopa si e no un paio di volte al mese, tu potrai farci dei palloncini…”. Certo….non potevo seguirla fino a casa per vedere che faccia avrebbe fatto togliendo la spesa dalle borse, ma posso immaginare…

giampiero

giampiero eros soft 44.jpg

la cara estinta…

Sempre più frequentemente si avverte fra le donne la nostalgia dell’insostituibile “mano morta” o “a cucchiaietta” (che poi sarebbe la “mano viva”), in sostanza la fine del “romanticismo”. Non c’è più luogo, tram, bus, code agli sportelli, stadio, cinema, concerti…estinta!… La delusione serpeggia, si estende a macchia d’olio se ne parla nei salotti… ovunque. Con tutte le violenze quotidiane che dobbiamo subire vogliamo mettere quel sano palpeggiamento da intenditore che si sofferma, controlla, si attarda, soppesa, apprezza, valuta, giudica e perché no lusinga..?… Come vi capisco donne, avete tutta la mia comprensione, vi hanno privato di una parte importante di attenzione, una valutazione rapida fatta da uno sconosciuto “buongustaio”, meglio di qualsiasi sommelier, un critico di professione che la considera quasi una missione fatta di esperienza sul campo, migliorata, perfezionata nel tempo con dedizione, sacrificio e non ultimo anche il rischio di essere “incompreso”…non è lontano il giorno in cui le aziende turistiche dovranno correre ai ripari e stipendiare i messi comunali affinché provvedano alle mancanze (chissà, forse si otterrebbe di più a percentuale sulle lamentele o finte denunce prontamente ritirate), oggi una qualsiasi località turistica non può permettersi di rinunciare ad un servizio come questo, tornare dalle vacanze senza poter affermare di essere stata “palpeggiata” (che equivale ad apprezzata) è una sonora delusione… per non parlare dei mariti e amanti sempre più distratti e indifferenti.
Finalmente un po’ d’indignazione e forse un pizzico di sana gelosia…
giampiero

CIAO MACHO La delusione di due turiste vip
Niente sesso, siamo italiani
“Italians do it better” recitava una T-shirt
indossata da Madonna qualche anno fa.
Ma il tempo passa e il maschio italico non
è più quello di una volta. Almeno secondo
la scrittrice australiana Kathy Lette e la
giornalista inglese Victoria Hislop, arrivate
a Roma per vedere se qualcuno le degnava
di uno sguardo infuocato o di un pizzicotto
sul bottom (sedere). Macchè: “Anche i romani
hanno imparato le buone maniere e sono
politically corret”, ha scritto la Hislop sul
Sunday Telegraph. Con un po’ di rammarico.
Riportato testualmente dal settimanale Il Venerdì del 15/11/2002 pag.26
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proposta nuova attività…

Proposta di nuova attività
Consolidati i successi conseguiti in borsa negli ultimi tempi, si propone di avviare una nuova attività che non presenti le medesime caratteristiche ormai venute a noia. Si è pensato ad una impresa di “POMPE FUNEBRI”, anche per rimanere in tema per quanto riguarda l’allegria che contraddistingue la Compagnia.

Per lanciare nel mondo imprenditoriale la nuova attività, si è pensato alle seguenti azioni promozionali:

a) Sconto del 30% su tutti i funerali entro il mese di lancio (affrettatevi!!!).

b) Offerta 2×1 per chi decide di tirare le cuoia in coppia. (conviene)

c) Sconti progressivi particolari per comitive (incentivi per viaggi collettivi, pullman, aereo, nave ecc.)

d) Pacchetti “chiavi in mano”, versioni lussuose ed economiche.

I nostri promotori sono a Vs disposizione per ACCELERARE LE PRATICHE!!

p.s. inviata agli amici con i quali abbiamo perso una discreta somma in borsa, e che per quanto riguarda la compagnia sono dei “cadaveri”…..

giampiero

giampiero eros soft 5.jpg

invito informale…

INVITO PER UNA SERATA
in compagnia

Si consigliano abbigliamento ed atteggiamento informali, pertanto, per le Signore, Viados, Travestiti e Transessuali: abito da sera in lungo con ampia scollatura e spacco inguinale (le Signore possono astenersi dall’indossare biancheria intima). Di rigore lo smoking per i Signori.

Telefono cellulare per tutti (meglio se finto).

Pettegolezzi in libertà, in particolare sugli assenti che hanno sempre e comunque notoriamente torto.

Consigliate le “Gaffes” e brutte figure in genere

(altrimenti di cosa c…o ridiamo).

Indispensabile incoraggiare i presenti a parlare il più possibile dei fatti altrui.

Libertà assoluta di parola: venendo a mancare l’intenzione, eventuali apparenti offese verbali saranno giustificate, per cui il fatto non costituisce reato.

Si augura a tutti BUON DIVERTIMENTO

p.s. notizie dell’ultima ora per le Signore

Sgradevoli: ha telefonato Richard Gere, è vittima di un attacco di diarrea e non potrà presenziare.

Gradevoli: lo sostituiscono Vito Catozzo e Amaro Lucano, presente lo stilista Cocco Bacucco

Per i Signori (si fa per dire)
Marta Marzotto, dopo un sofferto travaglio, ha scelto la festa più vicina a casa sua (casa sua).

E’ disponibile il manuale di Giobbe Covatta “Sesso fai da te”

(tanto qui nessuna ve la molla)

giampiero

la sfida…

Ciao………. Per non apparire troppo “serioso”, credo sia giusto che tu conosca anche altri aspetti del mio carattere. Sicuramente saprai cos’è lo “sfottimento” sportivo, intendo quello solitamente diffuso fra tifoserie calcistiche di fazioni opposte, quello ironico e divertente, e non certo il fanatismo. Non sono un tifoso di nulla, quindi quello che leggerai, è solo un modo goliardico di vivere lo sport (in questo caso il tennis, che pratico da oltre 20 anni, anche se ultimamente preferisco il nuoto e correre). Questa lettera, come altre simili ad altri, è stata da me spedita ad un amico che mi chiedeva ripetutamente di incontrarmi in un match. Ti ricordo che è esclusivamente ironica, e scritta “al contrario”, cioè ad un giocatore più forte di me. Spero ti faccia sorridere….
LA SFIDA

Egr. Sig….X……Y…… (Egregio Signore un c…o!)

A seguito della Sua ripetuta insistenza nel volermi incontrare in un match di tennis, deduco in Lei una vocazione masochistica alla quale non può resistere. Evidentemente gode nell’essere pubblicamente umiliato. Tuttavia, per quanto mi sia incomprensibile il Suo accanimento, e la Sua vocazione al suicidio sportivo al quale andrà certamente incontro, in forma UNA TANTUM del tutto eccezionale ed irripetibile: LE CONSENTO per Suo espresso desiderio, che ciò avvenga a breve termine. Al fine di fugare ogni dubbio per quanto riguarda la differenza abissale che ci separa sia tecnicamente, tatticamente, oralmente, culturalmente, socialmente, intellettualmente, Le rammento! Al fine di sollevarmi da ogni responsabilità, per quanto riguarda la Sua situazione fisica e psichica alla fine del match, che Lei possiede:

– Un servizio del tipo capostazione o (se preferisce) polizia stradale con paletta.
– Un dritto insignificante.
– Un rovescio che rappresenta un autentico insulto alle articolazioni del corpo umano (sempre che Lei abbia una parvenza umana).
– Un approccio a rete del tipo “totano”, poiché rischia ogni volta di
rimanere impigliato.
– Una volè colpita abitualmente con il telaio.
– Uno smach-buco come se la racchetta fosse senza corde.
– Un fisico brachitipico (vale a dire a sviluppo orizzontale).
– Una mobilità sul campo a livello “marmotta in letargo”.

Voglia farmi avere (prima del match) una dichiarazione firmata dai Suoi famigliari, nella quale mi sollevano da ogni e qualsiasi responsabilità per quanto riguarda la Sua situazione generale dopo la partita. Uno stato di depressione irreversibile, Sua moglie che non gliela vuole più “dare”, i suoi figli che La guardano con compassione, gli amici che le hanno tolto il saluto; non dovranno essere conseguenze a me imputabili. Volendo ipotizzare un aspetto positivo, si potrebbe pensare ad un suo ritiro definitivo da questo sport. Sono certo che la Federazione ne trarrebbe un beneficio tale da considerare seriamente la possibilità di premiarLa per l’abbandono. Mi risulta altresì, che Lei sia titolare di varie sponsorizzazioni al negativo (in pratica, varie ditte Le danno del denaro purché Lei garantisca di NON usare i loro prodotti). Al fine di consentire una sia pure illusoria parvenza di equilibrio: MI IMPEGNO UFFICIALMENTE
a non fare uso, nei Suoi confronti, dei miei colpi migliori, così incisivi e
devastanti che La farebbero agonizzare già ai primi scambi.
Rimane inteso che Lei porterà la mia borsa nonché i miei attrezzi, nel tragitto parcheggio-spogliatoi-campo di gara e viceversa, procurerà lo shampoo e bagnoschiuma per entrambi (per Lei antiforfora, ammesso che abbia ancora l’energia sufficiente per lavarsi) e si toglierà le cozze dalle ascelle.
Distinti saluti

giampiero

giampiero sensual.jpg

la titolare del negozio…

L’atteggiamento è serioso e deciso di chi non ha tempo da perdere in chiacchiere neppure con i clienti.
Il laboratorio sull’altro lato della strada collocato dieci passi prima non è visibile dall’ufficio del negozio principale. Anche se breve il tragitto lo percorre spesso durante il giorno per comunicare ai tecnici il lavoro da eseguire. Esamina rapidamente il mio progetto, il preventivo di spesa è altrettanto immediato ma sono costretto ad alcune precisazioni che non sarebbero leggibili nel disegno. Non voglio annoiarla con dettagli che non giustificherebbero un’idea che per quanto originale non ritengo così interessante… eppure ascoltando le poche parole che pronuncio la sua espressione cambia, i suoi occhi cercano i miei, le labbra accennano un lieve quanto inaspettato sorriso e il ritratto della donna nella sua seducente femminilità appare come per incanto in pochi secondi in un dipinto dai mille colori e sfumature… non credo abbia bisogno di ulteriori complicazioni nella sua vita… una semplice e formale telefonata con la quale rinuncerò alla realizzazione, almeno da lei, mi eviterà di rivederla e fantasticare su quello che avrebbe potuto essere…
giampiero

lui…

…non uno sguardo adorante ne uno troppo duro… non sarà questo a farti sentire unica, ma quello che misteriosamente s’intreccia e si fonde… indefinibile e mai sazio ti sorprenderà ogni giorno volendo leggere nei tuoi occhi lo stupore e la sorpresa non concedendoti mai la certezza di conoscerlo completamente… nella gestualità di una carezza inaspettata non soffocherà la tua femminilità concedendoti il vezzo di un capriccio… ma irremovibile nella fermezza di una decisione che ti impedirà di commettere un errore del quale ti pentiresti… non sarà mai migliore o peggiore… sarà solo… semplicemente… unicamente il tuo… uomo.
giampiero

week end….

….un parco non troppo grande.. a misura d’uomo…. un piccolo bosco non curato pavimentato da foglie mai raccolte… un cancelletto semiaperto che non divide nulla… un imperfetto prato all’inglese di poche decine di metri che conduce a una panchina consumata sotto un salice…
La casa in pietra senza tempo è di architettura gradevole ma senza ostentazione… all’interno i pavimenti si alternano.. pietra… marmo… cotto… parquet in cubi chiaroscuri… mobili antichi non di pregio ma di buona fattura… profumi e odori insoliti mai troppo intensi o sgradevoli… la temperatura interna è accettabile per via del caminetto acceso… ne lei ne io vorremmo più luce della fiamma che lentamente consuma il ciocco e proietta le nostre ombre sulle pareti… non c’è mondo ne tempo fuori… ne passato o futuro in due corpi che ardono come la brace…

..siamo tornati in quel luogo, in quella casa senza tempo con il muschio alla base della scala in pietra che dal giardino conduce all’ingresso… il velo impalpabile di sudore che profuma la sua pelle e non vorrei nascosto da nessun’altra fragranza che non sia quella tradisce la sua emozione nel bacio che non vuole abbandonare le nostre labbra… ancora si affida consapevole che tra le mie braccia avrà quel calore e sicurezza che la vita le ha negato… e non potrà essere per sempre…
giampiero

levante…

domenica 04 Maggio ore 13
Di solito appare fra le 11 e le 12, oggi è in sensibile ritardo. Per chi non conoscesse il ponente ligure è un vento che soffia continuo da sud-est esente da folate improvvise e sovente ha un ciclo di tre giorni. Sul mare crea onde brevi e trasversali appena increspate da una spuma bianca. Sulla battigia la risacca è quasi inesistente ed è simile a quella del lago. E’ un vento ideale per veleggiare sia in barca che sulle tavole da surf. L’unico suono che si avverte nei porti è dovuto a un’orchestra composta da insoliti strumenti… le sartie metalliche che frustano gli alberi nudi delle vele ormeggiate. La sua continuità regolare attutisce altri rumori e l’atmosfera che ne deriva invita alla riflessione. Disteso al sole sulla spiaggia in attesa del secondo bagno stagionale nascondo lo sguardo dietro occhiali scuri fingendo di dormire per non essere disturbato. Fino a che punto è giusto lottare per un amore… un’amicizia… e, meno importante, un progetto nel quale si è creduto…
giampiero
levante 1

senza titolo…

…non bello, ma carismatico e trascinatore ero considerato il riferimento della compagnia. Era il telo di spugna più grande che avessi visto, azzurro mare con i lati d’eguale misura. Lo stendevo sulla spiaggia evitando la sabbia che si sarebbe infilata ovunque preferendo la ghiaia fine che il corpo plasmava facilmente appena sdraiati rendendone la superficie confortevole. Le sue dimensioni, del tutto inusuali, e l’accuratezza nel posizionarlo, avevano attirato l’attenzione dei miei coetanei e di qualche signora giovane e insoddisfatta facendolo diventare un luogo di ritrovo abituale. Su questo grande lenzuolo di spugna sono iniziati e qualche volta finiti un buon numero di amori più o meno importanti, complice anche l’inevitabile vicinanza degli occupanti che alcune volte erano cinque o sei ragazzi di ambo i sessi con una gran voglia di conoscersi meglio. Voluti o inevitabili i contatti pelle con pelle incoraggiavano confidenze e sguardi maliziosi. Così giovani e pieni di vita ci sentivamo, come la maggioranza dei ragazzi della nostra età, padroni del mondo e con l’entusiasmo di quegli anni tutto sembrava possibile. Con il passare del tempo era diventato un privilegio potersi stendere su quella porzione di spiaggia che annullava imbarazzi e diffidenze, creando una gioviale gara per posizionarsi vicino alla ragazza più interessante del momento. Naturalmente ero guardato con un certo sospetto dai genitori delle ragazze, che cominciavano ad intravedere troppo movimento, anche perché nelle lunghe sere d’estate avevo organizzato un gioco un po’ audace: consisteva nel chiudere a chiave una dozzina di ragazze (una in ogni cabina) mettere tutte le chiavi in un cappello, sorteggiarle tra noi ragazzi, per poi chiuderci dentro con loro per qualche istante (inutile precisare che la “mia” chiave non era sorteggiata, ma scelta). Le mamme delle ragazze, pur opponendosi all’inizio, finivano per cedere alle suppliche delle figlie, non meno interessate di noi. Il tutto era condotto con sufficiente ironia, ma padri e madri delle fanciulle (ormai quasi ventenni) mi indirizzavano sguardi di moderato rimprovero trattenendo a stento un sorriso. Indecisi sul da farsi, si limitavano ad osservare, comprensivi della nostra esuberanza e tranquillizzati dalla brevità della permanenza soli in cabina, che non avrebbe concesso niente di più di un bacio, tuttavia leggevo nei loro sguardi una comprensiva complicità, forse ricordando la loro gioventù. I più fortunati (spesso ero fra questi) riuscivano a concedersi un bacio furtivo, con qualche ragazza che usciva rossa in viso sia pur protetta dalla scarsa luce. Insomma, mi ero guadagnato l’appellativo di “Pierino della spiaggia” poiché ai loro occhi sembravo un po’ troppo “sveglio”. Oggi tutto ciò può far sorridere, ma allora erano emozioni per le quali si viveva, trascurando se necessario, altri beni materiali…

Lo stabilimento balneare che frequento non è fra i più grandi, situato in posizione strategica per via delle correnti può contare sul mare pulito. In passato teatro delle nostre gesta giovanili dove non trascorreva giorno senza iniziative interessanti e notti infuocate, considerato a torto un po’ snob è comunque sempre ben frequentato, donne e uomini interessanti hanno sempre gravitato qui.

Una parte delle cabine sono situate lungo il muro di contenimento della passeggiata lungomare, formano una linea omogenea e sono sorrette da pali alti circa due metri sulla spiaggia che permettono di isolarle dal mare, che quando è molto mosso, raggiunge il muro sottostante. Di fronte alle cabine, un tavolato con passatoia e ringhiera di sicurezza in legno che ne permette l’accesso. Su questa terrazza, lunga quanto la fila di cabine, è normale incontrare chi arriva, chi parte, e chi sosta a chiacchierare. Credo che a tutti sia accaduto almeno una volta di fermarsi a parlare senza pensare che all’interno qualcuno poteva essersi attardato senza essere visto, e quindi ascoltare all’insaputa di chi era fuori. Dall’interno, oltre che ascoltare e riconoscere le voci, si può avere conferma vedendo attraverso le feritoie a persiana della porta d’ingresso.

Ore 19.00 la spiaggia si sta svuotando, le mamme raccolgono i giochi dei bambini e li sollecitano a fare la doccia. Un po’ annoiato e pensieroso sono sulla terrazza di fronte alla mia cabina a godermi il sole ormai tiepido della sera. Le signore entrano ed escono dalle cabine impiegando come sempre il tempo necessario per cambiarsi. Comincio ad accarezzare un’idea: essere ascoltati a nostra insaputa è normalmente uno svantaggio, ma forse si può fare in modo che la situazione apparente si trasformi in un vantaggio. Bene…mi è passata la noia, adesso ho un piano da perfezionare e una strategia da sviluppare. Con M. la signora che al momento mi interessa non ho confidenza, ma questa volta vorrei saltare qualcuno dei preliminari del corteggiamento che normalmente mi divertono..Ho bisogno di un complice; chi meglio di un amico…? Sembrerebbe perfetto…no…si può fare di meglio…un’amica…! Nessuna meglio di lei sposata e separata, due figli, tuttora molto bella e un po’ invidiata, amici e complici in diverse occasioni ci vogliamo molto bene, è sempre stato sufficiente uno sguardo per capirci in ogni situazione. Siamo finiti a letto anni fa forse per curiosità e attrazione senza che la cosa avesse seguito, ironizzandoci abbiamo sdrammatizzato e la nostra amicizia è rimasta solida. Non l’ho vista andare via e non dovrebbe essere lontana, proverò al bar dello stabilimento…non faccio in tempo a raggiungerlo, lei mi sta venendo incontro con il solito sorriso, la prendo per la vita e la costringo a voltarmi le spalle in modo confidenziale come faccio spesso fingendo (e facendo) di baciarla sul collo:

lei: “ruffiano…sono sicura che c’è di mezzo una donna….”

io: ”per quale motivo devi sempre sospettare di me…?”

lei: ”perché ti conosco, quando fai così hai bisogno di qualcosa…”

io: ”esagerata…lo sai che ti voglio bene…”

lei: ”vero…ma una cosa non esclude l’altra”

io: “mi arrendo…dobbiamo recitare una scenetta, se non hai impegni vediamoci dopo cena…”

lei: “come immaginavo…chi è la fortunata di turno…?”

io: “ a dopo…”

Qualche ora più tardi metto G. al corrente del piano: si tratta di fingere una conversazione confidenziale fra noi come se ignorassimo la presenza di M. dentro la cabina.…ripensando:…sono sicuro che sia meglio fingere di non sapere…?…oppure essere ancora più diretti e farle capire apertamente che sono a conoscenza che lei si trova all’interno….?..dovrò pensarci ancora, ma potrei anche lasciarle il dubbio…Pur conoscendo bene la mentalità femminile il punto di vista di G. mi sarà utile per la cura dei dettagli e per non commettere il minimo errore, inoltre considerando una quasi scontata complicità/rivalità femminile immagino che le confidenze fatte a lei invece che a un uomo lusingheranno maggiormente M. Per fugare ogni possibile dubbio sulla casualità della nostra presenza di fronte alla sua cabina (ammesso che faccia questa scelta), non mi limiterò a descriverla unicamente in termini lusinghieri, ma aggiungerò anche qualche critica provocatoria con il doppio risultato di costringerla a trattenersi per non tradire la sua presenza e in un secondo tempo impaziente di difendersi e quindi facilitarmi il successivo contatto, terminato l’elenco delle lusinghe e poche critiche, come ulteriore provocazione metterò in dubbio la capacità di M. nel fare l’amore…

Sono certo che M. si guarderà bene dall’uscire dalla cabina prima di aver ascoltato l’intero dialogo, convinta di intercettare una conversazione strettamente confidenziale, non condizionata e sopratutto della quale ne sarà l’oggetto. Avrò tutto il tempo per farle ascoltare quello che mi interessa farle sapere.

Del mio piano G. non ha nulla da obiettare, invece su di me aggiunge che sarei un “mascalzone” naturalmente detto sorridendo. Rimaniamo d’accordo di tenere sotto controllo i movimenti di M. in spiaggia per poter intervenire nel momento opportuno. Nei due giorni successivi nessuna situazione favorevole. Il terzo giorno a causa di altri impegni arrivo più tardi del solito, G. mi mette al corrente della situazione, la spiaggia è poco frequentata per via della concomitanza con una manifestazione in città, M. è venuta al mare sola, una eventualità nella quale avevo riposto le mie speranze. Aspettiamo…..il lettino di G. è posizionato a circa 10m. dal mio, sto leggendo i quotidiani, è ancora lei a passarmi accanto per farmi un cenno, M. ha raccolto le proprie cose e si sta dirigendo verso le cabine…calcoliamo i tempi, due minuti e siamo posizionati davanti alla cabina di M.

Per quanto riguarda il dialogo tra G. e me ho deciso di non seguire un copione, improvvisare sarà più divertente anche per lei e sembrerà più naturale e credibile a M. che non è certo una sprovveduta.

Nei 10/15 minuti trascorsi ci siamo dovuti trattenere più volte dal ridere, in particolare G. che non poteva prevedere tutto quello che avrei detto. Naturalmente mi sono dilungato nel descrivere quanto mi piacesse M. senza tuttavia esagerare, elencando anche qualche difetto fisico inesistente anzi, ad esempio ho criticato una parte anatomica della quale ero certo andava fiera…insomma come mio solito non ho rinunciato alle provocazioni e messo a dura prova il silenzio di M., potevamo immaginare che tenesse una mano sulla bocca per evitare di tradirsi. Ho dato il massimo e superato me stesso (anche Laurence Oliver) nel lungo commento conclusivo mettendo in dubbio le capacità amatorie di M. il tutto da perfetto gentiluomo, cioè senza alcun riscontro oggettivo e tenendolo sul piano dell’opinione. G. si è dovuta voltare per non esplodere in una risata, in questa occasione ho rischiato di compromettere tutto e immagino che M. si sia morsa la lingua per rimanere ancora una volta in silenzio. Per non sconfinare nel sadismo adesso si doveva dare a M. la possibilità di uscire…G. torna in spiaggia e si stende sul lettino voltando le spalle alle cabine, io cerco una postazione strategica da dove poter vedere M. senza essere visto. La sala del ristorante è situata alla fine della lunga terrazza delle cabine e sopraelevata a livello della strada…perfetta, da li posso vedere M. che deve percorrere i due terzi della passatoia per uscire dallo stabilimento venendo direttamente nella mia direzione e percorrendo il perimetro del ristorante al livello inferiore. Ciò mi consente di studiarne l’espressione man mano che si avvicina senza che lei sospetti…

Si poteva ragionevolmente pensare che nei giorni successivi M. avrebbe impiegato una parte delle sue amichevoli conversazioni per reperire informazioni recenti su di me e perché no avvicinare G. per ottenere la sua complicità e notizie di prima mano. Una volta appurato (se mai ce ne fosse stato bisogno) che non ero un santo, a M. rimanevano tre possibilità: a) ignorarmi completamente…b) accettare la sfida…c)…quella nella quale speravo maggiormente..! Vogliamo approfondire..? Per una donna ambiziosa, che non è disposta a perdere battaglie, un maschio che non aveva mai avuto controllo, libero di organizzare la propria vita, indipendente…poterlo tenere al guinzaglio magari un passo dietro di lei e sfoggiarlo come un trofeo con la “concorrenza”, soggiogarlo, mettergli il cappio…ma cosa sto dicendo..? esiste sempre il meglio…di più…”redimermi”…! Un’anima persa come la mia…? Una tentazione quasi irresistibile…Il mio impegno “professionale” era solo all’inizio, si trattava di gestire il tutto in modo manageriale, dovevo divulgare delle notizie su di me, fare in modo che se ne parlasse, anche in termini poco lusinghieri…purché fosse il più possibile, vi sembra che stia esagerando per una conquista..?…certamente!…non avete conosciuto ne visto M. se lo stabilimento avesse organizzato una gara tra i ragazzi a chi si faceva più s…e tutti avrebbero avuto lei nell’immaginario…(continua) il seguito è riservato agli amici intimi.

giampiero

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la notte….

…ore 04. Cammino lentamente per strade e vicoli che ormai conosco perfettamente anche negli angoli bui, dove la luce dei lampioni non arriva. Negli anni ho imparato a muovermi nella notte con naturalezza. Alla prudenza iniziale, è subentrata una certa sicurezza, dovuta all’acuirsi dei sensi e all’esperienza. Per non correre rischi inutili è indispensabile muoversi con circospezione, sono quindi diventato istintivamente attento ad ogni particolare, le ombre, il minimo rumore, i riflessi nei vetri per vedere alle mie spalle, al fine di evitare incontri e situazioni spiacevoli. So come evitare di essere seguito, d’inverno, quando le strade sono deserte e il freddo punge il viso come mille aghi, indosso un giaccone con il cappuccio alzato sopra maglioni pesanti e, poiché sono piuttosto alto, posso sembrare abbastanza robusto da scoraggiare un eventuale malintenzionato. I miei incontri abituali nella notte, sono principalmente i gatti, che mi studiano al primo incontro con istintiva diffidenza, forse temendo qualche calcio o peggio, ma ben presto capiscono che sono loro amico, e mi guardano con occhi benevoli e un po’ stupiti. Un raro cane randagio mi segue a distanza, fermandosi ogni volta che lo faccio io, e fingendo indifferenza. Se accenno a tornare sui miei passi, si allontana timoroso, è facile immaginare che abbia subito angherie, tuttavia, dopo qualche minuto, comincia a ridurre gradatamente la distanza che ci separa, e poco dopo, lo sento a pochi metri dietro di me. Evidentemente a intuito che non ha nulla da temere. Mi fermo a guardare i suoi occhi desiderosi di un padrone, al quale dare tutta la sua amicizia e fiducia. E’ piuttosto magro e non più giovane, vorrei accarezzarlo e dimostrargli l’affetto di uno sconosciuto, ma deluderei lui e me stesso poiché so benissimo che non potrei tenerlo, renderei solo più difficile il momento del distacco, mi limito a fissarlo negli occhi nell’illusione che capisca. Occasionalmente, qualche auto della Polizia e dei Carabinieri accende per un attimo gli abbaglianti per vedere di chi si tratta, molti di loro mi conoscono e ci scambiamo un saluto con a mano. Ore 05,00. Sul marciapiede opposto avanza nella mia direzione un uomo di colore, con due borsoni pieni di prodotti che cercherà di vendere appena farà giorno. Con tutta probabilità si tratta di un extracomunitario appena arrivato alla stazione ferroviaria, che torna da Genova dove sarà stato a rifornirsi. Penso a quanto sia dura la sua vita lontano di casa, dai suoi affetti, dalla sua cultura, dalla sua terra. Quando siamo quasi sulla stessa linea, su marciapiedi opposti, lo saluto con un “ciao”, rimane un attimo stupito pensando che lo conosca, ma non ci siamo mai visti prima, risponde al mio saluto, piacevolmente sorpreso. Passa un’auto a velocità sostenuta, sulla quale intravedo tre giovani con la radio a tutto volume, probabilmente hanno fatto tardi, e forse hanno bevuto un po’ troppo. Ore 05.30. Sono soltanto in due, sembrano essere fratelli tra i 25/30 anni. Il peschereccio è ancora ormeggiato alla banchina, il primo sale a bordo, si avvicina ai comandi e avvia il motore. Il grosso diesel brontola sommesso a basso numero di giri come si addice al tipo di imbarcazione, progettata per il lavoro duro. E’ uno scafo ormai vecchio, ma in compenso i ragazzi sono giovani e svelti, i gesti sbrigativi, automatici nella loro ripetitività giornaliera, tutte le operazioni sono eseguite in silenzio senza scambiarsi neppure una parola. Sembrano in ritardo sul loro orario abituale, oppure il mare calmo li stimola fare presto, per avere più tempo per pescare, o ancora, la loro esperienza gli fa presagire che il tempo cambierà, chi può dirlo? Il ragazzo rimasto sulla banchina allenta gli ormeggi, e sale anch’egli a bordo, e mentre la barca si allontana lasciando nell’acqua calma del porto una scia d’argento illuminata dalla luna, recupera le cime degli ormeggi. Sono l’unico osservatore, tutto il porto è deserto. Appena fuori del molo l’onda lunga si gonfia come il respiro di un gigante, sollevando la barca per poi farla ridiscendere, prima di risalire sulla successiva. Auguri ragazzi, che la fortuna vi sia amica. ore 06.00. Lo scenario in città comincia a cambiare, ai pochi ritardatari si cominciano a sostituire i mattutini. Coloro, specie i frontalieri, che devono raggiungere un posto di lavoro lontano, le donne delle pulizie che lavano le scale nei condomini, il venerdì gli ambulanti del mercato settimanale. E’ un mondo quasi sconosciuto a chi conduce abitualmente una vita “normale”. Così mi attardo ad osservare questo mondo diverso, ma forse più vero, fatto di persone dall’apparenza semplice, essenziale, che non sembra avere molto tempo per frivolezze inutili, persone assorte nei loro pensieri, impegnate nel quadrare i loro bilanci famigliari. Uomini di mezza età con la sigaretta tra le labbra, un po’ curvi, con sguardo basso di fronte a se, invecchiati precocemente dalla fatica e da una vita sregolata, che passano le poche ore libere dal lavoro in un bar a giocare a carte e a bere, con gli occhi arrossati dal fumo delle sigarette che tengono costantemente tra le labbra, infervorati nella discussione sull’ultima partita di calcio, ai quali non rimane che il tifo per la squadra, per distogliersi dalla dura realtà della vita, spendendo qualcosa in più del dovuto, per la scheda del totocalcio, pur non credendo più di tanto nella buona sorte. Donne non più giovani, che ormai dovrebbero occuparsi solo del focolare domestico, consigliando con la loro esperienza figlie e nuore a come accudire ai nipoti appena nati, invecchiando serenamente, e che invece sono costrette a lavori faticosi forse per l’egoismo di mariti e figli, tuttavia consola vedere anche giovani di ambo i sessi, ragazzi positivi, con le loro sacche, il contenitore termico per avere un pasto caldo sul posto di lavoro, probabilmente un cantiere lontano dalle comodità cittadine, dignitosi, seppure vestiti modestamente, consapevoli di avere un posto di lavoro e quindi, più fortunati di altri, e poi ragazze, anche giovani e carine che sembra esistano solo in queste ore, poiché non capita mai di incontrarle per la città durante il giorno, neppure nei festivi. Visi sconosciuti che quando non lavorano, probabilmente sono occupate ad accudire alla casa, anche loro vestite dignitosamente in tutte le stagioni, pulite, ordinate, mai appariscenti, eppure squisitamente femminili, quasi sempre in jeans, per praticità, e forse per non suscitare troppo interesse in fabbrica, nella quale probabilmente lavorano a contatto con uomini. Camminano con lo sguardo dolce e sereno, forse pensando al loro ragazzo, non scontente per doversi alzare così presto, lo sguardo di chi pensa in concreto. Giovani esemplari, che per la loro modestia e semplicità rimangono nell’ombra, ma è bello sapere che ci sono. Qualcuno penserà che i loro amori, le gioie, i dolori siano sentimenti meno importanti di quelli divulgati dai media, in TV, letti sui rotocalchi, sulla carta patinata, o su qualche libro d’autore. Ma non per me…

giampiero

nuotare in solitudine…

21 maggio
Primo giorno di nuoto

…nessuno sulla spiaggia, mare calmo, sono assolutamente solo… intravedo qualcuno in lontananza, non meno di 400m. nessuno in acqua..sono qui dalle 9.00 sfogliato distrattamente un quotidiano e preso sole abbastanza per aver voglia di rinfrescarmi… sono pronto per il primo bagno della stagione.. avrei preferito entrare gradatamente, ma la risacca ha formato uno scalino di ghiaia che rende difficile l’entrata progressiva… meglio così, ormai sono dentro, a parte lo sbalzo iniziale di temperatura, non è poi così fredda come pensavo… essere completamente solo e muovermi lentamente nell’acqua fresca e salata mi da un senso di libertà, oltre al corpo tonifica lo spirito… posso pensare senza rumori o distrazioni… manchi solo tu… poterti ascoltare, la tua voce, le tue parole che raccontano di te… poter dire qualcosa che ti diverta, una battuta riuscita e ascoltare la tua risata cristallina… nuoto lentamente, senza fretta, bracciate distese sfruttando il galleggiamento… non più di 500m…15/20 minuti…… mi manchi…

giampiero

rally…

In quegli anni la Lancia si doveva confrontare con le più potenti Porsche e le più leggere e scattanti Renault. La Fulvia sembrava partire svantaggiata da questo confronto, ma i pochi che riuscivano a capirla e guidarla nel modo dovuto, venivano ampiamente ripagati dai risultati. Fra tutte le auto più o meno competitive non era la più potente ne la più prestigiosa, tuttavia la preferivo per la difficoltà nel guidarla. Era superba, ostica, imprevedibile, caratteristiche che in una donna non mi sarebbero piaciute. In quella macchina erano invece affascinanti e, al contrario degli altri piloti che si arrendevano presto a queste difficoltà, ne venivo stimolato. Sapevo, che guidata con precisione e senza affanno, quasi accarezzandola come fosse un delicato strumento musicale si ottenevano grandi soddisfazioni, come riuscire a far meglio di auto molto più potenti e blasonate dal costo circa doppio. La Lancia Fulvia Coupe HF era per me (in certi momenti) come un’amante con la quale dividevo complicità e sensazioni che andavano al dilà della competizione con gli altri, ma che godevo anche durante le prove solitarie o nei trasferimenti. Il piacere raggiungeva il culmine nei percorsi invernali, attraversando in piena notte le foreste con la strada e gli alberi imbiancati dalla neve. Era uno spettacolo stupendo che faceva dimenticare le difficoltà economiche affrontate per poterla avere. Quella notte dovevo collaudarla nel suo insieme per verificarne l’equilibrio generale, e avevo deciso di andare solo.

Mi sono riposato il pomeriggio per poter affrontare la notte con lucidità, la macchina è pronta, mi sento bene. Guardo dalla finestra la rossa sagoma della Fulvia acquattata sulle ruote. Sembra aspettarmi con pazienza e complicità, come sapendo che insieme faremo grandi cose. Mi piace tutto di lei, come quando si è innamorati. Anche quell’handicap di potenza che molti gli rimproverano, per me non è che uno stimolo che alimenta la sfida. So che il tempo inevitabilmente perso in salita è recuperabile con una dose di temerarietà (e un pizzico di incoscienza) in discesa o in curva, dove i cv sono meno importanti, “staccando” in ritardo rispetto agli avversari. Sono pronto, mi infilo al posto di guida metto il contatto. Il ticchettio della pompa di alimentazione elettrica che riempie di benzina i carburatori è l’unico suono nella notte. Attendo qualche secondo, premo il pulsante di avviamento, il motore fa sentire il suono non sostituibile con alcuna sinfonia. Fa freddo, ma scivola su di me lasciandomi indifferente. Il parabrezza, gelato nel suo perimetro, mi consentirebbe di vedere abbastanza per partire subito, tuttavia devo aspettare che il motore raggiunga una temperatura accettabile. Mentre tengo con l’acceleratore il motore al regime adatto, immagino come si muove la meccanica al suo interno, le varie fasi del ciclo, i pistoni che salgono e scendono all’interno dei cilindri, le bielle che li collegano all’albero motore, le valvole che si aprono e chiudono in sincrono, e l’olio ancora denso che alimentato dalla pompa lubrifica il tutto. In questo momento non riesco ad immaginare un luogo più desiderabile nel quale vorrei essere. Il liquido di raffreddamento a raggiunto la temperatura che mi consente di partire, premo il comando della frizione, innesto il primo rapporto e avvio dolcemente la Fulvia. Ho molto rispetto per la meccanica della mia macchina, non solo perché ripararla è costoso, ma la considero quasi una cosa viva. In pratica non la guido, ma è come se dialogassi con lei. Anche nei momenti più impegnativi quando sembra essere recalcitrante ad inserirsi in curva, con quel motore a sbalzo anteriore che la forza centrifuga sembra trascinare all’esterno di ogni curva affrontata velocemente. Questo è per me il suo fascino. Inserirla rapidamente è tuttaltro che semplice, ma è come se mi invitasse a capirla sempre più, in modo da riservare solo a me i suoi segreti più intimi. Comincio a vedere la neve ai lati della strada, presto diventerà un manto unico e compatto, soltanto più battuta sulla carreggiata. Aumento la velocità approfittando del traffico inesistente per testare l’assetto sull’asfalto. I Pirelli CN36 aderiscono piacevolmente e mi invitano a cercare il limite della Fulvia. Il cambio da Rally a rapporti ravvicinati è preciso e immediato, le marce si susseguono velocemente. Mi sento perfettamente in simbiosi con la macchina e insieme ci opponiamo alla forza centrifuga che vorrebbe buttarci fuori per la tangente ad ogni curva. Tenendo l’avantreno all’interno ne evito il deciso sottosterzo che la caratterizza. I fari come sciabolate nella notte cercano con impazienza la curva sucessiva. La scocca sembra torcersi per lo sforzo, ma tutto è sotto controllo. I dischi dei freni sono ormai roventi come usciti da una forgia, e so che all’esterno sono visibili attraverso le finestrelle dei cerchi ruota, tuttavia hanno conservato in buona parte la loro efficacia. Tutto procede per il meglio, l’assetto mi soddisfa e posso fermarmi da un distributore dove ho lasciato in precedenza i Pirelli da neve/ghiaccio. Il proprietario, un po’ assonnato, mi saluta cordialmente e mi chiede informazioni sulla prossima gara, mentre mi aiuta a sostituire le ruote con pneumatici MS. La luce fredda dei neon si riflette sull’asfalto bagnato, avvolgendo la sagoma della Fulvia HF. Per un’attimo mi fa pensare ad un’armatura. Le sue ruote, con 350 chiodi che sbucano sfavillanti per due millimetri dalla gomma, brillano sinistri nella notte, ricordandomi le mazze armate usate dai cavalieri del medioevo. Riparto dopo il rifornimento, la Fulvia, come per incanto cambia completamente temperamento. Lo sterzo si è fatto leggero in conseguenza della riduzione di attrito per l’interposizione dei chiodi tra gomma e asfalto. Adesso sembra un’altra macchina. Ma questa è una esperienza che ho già acquisito in passato, per cui proseguo con tranquillità. La guida è completamente cambiata, a macchina scivola da una curva all’altra, l’aderenza è molto ridotta. Ogni manovra richiede un notevole anticipo. Si rende necessario calcolare i tempi con assoluta precisione, poichè ogni correzione può essere attuata solo assecondando la vettura e non costringendola ad inserirsi in curva. I freni non vengono praticamente usati. Per ridurre la velocità è più efficace “intraversare” la macchina. Inizia quella che si può paragonare a una danza. La Fulvia scivola da una curva all’altra con l’eleganza di una ballerina e vuole essere guidata con estrema dolcezza. Tutti i comandi vanno sfiorati, senza gesti bruschi, senza impegnare alcuno sforzo fisico ma concentrandosi e fondendosi con tutta la meccanica, prevedendone ogni reazione. Aumentando o diminuendo la potenza si ottiene il trasferimento di carico necessario per rendere la vettura sottosterzante o sovrasterzante. Adesso il manto stradale è completamente bianco e così tutto quello che mi circonda. I chiodi mordono il ghiaccio e la situazione (pur nella precarietà dell’aderenza) diventa più divertente, anche perchè i muri di neve ai lati della strada ridurrebbero le conseguenze di un eventuale errore. Adesso lo spettacolo è impagabile; i rami degli alberi piegati sotto il peso della neve, la visibilità perfetta per i riflessi di tutto quel candore. I cristalli di ghiaccio che brillando come diamanti amplificano l’efficacia dei proiettori supplementari da gara. Sono le tre di mattina e sono assolutamente solo su strade abitualmente poco frequentate. Posso vedere in lontananza malgrado le curve e quindi, osare senza mettere a repentaglio l’altrui incolumità. Tutti i sensi sono attivati, il suono del motore è un barrito nella notte. Ad ogni accelerata i carburatori orizzontali da 45 spalancano le “farfalle” e ingoiano aria e carburante. Sento il leggero sibilo dei ruotismi del cambio, controllo gli strumenti con un rapido sguardo. Adesso siamo una cosa sola io e la Fulvia. Ogni parte di lei è un prolungamento del mio corpo. Niente mi sfugge, è come se le mie estremità accarezzassero la strada. Ad ogni movimento della sospensione come se piegassero i miei arti. Quarta, quinta 5000 giri/m la velocità circa 130km/ora. Adesso non è più sufficiente dosare l’acceleratore per inserire la macchina nei curvoni ad ampio raggio. Continuando ad accelerare con il piede destro, con il sinistro doso i freni in modo che le ruote posteriori, non trascinate dalla trasmissione, abbiano un numero di giri inferiori a quelle anteriori e, perdendo aderenza, provochino una leggera sbandata del retrotreno, consentendo di controllare l’asse della vettura. La stessa tecnica è necessaria nelle curve strette e nei tornanti affrontati a velocità da gara poiché la Fulvia, guidata in modo tradizionale, non vuole saperne di inserirsi correttamente in curva. Scorgo in lontananza dei fari che si avvicinano, dalla potenza luminosa intuisco che si tratta di un’altra macchina da gara…
giampiero
Ciao Giampiero,
e grazie di averci inviato il tuo racconto.
Commento: Questo racconto rappresenta la vera e propria poetica dell’ “automobile”, in particolare la Fulvia coupe (macchina storica per molti versi), che viene descritta in tutti i crismi come una donna (persino dal protagonista); e che assume i connotati di un oggetto di supremo piacere fisico oltre che mentale. Un unione uomo-macchina che ha coinvolto e coinvolge moltissime persone e che quindi dà a questo racconto lo spessore del “classico”, anche se con degli spunti di originalità notevoli, soprattutto per i ritmi narrativi.
Giulio Perrone

Direttore de IL FILO

giulio.perrone@email.it

www. i lfiloonline.it

provaci tu…

..provaci tu amico mio.. per me è troppo giovane.. troppo bella.. troppo intelligente… troppo ………
..ti prometto che farò l’impossibile per non invidiarti quando mi racconterai dei suoi baci e di come godrai il suo corpo… m’impegnerò nel condividere la tua gioia sperando che non sia solo la lusinga di una conquista…
..provaci tu amico mio.. e lascia che io muoia lentamente..
giampiero
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la via…

…non ci sarebbe luce in quella via qualunque se non fosse per quegli occhi profondi, capaci di trasmettere quello che le parole non potrebbero mai fare… il suo sorriso… limpida, pulita… nell’insieme la gioia e la speranza… per la prima volta hai paura, paura di non meritare tutto questo, di inquinare i petali di un fiore stupendo e delicato… non osi toccarla… quando le sue labbra sono tutto ciò che hai desiderato per troppi mesi… non puoi vedere se è bella quanto ti aspettavi, ti perdi in quegli occhi in quel sorriso che non potrai mai dimenticare… ne immaginarne il viso in un’altra espressione che non sia quella… allenta le tue difese, accetta la sofferenza che sai ne conseguirà… stordisciti e ubriacati per un momento in questo amore impossibile che ti sarà fatale…
lei è… l’Amore…
giampiero
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il canto del …..

..provaci tu amico mio.. per me è troppo giovane.. troppo bella.. troppo intelligente… troppo ………
..ti prometto che farò l’impossibile per non invidiarti quando mi racconterai dei suoi baci e di come godrai il suo corpo… m’impegnerò nel condividere la tua gioia sperando che non sia solo la lusinga di una conquista…
..provaci tu amico mio.. e lascia che io muoia lentamente..
giampiero
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il viaggio…

…ho sempre preferito viaggiare solo per essere indipendente, per la prima volta quasi mi preoccupa… troppe ore per pensare… non tanto il viaggio di andata, è ancora ben viva l’attesa… poterti guardare negli occhi anche solo per un momento, credere e capire che tutto quello che ci siamo detti non sia solo l’illusione creata dalla lontananza… la speranza che comunque sia, qualcosa di profondo rimanga… hai chiesto la mia foto, senza insistenza, con pudore; l’hai avuta… non avrei potuto nasconderti nulla, una foto recente, casuale, scattata per gioco, una delle poche che possiedo, non mi piaccio poi molto quindi quelle che ho scattato nella mia vita, fototessere a parte, si contano sulle dita di una mano.. infilata nello scanner ed inviata a te… non ho chiesto la tua, non mi serve… ti sei descritta senza scendere in particolari ne io te l’ho mai chiesto… ormai il bene che ti voglio potrebbe superare il tuo aspetto qualunque esso sia… sono pronto anche ad un tuo rifiuto, d’altronde ce lo siamo detti, siamo maturi e leali per non sorprenderci dal momento che tutto è iniziato, maturato e proseguito virtualmente… può essere, si ha molto tempo per parlare, ragionare, metabolizzare… razionalizzare anche la passione, purtroppo… la struggenza di perdere spontaneità… anche questo fa parte della vita… ma come sarà il ritorno…?… so già che non potrai venire via con me, ne forse avrei potuto portarti, ne abbiamo parlato molte volte… questo amore impossibile rimarrebbe solo nella nostra… o nella mia immaginazione… con in più il peso de… ….
giampiero

amore in chat…

…non siamo soli nella stanza… non scrivo nulla, mi limito a guardare il suo nick come se la vedessi, ne avverto la presenza fisica con quelli che lei ritiene difetti e mi ha descritto quasi a scusarsene ma che io amo e sono diventati irrinunciabili… godere di questa complicità che ci fa sentire illusoriamente diversi, più sensibili, unici… rimango li.. in silenzio.. ogni parola, frase che potrei scrivere mi sembra banale, scontata… già detta e ripetuta… “guarda nel monitor… sono qui, solo per te… solo con il mio nick…”
giampiero

nessuna lei…

…non siamo soli nella stanza… non scrivo nulla, mi limito a guardare il suo nick come se la vedessi, ne avverto la presenza fisica con quelli che lei ritiene difetti e mi ha descritto quasi a scusarsene ma che io amo e sono diventati irrinunciabili… godere di questa complicità che ci fa sentire illusoriamente diversi, più sensibili, unici… rimango li.. in silenzio.. ogni parola, frase che potrei scrivere mi sembra banale, scontata… già detta e ripetuta… “guarda nel monitor… sono qui, solo per te… solo con il mio nick…”
giampiero

lei…

…ho freddo. Il motore è spento da due ore e di conseguenza il riscaldamento… è già difficile passare inosservati anche senza, figuriamoci se lo tenessi acceso che ronza sia pure al minimo… la porta si apre ed eccola uscire… malgrado la temperatura rigida è l’ora nella quale molti escono per recarsi al lavoro o per altro. La strada è frequentata ma nessuno si ferma, chissà perchè immaginavo che tutti nel vederla sarebbero rimasti estasiati… nessun ingorgo… il traffico non si è interrotto, le auto continuano a transitare… che sia invisibile agli altri…?… mi stupisco… non la vedete..?.. possibile..?.. colei che senza saperlo mi ha fatto capire che la felicità non è un’utopia è li, per strada insieme a voi che sembrate considerarla una persona qualunque… solo i miei occhi l’avvolgono quasi a proteggerla dal freddo e chissà da cos’altro… lei… la donna che riempie i miei pensieri… i sogni… ma non potrà mai riempire la mia vita… se solo fossi più… se avessi solo… Non saprà mai di me ne quanto è stata amata… il suo nome è …….
giampiero
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perdere un amore…

…solo in quel momento… quando mi ha confidato candidamente di aver preso in bocca il suo sesso, quasi un gesto di sudditanza al nuovo Re… ho realizzato di averla persa… e solo in quel momento si è diradata ogni nebbia per farmi vedere chiaramente che la “mia” donna poteva essere soltanto lei… quando avevo perso colei che era oltre i miei desideri immaginari, dove la fantasia non era giunta… da ora in poi sarà lui, con la sua arrogante sicurezza nel considerarla una proprietà acquisita a riempire i suoi sogni.. colui che non la ama e non sarà mai capace di amarla ha vinto.. e le sue briciole saranno più importanti di qualunque cosa avrei potuto darle io.. adesso soffri uomo, ne ti consolerà ricordare quante volte hai vissuto il ruolo del vincente…
giampiero

pensieri nel tempo…

…..hai lasciato cadere la spada….hai tolto l’elmo….un pezzo alla volta, stai togliendo l’armatura….ma quello che vedo è troppo bello perché possa descriverlo in poche righe…avrò bisogno di tempo…e della tua pazienza…

….chi sono…?….un uomo qualsiasi…?….il vicino della porta accanto….?….qualcuno che incontri per strada, e non degni di uno sguardo….?….sarò bellissimo….?….o forse solo carismatico….e se fossi solo un uomo follemente innamorato delle donne…?….

…la tua autostima non ha bisogno di conferme…ma…specchiati nei miei occhi, e aumenterà ancora…

…i miei giorni…le mie notti…sono densi di te…

…questo sentimento che cresce dentro di me, non trova più spazi per essere contenuto, vuole esplodere, mi ha obbligato a cercare un posto isolato nel quale urlare il tuo nome…chiunque tu sia, fai in modo che ti possa vedere, toccare…baciare…mi convinca che esisti veramente, le tue parole, la tua voce, non siano solo il miraggio del desiderio che ho di te….prima che io perda la ragione…o forse ho già perso…..

…vorrei… …che ti cadesse un oggetto dalle mani… …che dimenticassi qualcosa… …che notassero in te un po’ di distrazione.. …vorrei che tu pensassi a me…

…..basterebbe se facessi per te ciò che nessun uomo ha mai fatto per una donna?… …..basterebbe perché tu mi guardassi con occhi languidi trattenendo lacrime di commozione, con le labbra semiaperte, come unico uomo sulla terra…?… ….basterebbe per non perderti più? ….basterebbe..?…per te lo farei….!…

…non stupirti per quanto ti desidero…se anche ti mangiassi…non sarei mai sazio di te…

…per molto tempo ho camminato…non sapendo cosa cercavo…inseguendo una meta che non credevo esistere…arso di sete, finalmente posso bere…la mia fonte sei tu …

…dimmelo…che tutto questo lo vuoi anche tu…che pensi a noi…a me…voglio sentire il tuo calore…dimmi che sei mia…illudimi…ma dimmelo…

…questa è la donna che voglio…viva…passionale…coraggiosa…capace di dirmi…”ti adoro”…come hai già fatto…

…tutto è stato detto…tutto è stato scritto…non le più belle frasi d’amore…lo farò io…per te…

…risponderai da sola alle domande che ti fai: non hai mai ricevuto tutte queste attenzioni…?…credi che sia capitato a molte…..?…questo tuo privilegio, lo dovrai riconoscere…e accettare…….quando ti chiamerò, vorrò sentire solo felicità nella tua voce….

…non una migliore, ne una più bella, per me non lo sarebbero comunque….sei tu quella che voglio..

…credi che voglia sedurti…? Hai ragione….! ma non farò mai nulla che possa dispiacerti….o che tu non voglia….desidero….i tuoi baci

…per ogni ora che trascorre, riveli sempre più la donna che avevo intuito..sei capace di cose non comuni…leggere fra le righe…e cogliere le sfumature…

…tieni i piedi per terra, come farò io, ma non dimenticare di volare…..(la vita è densa di contraddizioni….)

…a te ho dato la mia parola…e non sono facile a farlo…quando accade la mantengo…non avrai motivo di pentirti di tutto questo, ne di quello che verrà…

…c’è una domanda precisa che vuoi farmi, alla quale risponderò con sincerità, come sempre…. trattienila ancora un po’…la mia risposta ti sorprenderà, e non sei ancora pronta…

Ieri ho visto un tramonto stupendo…l’ho solo visto…non ho potuto viverlo….non eri con me….

…amarti è un reato…?…Mi dichiaro colpevole….sii un giudice clemente…

….quando le parole hanno raggiunto il loro limite…non rimane che liberare nell’aria l’emozione…confidare che ti raggiunga…e ti tocchi….

giampiero

p.s. riletti a distanza dall’emozione del momento in cui li ho scritti, mi sembrano più adatti alla carta dei cioccolatini….

lo scrigno…

….all’esterno due diamanti incastonati nel suo coperchio, l’interno colmo di
gioielli e gemme preziose. Hai aperto questo piccolo forziere traboccante di ogni gioia e sei stata generosa com’è nel tuo carattere. Lo hai fatto con chi credevi lo meritasse ed ha avuto la fortuna di incontrarti….
Ma questo forziere ha un doppiofondo che nessuno sospetta possa esistere, è talmente nascosto da essere invisibile all’occhio umano. Solo tu ne conosci l’esistenza. Cosa contiene…….? Qualcosa che tu non hai mai concesso a nessuno, conservato gelosamente e se lo concederai sarà per un solo uomo, nessun altro e…. per tutta la vita…Molti vorrebbero essere così fortunati…ma potrai farne felice solo uno…
Quell’uomo….. vorrei essere io..
giampiero

donna…

Ti osservo dormire…un sonno profondo, rigenerante, quasi infantile… meritato…Non voglio disturbarti in alcun modo, i miei passi sono silenziosi…felpati. Non ho bisogno della luce per muovermi, è sufficiente il chiarore che filtra attraverso le tende…il silenzio è totale, la città…dorme…ho tutto il tempo per pensarti senza distrarmi…Mi piace guardarti nel tuo sonno, vegliare su di te, proteggerti a tua insaputa, immaginarmi cavaliere senza paura, forte e discreto…Il lenzuolo candido che ti ripara dall’umidità della notte non nasconde la tua femminilità…
Malgrado il tuo viso sia in ombra, le forme che si intuiscono non consentono dubbi sul tuo sesso…il braccio sinistro sotto il cuscino, il destro abbandonato sul letto accenna un dolce angolo…Penso al seno compresso dal pur lieve peso del tuo corpo…ingenuamente mi preoccupo, ho l’impressione che possa farti male, vorrei sollevarti leggermente per impedirlo…il tuo corpo sagoma il lenzuolo come una scultura, scende dolcemente sulla vita per poi gonfiarsi sui fianchi, segue fedelmente le tue forme come opera di un abile sarto…I miei occhi si abituano sempre più al buio, permettendomi di vedere il tuo viso, ha un’espressione serena, un accenno di sorriso, leggero, sincero, spontaneo come quello di una bambina…Stai sognando, ma nel tuo sogno ci sono anch’io…potrei svegliarti e prenderti, subito! Ne saresti felice…Ti volti lentamente nel sonno scoprendoti, e ogni volta mi sorprendo per quanto ti ami e ti desideri…
L’alba è vicina, l’attesa dolce…
Domani sarà… un’altra notte…

giampiero

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